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la sede del Ministero dell'economia a Roma (repertorio Today.it)

la sede del Ministero dell'economia a Roma (repertorio Today.it)

Tasse e carburanti, solo «una rivendita su cinque» è in regola

Dopo le denunce di un imprenditore del Bassanese è un sottufficiale della guardia di finanza a lanciare l'allarme: «siamo a un passo da un nuovo scandalo petroli» e in terra berica «pesa la lobby della logistica»

«L'evasione dell'Iva e di altri tributi sui carburanti è un problema colossale che si fatica ad affrontare nel modo corretto. Anche se in realtà gli strumenti già oggi ci sono. Di questa rogna tra l'altro sui media non si parla abbastanza perché in gioco ci sono interessi da paura». Dopo il caso sollevato dalla denuncia dell'imprenditore di Colceresa-Mason Antonio Perin a parlare in questi termini è un sottufficiale della guardia di finanza veneta che ha indagato a fondo la materia e che per motivi «di opportunità» chiede l'anonimato.

Perché lei parla di problema colossale?
«Anzitutto sono i numeri a dirlo perché oltre agli otto miliardi di iva evasa tra accise e una serie di altri mancati introiti che indirettamente vanno a pesare sull'Erario siamo a quota 12-15 miliardi annui».

Ma è vero che il fenomeno è estesissimo come denuncia Assopetroli?
«È vero sì. Le dò un dato su tutti. Ormai gli operatori che acquistano carburante da fornitori che operano sempre correttamente e che non fanno supersconti dovuti ai magheggi col fisco, sono sempre meno».

In che proprorzione?
«Un quinto: cioè fatto cento il numero degli esercenti le pompe di benzina o più in generale fatto cento il numero degli operatori del ramo rifornimenti, quelli che acquistano da fornitori davvero puliti sono il 20%: ossia uno su cinque. Questo dato lo conoscono in tanti, compresa Assopetroli, la quale giustamente lancia un allarme che mi pare inascoltato però».

Ma questo vale per tutte le transazioni?
«No, come sostiene Assopetroli se c'è un benzinaio che acquista da un fornitore borderline non è detto che lo stesso benzinaio o lo stesso operatore si affidi sempre a lui».

Come mai?
«Alle volte ci sono problemi di approvvigionamento. Alle volte lo si fa per non dare nell'occhio. Ci sono tanti motivi».

Ma questo approccio mimetico riesce?
«Da un punto di vista astratto no. Basti pensare che chi vende carburante deve informare costantemente le autorità dei prezzi praticati proprio alla vendita. Per cui daii terminali delle amministrazioni dello Stato, se lo si vuole, si possono vedere in qualsiasi momento chi non comunica i prezzi».

Fermo restando che non dare la comunicazione dei prezzi praticati può essere un illecito. Tuttavia questa mancata comunicazione non potrebbe essere la spia di un approvvigionamento avvenuto presso un intermediario che non solo evade il fisco ma che è in odore di mafia?
«Decisamente sì. Infatti nel ramo delle forniture dei carburanti, dove tutto è informatizzato, non è così difficile risalire lungo la filiera. Diciamo che a quel punto spesso entrano in gioco altri fattori».

Di che tipo?
«Diciamo che più si sale di livello più le indagini si complicano».

Sta dicendo che si palesano scogli di tipo politico?
«Non solo politico, anche lobbistico. Diciamo che da molti settori delle istituzioni, delle categorie, persino del sindacato, ma pure da settori della magistratura, arrivano bisbigli, avvisaglie, consigli, segnali, inviti ad approfondire spunti di indagine magari un po' laterali: e così la macchina degli accertamenti perde velocità».

Può fare un esempio?
Provi a pensare a chi rappresenta più o meno sotto il pelo dell'acqua, l'autotrasporto, il mondo dei padroncini, i tassisti, i natanti della laguna. Si tratta di corpi intermendi che spostano voti, che hanno un peso notevole. Anche pezzi del mondo bancario fanno pressione perché in tempi di crisi un po' di liquidità fresca non guasta».

Anche se il tutto è ai danni dell'Erario?
«Ovviamente c'è chi è diversamente onesto». 

Ma questa azione di lobbying più o meno borderline dove si manifesta?
«Un po' in tutta Italia. Nel Veneto e nel Vicentino per esempio la logistica ha tanti santi in paradiso: anche perché molte imprese hanno il magazzino de facto disassemblato su gomma. E guardi che di questo problema i vertici delle istituzioni sono informatissimi. Ci sono personaggi politici di questa regione che servono o hanno servito per l'esecutivo che sono stati messi perfettamente al corrente di quanto accade. Tra i ministeri quello dell'Economia è forse il più informato. Ma la situazione non è poi molto cambiata».

Perché?
«Perché con gli strumenti che abbiamo potremmo prendere questi signori, almeno i pesci più grossi, come tonni in una tonnara. E invece la mattanza non arriva mai».

Scusi però lei sta dicendo che ci sono le avvisaglie di un caso simile al secondo scandalo petroli che squassò l'Italia del Nord alla fine degli anni Settanata. O no?
«Direi di sì. Direi che siamo a un passo da un nuovo scandalo petroli. Anzi, fatte le debite proporzioni ho l'impressione che il fenomeno sia più esteso e ancor più capillarizzato».

Senta se però le cose stanno così va anche detto che in quella occasione, si parlò non solo di corruzione ai piani più alti delle istituzioni e di crimine organizzato, ma si parlò anche di poteri occulti, di logge deviate, di uomini infedeli dei servizi segreti. Si parlò di pressioni indicibili e di tentativi di depistaggio operati in seno alla Gdf e in seno alla magistratura a danno delle procure di Treviso e di Torino che indagavano su un affaire di proporzioni ciclopiche che anticipò Tangentopoli. E quindi?
«Tragga lei le conclusioni. È chiaro che fino ad oggi qualche cosa si è messo di traverso rispetto ad un accertamento delle responsabilità su vasta scala».

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