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Piede “a papera” nei bambini: cos'è e come curarlo

Il cosiddetto piede "a papera" nei bambini è un problema molto comune. Diagnosticarlo e intervenire in tempo per evitare dolore e complicazioni da grandi è possibile. Ecco come fare

Quando i bambini iniziano a camminare, insieme ai loro primi passi verso l'autonomia potrebbe insorgere il cosiddetto problema del piede “a papera”, una condizione che consiste in un difetto genetico per cui il tallone cresce troppo inclinato in dentro, cioè valgo, e l’arco plantare cede appianandosi. A seconda dell'entità ne conseguono tipi diversi: la forma più nota ed evidente, quella appunto "a papera", si definisce tecnicamente piede piatto-valgo.

Dati e possibili rischi per la salute

Un problema che «È piuttosto frequente - spiega il Dr. Enrico Castaman, specialista in Ortopedia-Traumatologia -. Colpisce dal 10% al 18% degli adolescenti e giovani adulti; risulta per lo più familiare, bilaterale e simmetrico; oltre la metà dei casi adulti e senili avverte dolore. In quanto deformità genetica può accompagnarsi ad altre anomalie connatali: alluci valghi infantili, mal allineamenti rotulei, ginocchia vare o valghe, incompleto sviluppo delle anche, scoliosi, dorso curvo, iperlordosi lombari e cervicali, malocclusioni dentarie, problemi oculari; diventa quindi un all'allerta su possibili difetti associati ed impone una valutazione clinica completa».

In quanto sovvertimento strutturale in appianamento, il piede con calcagno valgo ha scarsa propulsione: schiaffeggia ma non spinge; nel contatto con il suolo la sua malformazione e la scarsa energia inducono importati squilibri fisici e posturali ad ogni livello dell'apparato locomotore, responsabili nel tempo di eventi infiammatori e degenerativi: alluci vaghi della maturità, metatarsalgie, dita a martello, fasciti plantari e tendiniti achillee, perdite d'asse alle ginocchia, sbilanciamenti vertebrali, incongruenza masticatoria. «L'elenco degli effetti secondari è vasto ed impegnativo - prosegue il Dr. Castaman - emblematica proprio al piede la patologia forse più conosciuta: l'alluce valgo; presente nel 35% di adulti oltre i 65 anni, nell'80% di essi compare all’interno di piedi affetti da appianamento plantare».

Dalla diagnosi alla prevenzione

Se è chiara la causalità di questi fenomeni, è altrettanto chiaro come la loro prevenzione derivi dal risolvere il vizio di fondo: l'inclinazione in valgo del tallone. La correzione può avvenire soltanto nell'età dello sviluppo quando l'organismo ha grandi capacità di risposta a stimoli benefici; più tardi i processi formativi si stabilizzano e sono refrattari a riadattamenti.

La diagnosi precoce nell'infanzia e il monitoraggio fino all'adolescenza sono pertanto d'obbligo. Qualche segno del piattismo si può raccogliere già in famiglia, guardando le impronte bagnate o sulla sabbia: normalmente sono a clessidra, nel piattismo si profilano ad ovale lungo; anche lo sfiancamento delle scarpe è significativo; ricorrente la stancabilità "extra ordinaria" dei piedi durante escursioni o passeggiate.

Il mio bambino ha il piede "a papera", ma non ha dolore: va trattato?

In bambini ed adolescenti il piattismo è raramente sintomatico; peggiora però gradualmente, affermandosi negli anni come causa prima di successivi inconvenienti severi: identificarlo presto e correggerlo per tempo è l'unica possibilità di evitarli.

«Il trattamento - sottolinea il Dr. Castaman - ha quindi valore preventivo e si fonda su criteri oggettivi piuttosto che su disturbi "sentiti": è un'opportunità da cogliere ma, come un treno che passi, va colto necessariamente nella seconda infanzia. Ginnastiche mirate, plantari, scarpe apposite mostrano chiari limiti di efficacia per insufficienza meccanica ed irrisorie tempistiche d'utilizzo. Il piede cresce "sempre", 24 ore su 24, e, se anomalo, vuole crescere piatto: la correzione pretende mezzi rigorosi e permanenti. La procedura è chirurgica ed equivale nel principio a quella su qui si basano gli apparecchi ortodontici: prevede l'inserimento di "un cricco" fra astragalo e calcagno onde verticalizzare da subito il tallone e mantenerlo in buon asse fino al rimodellamento. La tecnica si chiama "calcaneo stop" perché "stoppa" il calcagno nella posizione voluta».

La tecnica "calcaneo stop"

L'età ideale a cui sottoporsi a questa procedura è attorno ai 10-12 anni, quando i piedi hanno già una certa maturità, ma sono ancora plasmabili: in alcuni casi si può operare anche più tardi, fino ai 20-25 anni, con l'inconveniente di una convalescenza più lunga. L'intervento è mini-invasivo: fattibile in Day Hospital con anestesia locale e blanda sedazione, dura pochi minuti, e al bisogno può essere contemporaneo ai due lati. Si può camminare già il giorno dopo su sandali o ciabattine, senza bisogno di stampelle, apparecchi gessati o tutori. «In genere, eseguito l’intervento in modo appropriato e al momento giusto - assicura il Dr. Castaman - è possibile riprendere attività fisiche quali passeggiate, nuoto, biciclette già dopo poche settimane e quelle più impegnative di salto o corsa a 4-6 mesi; in genere dopo un anno si può tornare a qualsiasi sport. A distanza di circa due anni si rimuove l'impianto correttivo».

Cerba HealthCare: una gamma completa di visite specialistiche ed esami di laboratorio

Il Dr. Enrico Castaman, specialista in Ortopedia-Traumatologia, svolge la sua attività anche presso Cerba HealthCare, il più grande gruppo italiano delle analisi di laboratorio e della diagnostica ambulatoriale, presente nel territorio di Vicenza con numerosi centri e, in particolare, a Montecchio Maggiore, via Leonardo Da Vinci 41 (aperto da lunedì a venerdì dalle 8.00 alle 19.30 e il sabato dalle 8.30 alle 13.00) con un reparto di Ortopedia in grado di diagnosticare le patologie del piede e indirizzare i pazienti ai più opportuni percorsi di cura.

Far progredire la diagnosi per far progredire la salute è la filosofia su cui si fonda Cerba HealthCare Italia: competenze specialistiche e tecnologie all’avanguardia a disposizione dei pazienti, con un’attenzione speciale anche al comfort, all’accessibilità e alla rapidità nelle risposte. Questo vuol dire per Cerba HealthCare realizzare una medicina territoriale, di prossimità, in grado di rispondere a tutte le necessità delle persone e a seguirle nel loro percorso di salute.

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