Stop asporto e take away, Confartigianato: "Scelta iniqua e ingiustificata"

Olivieri e Malinverni: “Scelta iniqua, ingiustificata e drammatica per le sue conseguenze"

“Sarebbe l’ennesima mazzata, per un settore che, da marzo, sta pagando tra i più alti prezzi le scelte del Governo legate alla pandemia. In questi mesi abbiamo dimostrato di comprendere, di non mollare, di adeguarci, con un senso di responsabilità che ora chiediamo anche ai nostri legislatori”. È quello l’appello dei presidenti Oliviero Olivieri e Christian Malinverni, dirigenti del Sistema limentazione di Confartigianato Imprese Vicenza affinché il nuovo Dpcm in arrivo, e che entrerà in vigore il 16 gennaio, non contenga ulteriori limitazioni all’attività di bar, ristoranti, pizze al taglio, gastronomie, pasticcerie, cioccolaterie etc, nella somministrazione da asporto, uniche colpevoli, per il Governo, nel generare assembramenti e diffondere il contagio. Quindi, secondo le anticipazioni, dal 16 gennaio, a bar, ristoranti, pizzerie, gastronomie, pasticcerie, rosticcerie, sarebbe vietato vendere cibi e bevande da asporto dopo le 18.

“Pubblici esercizi chiusi, gastronomie dei supermercati aperti al pubblico. Ci sfugge il senso, una discriminazione che non comprendiamo – prosegue Christian Malinverni, presidente della categoria Ristoranti e bar -. Gli imprenditori del settore hanno già un’attività ridotta al lumicino. Ora, impedire come sarebbe ipotizzato per il prossimo Dpcm anche l’asporto dopo le 18 sarebbe vorrebbe dire dare il colpo di grazia, anche psicologico, alle migliaia di piccoli imprenditori che non avrebbero più in alcun modo la possibilità di mantenere il contatto con la clientela, indispensabile per avere una speranza di futuro per la propria attività già fortemente penalizzata dall’obbligo di chiusura al pubblico che permane da prima di Natale”.

“Il divieto dell’asporto dopo le 18 sarebbe una scelta a dir poco iniqua, ingiustificata e drammatica per le sue conseguenze -spiega inoltre Oliviero Olivieri, presidente della categoria Pasticceri e gelatieri -  e che andrebbe a colpire le tante imprese artigiane del settore che operano nel vicentino, e che in questo modo al danno della chiusura subirebbero la beffa di una disparità di trattamento rispetto alle attività commerciali, in particolare con le medie e grandi strutture di vendita del settore alimentare, dove spesso è presente anche il reparto di cibi pronti al consumo”.

Nel vicentino, infatti, operano 430 attività nel settore ristorazione e cibi da asporto e 235 tra pasticcerie e gelaterie.
“Per questi motivi non capiamo il senso di alcuni provvedimenti – concludono i Presidenti-. Bisogna intervenire là dove ci sono gli assembramenti con controlli e sanzioni ai comportamenti scorretti. Gli assembramenti, quando ci sono, sono infatti più legati a particolari luoghi, non dove si consuma il cibo. Quindi, il grande tema è quello del rispetto delle regole, che i nostri imprenditori hanno sempre osservato, e dei controlli che andrebbero intensificati per disincentivare comportamenti scorretti”.
 

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