L'Usb attacca: «Chiarimenti sul caso Ava»

La querelle in corso tra l'amministrazione della città laniera e la partecipata che si occupa del ciclo dei rifiuti preoccupa il sindacato il quale teme anche una privatizzazione strisciante della società oggi pubblica e si interroga sulle reali motivazioni della defenestrazione del presidente Lovato

una veduta della sede di Alto vicentino ambiente (foto Marco Milioni)

«La recente delibera del Comune di Schio in cui si dà incarico ad un consulente per valutare la possibilità di cedere a privati proprie quote e la possibilità di dare a privati la gestione Ava, nota come alto vicentino ambiente, rischia di essere un punto di non ritorno della guerra in corso tra Comune di Schio e non solo da una parte e cda e direzione Ava dall'altra». É questo l'incipit di una nota diramata ieri 5 agosto dal raggruppamento scledense del sindacato Usb che si dice preoccupato per il futuro della multiservizio dell'Alto vicentino che potrebbe finire nella sfera d'influenza di gruppi privati, il tutto, questa la denuncia del sindacato, a scapito della qualità del servizio il che per di più intaccherebbe la sostanza di un bene che deve rimanere comune.

«Noi non dubitiamo - si legge - della serietà degli argomenti e anzi diciamo che su bilanci, tariffe, gestione di una partecipata pubblica la chiarezza e la trasparenza sono un obbligo. Ava però non è una società privata». Poi un altro assunto: «Siamo di fronte ad un punto di non ritorno che avrà lacerazioni e conseguenze pesanti per i lavoratori di Ava in quanto potrebbero essere a rischio posti di lavoro e livelli salariali: e per i cittadini con un servizio che non risponderebbe più al criterio della gestione oculata del bene comune anche in relazione ad un controllo sulle tariffe che già adesso mostra alcuni punti non chiari. Se si darà corso ad una privatizzazione strisciante infatti, al primo posto nei pensieri di chi gestirà Ava ci sarà solo il profitto». Tanto che nero su bianco l'Usb non ha dubbi: «Urgono chiarimenti sul caso Ava-Comune di Schio».

Si tratta di parole molto preciso cui fa seguito invece un approfondimento sulla gestione della società di proprietà dei comuni del comprensorio: «Diciamo subito che come lavoratori siamo assolutamente contrari ad un ritorno in mani private del servizio rifiuti e siamo contrari alla privatizzazione del termovalorizzatore, come siamo contrari ad una gestione mista pubblico-privato. Ricordiamo che non sono passati molti anni rispetto a quando era stato completato un percorso inverso: ossia un percorso in cui la raccolta dei rifiuti un tempo in mano ad una società privata, la Cias, è stata internalizzata all'interno dell'Ava. Oggi per l'appunto tutto il settore raccolta e tutto il settore termovalorizzazione sono a totale gestione pubblica. Va detto - prosegue la nota - che la nostra opposizione alla privatizzazione non ci esime comunque dal segnalare alcune cose non vanno».

E in questo caso il cahier de deleance acquista ancora più peso: «Abbiamo l'impressione l'inasprimento di questa guerra intestina in seno ad Ava abbia molto a che fare con la natura stessa dello statuto della società. E riteniamo che all'oggi non si sia chiarito in maniera sufficiente come e perché il presidente Carlo Lovato sia de facto stato dimissionato senza che si sappia perché. Desta poi molta preoccupazione il fatto che tra comune di Schio ed Ava sia sia dato il via ad una guerra di carte bollate in relazione al fatto che Ava non avrebbe attinto ai fondi statali per la produzione energetica da fonti alternative, il cosiddetto fondo Cip6, cosa che indirettamente avrebbe danneggiato lo stesso Comune di Schio in qualità di socio. Di più, desta preoccupazione la diatriba in essere in materia di applicazione di alcuni regolamenti per la gestione dell'ambito territoriale in relazione alla raccolta dei rifiuti».

Poi la chiusa: «In questi anni i lavoratori di Ava hanno con scrupolo e diligenza hanno svolto la propria parte. Abbiamo affrontato il percorso di innovazione che l'azienda aveva intrapreso. Di pari passo però ci siamo impegnati affinché questa innovazione non rimanesse solo sulla carta lottando, per esempio, per il rinnovo del parco automezzi, per la messa in sicurezza degli impianti per la trasparenza amministrativa e per una politica di trasparenza in materia di compensi del top management, direttore generale compreso. Tale nostra condotta - si legge ancora nella nota - si è esplicitata anche in presenza di contratti aziendali non del tutto soddisfacenti, che vedono tutt'ora una disparità inaccettabile tra il settore raccolta, penalizzato, e il settore termovalorizzatore. Queste disparità dimostrano che la tanto agognata società unica non esiste del tutto e che da parte di chi governa Ava si privilegia il termovalorizzatore, mentre la raccolta dei rifiuti viene solo considerata una spesa quando invece è un servizio alla collettività».

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In ultimo, distillando una considerazione di ordine generale, il sindacato spiega quali rischi si celino dietro una gestione poco trasparente del settore rifiuti: «Siamo preoccupati e molto, perchè il settore dei rifiuti in mano a privati rischia di essere un affare per mafie e malavita. Non è una nostra opinione basta vedere gli arresti e i provvidenziali incendi, chiamiamoli così in giro per Nordest e per il nostro Paese. Chiediamo che Ava resti in mano pubblica e che i comuni soci di Ava chiariscano tutte le divergenze al loro interno per poi mandare un segnale chiaro ai lavoratori e ai cittadini. Diciamo chiaramente che è più che auspicabile che sia l'ambito pubblico pubblico a detenere il potere delle politiche ambientali del territorio laddove le società partecipate siano a loro volta il braccio operativo della collettività. Ciò che rifiutiamo è che una società pubblica o semi-pubblica, diventi il braccio operativo di interessi privati».

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