Economia

Etra, al via i giochi per il cambio al vertice

Tra poche ore i soci della multiservizio sono chiamati a rinnovare gli organismi apicali dopo la burrasca dei giorni passati: frattanto il presidente Levorato parla di una azienda solida e «ben radicata sul territorio»

Il quartier generale di Etra a Cittadella (foto Marco Milioni)

Tra poche ore i soci di Etra ossia i sindaci dei comuni dell'Est vicentino e dell'Ovest padovano saranno chiamati a eleggere la nuova governance della multiservizio del comprensorio del Brenta. La spa con sede legale a Bassano e sede amministrativa a Cittadella durante le scorse settimane era stata attraversata da forti tensioni interne. Ora indipendentemente da quello che è il toto-nomine rispetto al quale poco o nulla filtra le querelle dei giorni passati avevano spinto i sindacati patavini (Cgil-Fp, Cisl-Fit e Uil-Trasporti) a prendere posizione proprio in relazione alla diatriba interna in corso da giorni.

Il 23 giugno poi, in merito alla ventilata ipotesi di una privatizzazione strisciante proprio della multi-utility del Brenta avevano detto la loro pure due esponenti di spicco de Il Veneto che vogliamo, ossia il portavoce regionale Carlo Cunegato nonché la consigliera regionale dello stesso raggruppamento ossia Elena Ostanel. I due in una nota diramata giustappunto il 22 giugno avevano messo le mani avanti: «Giù le mani da Etra che è e deve rimanere un bene pubblico a servizio dei comuni e dei cittadini». E sullo stesso solco ieri si è mosso il coordinamento bassanese Acqua Brenta che in un lungo dispaccio firmato dal presidente Valter Lovato ha puntualizzato alcuni aspetti relativi alla partita economica in corso in casa Etra. «Mettiamo nero su bianco qualche breve annotazione solo per chiarire: gli 88 milioni di investimenti nel ramo idrico» di cui si è letto sui media regionali «includono l'acquisto da Veneto acque di impianti realizzati e messi in opera appunto da Veneto acque per 54 milioni di importo: ventidue a carico della tariffa, gli altri a fondo perduto. Quindi gli investimenti veri e propri realizzati dalla Società nel 2020 sono per i rimanenti 34 milioni, quelli che prevedeva il piano d'ambito. Quanto al confronto con il 2019 - si legge ancora - meglio soprassedere: nel 2019, anno nero, Etra, priva  per tutto l'anno di un direttore generale, ha realizzato solo il 58% di quanto programmato  ed ha  subito di conseguenza una penalità da Arera, l'Agenzia nazionale di controllo e regolazione alle cui direttive  tutte le società devono uniformarsi. Quindi, diciamo con soddisfazione, siamo tornati nel 2020 alla normalità, nessun  clamoroso balzo in avanti». Ma come la pensa al riguardo il presidente di Etra ossia l'avvocato Andrea Levorato? A giudizio di quest'ultimo l'azienda da tempo sta seguendo un percorso fatto «di rafforzamento sul territorio» e di miglioramento dei servizi offerti «nonostante le difficoltà del momento e nonostante le difficoltà» che tutto il Paese sta attraversando a causa della emergenza coronavirus.

Dunque Levorato in che stato si trova Etra alla vigilia del rinnovo degli organismi di governance?
«L'azienda grazie al lavoro corale svolto è sana. Per di più grazie al consolidamento patrimoniale da me fortemente voluto nel passato la società adesso si è rafforzata e si presenta come una realtà ben introdotta nel territorio. Una realtà ben apprezzata dagli utenti, che fornisce servizi di qualità».

Eppure i sindacati però temono che le diatribe interne possano essere il viatico per una sorta di indebolimento. Una sorta di condizione di passaggio dopo la quale la società potrebbe finire in pancia a qualche big player del settore come A2A, Hera o Iren. Lei che dice?
«Ma guardi Etra è una realtà solida, con una sua forte specificità e con un legame storico con il territorio. Il lavoro intrapreso in questi anni, anche dal sottoscritto, va proprio nella direzione opposta, ossia quella di far rimanere la società ancorata ai comuni»

Levorato però nel Paese non mancano coloro i quali sostengono che le multi-utility andrebbero privatizzate, i servizi messi quanto meno a gara. Lei di questo dualismo tra alfieri del mercato e società pubbliche in house le quali vanno de facto considerate come soggetti di diretta emanazione di un ente pubblico che cosa pensa?
«Veda i sostenitori del mercato o delle grandi aggregazioni come quelle da lei citate sono molti. Però non possiamo disconoscere la realtà di cui Etra fa parte. Una realtà in cui l'azienda eroga servizi di qualità a prezzi ragionevoli: che è poi ciò che i cittadini ci chiedono».

Sì, tuttavia anche Etra ha valutato alcune aggregazioni. Basti pensare alla più volte preconizzata fusione con Ava, la multiservizio pubblica dell'Alto vicentino. Della cosa poi non si è più sentito parlare. Come mai?   
«Sa, è normale che in contesti in qualche modo simili si valuti la possibilità di aggregazioni. Queste però vanno a buon fine solo se i soci sono d'accordo. In questo caso la quadra non è stata trovata: tutto qui».

Presidente di recente sui media è deflagrata la querelle relativa ad un provvedimento disciplinare che sarebbe in capo al direttore generale Andrea Bossola. Lei come commenta l'accaduto?
«I procedimenti disciplinari sono materia delicata. È vero, sono uscite delle indiscrezioni sui quotidiani, ma vista la delicatezza della materia non posso esprimere commenti al riguardo».

Sempre di recente ha fatto nuovamente capolino sui media la vicenda di un membro del consiglio di gestione, ossia Paola Mietto, finita a giudizio per un episodio di presunta mala gestio in seno ad Etra. Di questa vicenda si è fatto una idea?
«Anche in questo caso, vista la delicatezza del tema e poiché c'è un procedimento penale in corso, preferisco non commentare».

Levorato la sua storia politica è legata ai passi da lei mossi nel Pd. Non mancano però i curiosi del sottobosco politico che la vedono in avvicinamento al Fdi. È vero?».
«No, sul piano della mia cultura politica questa rimane nell'alveo del centrosinistra. Ma i piani vanno distinti».

Ossia?
«Un conto è la mia cultura politica, un conto è la condotta che io seguo da manager pubblico. In questo caso l'ambito partitico rimane fuori dalla porta. L'azienda va gestita con rigore ed efficienza perché è un patrimonio di tutti i cittadini».

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