Economia

Università, la didattica online lascia in città un buco di più di 15 milioni di euro 

Il report della Fondazione Studi Universitari di Vicenza: i numeri dell’indotto generato, considerando che solo il 9% degli studenti iscritti è residente in Città, diventano quest’anno un’ulteriore voce nel “passivo” dovuto alla pandemia

A circa un mese dalla fine delle lezioni in anno accademico per forza di cose molto particolare, per gli studenti universitari e per la Fondazione Studi Universitari è tempo di bilanci, ma anche per la città di Vicenza: la didattica a distanza imposta quest’anno lascia infatti un vuoto economico destinato a pesare sulle casse di moltissime attività e famiglie. Complessivamente, la perdita stimata per la Città è di quasi 15,6 milioni di euro. Il dato emerge dalla valutazione sull’impatto economico della presenza universitaria in città, quale media di valori da studi svolti su città del nord Italia: considerando una spesa universitaria mensile pro capite per studente pari a 280 euro, a Vicenza la presenza del polo universitario - il cui numero di iscritti è pari a 4.641 studenti - porta in dote ogni mese quasi 1,3 milioni di euro di incassi. 

«In una città in cui la popolazione universitaria cresce lentamente ma costantemente, si tende a sotto stimare quali siano gli impatti nell’economia cittadina di 5.000 studenti - sottolinea il Presidente della Fondazione Studi Universitari di Vicenza Mario Roberto Carraro -. Dai trasporti ai consumi di cibo e bevande come al commercio di dettaglio: il flusso di studenti che attraversa la zona dalla stazione alla didattica di viale Margherita ha un rilevante impatto economico nella città. Purtroppo è stata proprio l’interruzione di questo flusso che ci ha reso evidente uno degli effetti collaterali delle lezioni a distanza: la ricaduta nel commercio. Crediamo comunque nel ritorno alla presenza fisica, dopo quasi un anno e mezzo di assenza. Gli strumenti della didattica a distanza rimarranno dopo questa pandemia, ma come servizi aggiuntivi agli studenti e non come fruizione diretta di apprendimento: di questo Vicenza deve tenerne conto, nella sua progettualità di transizione da polo a città universitaria». Gli iscritti residenti in città sono appena 399 (9%), pertanto il polo universitario porta nel capoluogo ben 4.242 studenti (91%). Di questi, 1.848 sono residenti negli altri Comuni vicentini, mentre la maggior parte - ben il 52% del totale degli iscritti - è proveniente da fuori provincia, con una stima di circa 600 fuorisede con un alloggio in affitto in città.

Alcuni esempi di incassi mancati

Secondo l'analisi della Fondazione Studi Universitari, anche considerando le singole voci di spesa, il vuoto lasciato quest’anno dall’assenza degli studenti appare significativo. "È il caso ad esempio del proverbiale binomio “caffè e brioche”: in media 2,4 euro che per 4.242 studenti non residenti in Città, per i soli 6 mesi di lezione significano una perdita di oltre 1,2 milioni di euro per gli esercizi cittadini. E si tratta di una stima per difetto, in quanto calcolata sui soli giorni di lezione per 6 mesi l’anno, senza dunque considerare anche i giorni di presenza degli studenti dovuti alle sessioni di esami e ad altre esigenze di studio", spiega la Fondazione di una nota, specificando che se si applica la stessa metrica prudenziale la perdita è invece di oltre 1,5 milioni di euro in mancati spritz o bibite, "senza dimenticare naturalmente le pause pranzo per circa 1.300-1.500 studenti al giorno: ipotizzando un importo di 8 euro su 5 giorni di frequenza per 6 mesi l’anno, si arriva ad una spesa generata di circa 2 milioni di euro".

Inoltre, aggiunge la Fondazione, "l’assenza quest’anno dei circa 600 studenti fuori sede, considerando una stima prudenziale di 300 euro per l’affitto di una stanza, per sei mesi, implica oltre 1 milione di euro di mancati introiti per molte famiglie che hanno scelto di mettere in affitto agli studenti un appartamento. Sempre considerando gli studenti fuori sede, considerando una spesa settimanale di circa 50 euro, la perdita è di oltre 700 mila euro per le rivendite di alimentari e altri beni di largo consumo. Naturalmente non vanno dimenticate anche le spese di altro genere, dai libri allo shopping, dagli altri acquisti occasionali fino agli abbonamenti ai mezzi pubblici: spese molto eterogenee e difficili da mappare, per le quali considerando una media di 100 euro al mese per studente non residente a Vicenza si ottiene una ricaduta sulla città di oltre 2,5 milioni di euro l’anno".

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