TAV: Fulmini sulla mozione favorevole e incertezze sul futuro

Il futuro dell'alta velocità nel Nord Est è ancora nebuloso: e c'è chi solleva anche i problemi derivanti dallo scavare in un territorio inquinato

Vasco Carradore (foto M.Milioni)

«Abbiamo condiviso la necessità di realizzare l’opera ferroviaria per gli indubbi benefici che porterà all’economia del nostro territorio e per non essere emarginati da un sistema che rappresenta il futuro del trasporto. Abbiamo quindi chiesto di riprendere i lavori con il tavolo tecnico e di aprirlo anche alle categorie economiche, visto l’interesse e l’impatto che avrà l’Alta Velocità sul tessuto produttivo. Naturalmente mantenendo un costante confronto con i cittadini».

È questo uno dei passaggi salienti di una nota diffusa giovedì 18 ottobre dal sindaco di Vicenza Francesco Rucco. Si tratta di poche righe che arrivano a qualche giorno dalla decisione del Consiglio regionale del Veneto, il quale ha licenziato una mozione che vede uniti Pd e Lega nel chiedere che la Tav lungo l’asse Brescia, Verona, Vicenza, Padova prosegua. Questa uscita bipartisan non è piaciuta al M5S che rispetto alla Tav-Tac si dice da sempre contrario anche se alcune testate, tra cui Il Fatto quotidiano, da tempo sostengono che ora che i Cinque stelle sono al governo, sulla opposizione alle grandi opere, saranno costretti in qualche modo a rimangiarsi la parola.

Tuttavia comune di Vicenza e Consiglio regionale veneto non sono le uniche sedi in cui si discute di alta velocità.

E gli Pfas?

Il giorno 11 ottobre a Lonigo è stato organizzato un incontro dal titolo abbastanza eloquente: «Quale futuro per il territorio tra Tav, Pfas e Grandi Opere inutili». Un incontro in cui alcune questioni ambientali e infrastrutturali che toccano il Veneto centrale sono state messe insieme. In quella circostanza Antonella Zarantonello di Lonigo, uno dei volti più noti dell’ambientalismo del Basso vicentino, aveva relazionato sul lavoro condotto dal gruppo «Acqua libera dai Pfas», ponendo l’accento sui problemi che l’alta velocità potrebbe generare attraversando un territorio inquinato anche dalle sostanze perfluroalchiliche, i ben noti Pfas. Problema che è stato sollevato da un altro dei presenti alla serata di Lonigo. Si tratta di Vasco Carradore, di San Bonifacio, già presidente della commissione territorio dello stesso comune.

La relazione

Proprio a Lonigo Carradore si era soffermato su un tema preciso. E aveva spiegato la natura di un rischio preciso: quello per cui i lavori della Tav-Tac interferiscano in qualche modo, aggravandola, con la contaminazione da Pfas. Tale rischio per di più è stato segnalato giustappunto da Carradore al ministro dell’ambiente Sergio Costa durante un incontro avvenuto a Roma il giorno 11 settembre. L’ex presidente, spiegando che quelle preoccupazioni sono state anche messe nero su bianco in una missiva «consegnata nelle mani del ministro», fa altresì presente che «la linea ferroviaria Tav- Tac... attraverserà le zone rossa ed arancione interessate dall’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, meglio note come Pfas».

In merito ai seri problemi che da questa circostanza potrebbero scaturire, sempre Carradore, ammonisce che «basta solo ricordare che verranno piantati nel terreno pali di fondazione di lunghezza pari a 48-50 metri i quali metteranno in comunicazione tutte le falde fino a quella profondità» e che questo interscambio potrebbe interessare porzioni del sottosuolo già inquinate. Inoltre, si legge sempre nella missiva consegnata al ministro «queste perforazioni potrebbero incrociare anche falde ad oggi non ancora compromesse ed inquinarle». L’ex consigliere comunale di San Bonifacio però se la prende anche con la mozione pro Tav votata in modo trasversale in Consiglio regionale del Veneto dalla maggioranza di centrodestra e dalla opposizione del Pd.

«In quella mozione - tuona Carradore - si sostiene che i ritardi nella realizzazione della linea Tav Torino- Lione stiano mettendo a rischio anche i contributi dell’Unione Europea». Si tratta di «fake news» attacca ancora Carradore (in foto) il quale dipinge come destituite di ogni fondamento le pretese dei sostenitori della Tav. Pretese secondo le quali sulle linee, una volta completate, passeranno numerosissimi i treni merci».

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E ancora: «Occorre precisare anche che i lavori in corso, in questo momento, riguardano solo il tunnel geognostico» ovvero il tunnel di assaggio. Se ne ricava quindi, sottolinea l’ex consigliere comunale, che i ritardi derivino piuttosto «dal mancato finanziamento del progetto da parte dei governi e non certo da chi si oppone all’opera la quale, vale la pena ricordare, è almeno ad oggi riferibile al solo tunnel del Moncenisio. Mentre per le due linee immissione sul nuovo percorso della Tav, la linea francese e quella italiana, ovvero circa 170 kilometri complessivi, se ne parlerà dopo il 2030 per l’Italia e dopo il 2038 per la Francia». Il tutto mentre ad oggi «i singoli stati - rimarca Carradore – sono tenuti ad anticipare quanto di loro spettanza: 9,6 miliardi di euro per la tratta internazionale e oltre 26 miliardi di euro per l’intera tratta Torino-Lione».

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