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Economia Schio

La Cisl e la Fas sulla graticola dell'Usb

Il sindacato di base punta l'indice contro il confederale e contro la ditta presieduta da Matteo Marzotto: avrebbero ordito una macchinazione contro un dipendente scomodo, poi licenziato, accusato «senza motivo» di avere goduto di un permesso non regolare

Un funzionario della Triplice che accusa un suo collega di essersi appropriato indebitamente della sua firma per godere di un permesso sindacale. La segnalazione alla ditta scledense poco appresso licenzia il lavoratore segnalato che per di più è un delegato aziendale, ossia una Rsu. Il lavoratore accusato che respinge gli addebiti al mittente e che si fa difendere da un sindacato di base che parlando di addebiti fasulli contrattacca e organizza un presidio sotto la sede della sigla confederale. E così a finire nella bufera è la Fim, ossia la sigla che in seno alla Cisl tutela i metalmeccanici. A puntare l'indice contro quest'ultima è il sindacato indipendente Usb che ieri 29 marzo proprio sotto la sede della Cisl scledense ha scatenato fuoco e fiamme parlando di «macchinazione ordita solo per silenziare un sindacalista scomodo alla società che ha licenziato il lavoratore», ossia la Fas, una spa che realizza distributori automatici «presieduta da Mattero Marzotto», uno dei manager più noti del Paese. 

L'ANTEFATTO
Un paio di settimane fa Franco Cerisara, classe 1961, un dipendente della scledense Fas e delegato Rsu per la Fim-Cisl viene avvisato dal vertice aziendale di una procedura disciplinare a suo carico, poi tramutatasi in licenziamento. L'accusa è quella di avere falsificato una firma (o comunque di avere inopinatamente attinto alla stessa) per poter chiedere un permesso sindacale goduto lo scorso anno. A informare l'azienda di questa sua presunta condotta da cartellino rosso è il responsabile di zona della stessa Fim-Cisl ossia il funzionario Riccardo Andretta. Il quale nella segnalazione alla ditta specifica di avere dato contezza  della condotta del Cerisara pure all'autorità giudiziaria ravvedendo in quella che sarebbe stata presa come una falsificazione un possibile profilo penale.

IL CONTRATTACCO
Questa è almeno la ricostruzione dei fatti fornita dal sindacato Usb al quale Cerisara si è affidato per la sua difesa. E così ieri l'Usb sostenendo invece la bontà dell'operato del suo patrocinato ha manifestato a Schio in via Santissima trinità accusando la Fim-Cisl di collateralismo col datore di lavoro. «Il sindacato confederale - tuona Massimo D'Angelo volto di spicco della Usb berica che ieri era tra gli organizzatori del picchetto - ha cercato di silenziare un sindacalista tutto d'un pezzo come Cerisara che da sempre nei confronti della ditta non mostra paura e non ha mai avuto timore di dire la sua sulla gestione aziendale: un uomo che ha sempre difeso le ragioni dei lavoratori».

LE BORDATE
D'Angelo poi entra nel merito degli addebiti formali e aggiunge: «Qui non c'è alcun illecito disciplinare né alcun reato. Cerisara infatti è stato accusato senza motivo di essersi appropriato della firma di Andretta: ma non è vero». D'Angelo, in questo frangente è spalleggiato peraltro da Claudio Germanio Raniero, pure presente alla manifestazione, che è poi il segretario veneto di Usb. I due, che hanno ribadito il proprio punto di vista anche ai microfoni di Vicenzatoday.it (...), spiegano che Cerisara ha solo usato un modulo già preparato e che quindi «non c'è stata alcuna falsificazione men che meno truffa all'azienda», ma hanno aggiunto dell'altro. Fanno presente come il licenziamento «sia stato impugnato a spron battuto». L'Usb «per di più ha già dato mandato ai suoi legali» di passare ai raggi X tutte le carte e di preparare una denuncia-querela nella quale potrebbe essere ipotizzato non solo il reato diffamazione ma pure quello di calunnia, che non è un illecito contro l'onorabilità della persona bensì uno, ben più grave, contro l'amministrazione della giustizia. Il codice penale infatti sanziona duramente chi accusa qualcuno di un reato sapendo che l'addebito non è sostanziato.

L'INVITO AL TOP MANAGER
Ma ieri durante il presidio cui hanno partecipato una ventina di sostenitori della Usb sorvegliati discretamente da Digos, Carabinieri e polizia locale, oltre alle staffilate nei confronti del sindacato pure la ditta, di proprietà della famiglia Adriani, è stata messa sulla graticola. L'Usb parla di comportamento «vergognoso e inaccettabile, di mentalità padronale da anni '50 e invita «espressamente» il presidente della spa, «il dottor Marzotto», esponente di spicco di una delle casate industriali più note in Italia, di farsi carico della vicenda al fine di riprendere in esame la pratica per riassumere Cerisara, «che è stato ingiustamente licenziato». Ma come la pensa la Fim-Cisl, come la pensa Andretta e come la pensano i vertici aziendali? Chi scrive ha contattato i diretti interessati per conoscere il punto di vista di questi ultimi: però, almeno per il momento, non è giunto alcun commento.

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A D'ANGELO E RANIERO

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