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Martedì, 30 Novembre 2021
Economia

Fir, in vista «altri indennizzi» per i risparmiatori

È questo lo «spiraglio» di cui si discuterà, tra le altre, il 26 giugno allo stadio di Dueville durante il primo forum dopo il lockdown della associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto Banca». Ugone: «Ora certi politici smettano di chiamarci speculatori. Siamo risparmiatori, siamo vittime»

«Bisogna rimanere con le antenne ben dritte. È possibile che i risparmiatori colpiti dal collasso delle ex popolari venete possano strappare, altri indennizzi, ossia qualcosa di più sostanzioso rispetto ai ristori già previsti dalla legge. È uno spiraglio che non ci deve cogliere impreparati». Ad esprimersi in questo modo è Luigi Ugone, presidente dell'associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto Banca». Ieri 16 giugno Ugone nel quartier generale della associazione a Vicenza est ha incontrato i suoi collaboratori anzitutto per preparare gli ultimi dettagli per l'evento del 26 giugno. In quella data infatti alle 8,30 del mattino presso lo stadio Cogo di via dello Sport 24 a Dueville «si terrà la prima grande assemblea dei soci» dopo le chiusure imposte dal lockdown legato alla emergenza coronavirus.

Ma quali novità ci sono all'orizzonte per i cosiddetti risparmiatori azzerati dell'istituto di Montebelluna e di quello della città palladiana? Ai microfoni di Vicenzatoday.it Ugone, detto alla grossa, spiega che mentre le pratiche degli stabiliti dalla legge (gergalmente noti come Fir) vanno avanti, non è da escludersi che terminato il primo round dei riparti previsti dal fondo indennizzi si possa passare ad una seconda tornata. «Si tratta di un passaggio pure ricompreso nella norma ma molto dipende da quello che succede a Roma» rimarca Ugone nelle more delle decisioni che vengono prese dalla commissione speciale che su incarico della società statale Consap e su input della legge si occupa materialmente di vagliare le pratiche. Ma non è finita.

Ugone aggiunge che nelle settimane a venire «bisognerà essere estremamente vigili» anche per quanto riguarda i procedimenti civili in corso relativi alle cosiddette bad company scorporate al momento del fallimento dei due istituti la cui parte buona per legge fu assegnata a Banca Intesa la quale si accollò in cambio il personale rimanente dopo una scrematura attuata con uno scivolo pensionistico.

Più nel dettaglio Ugone rimarca che nelle rispettive procedure di insinuazione al passivo (in gergo Lca per BpVi e Lca per VeBa, ossia le procedura con cui chi ritiene di avere patito un danno prova a farselo indennizzare aggredendo ciò che è rimasto nel capitale liquidato) le richieste riferibili a Veneto Banca sono ben 13mila, mentre quelle riferibili a BpVi sono addirittura 18.500 (l'argomento era stato illustrato anche con un breve video pubblicato sul canale YouTube dell'associazione). Secondo Ugone peraltro, che però è in buona compagnia al riguardo, si tratta di un indizio il quale  induce a pensare che «nella debacle dei due istituti lo stato di salute di Veneto Banca» fosse comunque decisamente migliore di quello di una «disastrata» Banca popolare di Vicenza. In ultimo Ugone poi ha ribadito un mantra: «Ora certi politici smettano di chiamarci speculatori, siamo risparmiatori, siamo vittime».

ASCOLTA L'AUDIO-INTERVISTA A LUIGI UGONE

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