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Mercoledì, 1 Febbraio 2023
Economia

Caso Fir? Dal centrodestra un «tradimento» verso i risparmiatori

Le rassicurazioni fornite dal sottosegretario Bitonci sul destino di mezzo miliardo destinato agli azionisti colpiti dal collasso delle ex popolari, venete in primis, non convincono il M5S che si scatena contro la maggioranza

Si arroventa la querelle attorno agli indennizzi a beneficio dei risparmiatori colpiti dal collasso delle ex popolari, Veneto banca e Banca popolare di Vicenza in primis. Mentre il Carroccio ieri 29 dicembre col sottosegretario alla Imprenditoria nazionale Massimo Bitonci si è detto fiducioso perché l'ultima tranche da mezzo miliardo possa finire una volta per tutte agli aventi diritto, il M5S, che in parlamento siede all'opposizione, bolla come un vero e proprio tradimento la scelta della maggioranza di governo composta da Fdi, Lega e Fi, di stralciare dalla finanziaria i cinquecento milioni già previsti dalla legge del 2019. Cinquecento milioni che usciti dalla porta dovrebbero adesso rientrare dalla finestra attraverso un decreto legge noto come milleproroghe. Si tratta però di una prospettiva che non convince affatto l'opposizione.

INIEZIONE DI OTTIMISMO
Ad ogni modo, nonostante l'aria non fosse delle migliori, ieri 29 dicembre giustappunto Bitonci aveva provato a iniettare un po' di ottimismo nei confronti di quelle 140mila persone che dopo aver ricevuto la prima tranche degli indennizzi pari a un miliardo ora attendono l'ultima che ammonta appunto a cinquecento milioni di euro. Bitonci all'agenzia Radiocor, lancio subito ripreso ieri dal bollettino notizie della Borsa italiana, Bitonci si era mostrato baldanzoso: «È stato ottenuto un importante risultato e lavoro di squadra, tra Ministero dell'economia e Ministero delle imprese per mantenere in vita l'attivita' della commissione presso la Consap per l'indenizzo dei risparmiatori truffati dalle banche... Questa proroga in continuità, prevista nell'ultima versione del decreto milleproroghe all'articolo 3 comma 7, apre alla correzione di errori sulla situazione patrimoniale dei soggetti per le domande rigettate e ad una possibile valutazione politica di ulteriore ripartizione sul residuo». Detto in un Italiano meno zoppicante il sottosegretario intende sottolineare un paio di aspetti. Uno, come è noto da giorni, viene prorogata la vita della commissione ministeriale speciale che col supporto della società statale Consap aveva materialmente fatto pervenire i ristori agli aventi diritto: ristori previsti in un fondo ad hoc denominato Fir o Fondo indennizzo risparmiatori creato con la legge finanziaria del 2019. Due, la proroga della commissione, che secondo la legge del 2019 sarebbe stata chiusa al 31 dicembre 2022, permetterà non solo di proseguire con la ripartizione dei fondi residui: ma permetterà pure di far giungere i ristori a quei risparmiatori ai quali i ristori stessi erano stati negati a causa di alcuni minuti errori formali nella compilazione della domanda oppure addirittura per alcune condotte poco consone da parte della commissione medesima. Chiaramente il decreto è un atto governativo. E sarà definitivamnente efficace solo se convertito in legge dal parlamento entro sessanta giorni.

LA REAZIONE
L'uscita del padovano Bitonci però ha scatenato la reazione del deputato bassanese Enrico Cappelletti (M5S) che ha bollato come un vero e proprio «tradimento» il comportamento del governo della sua maggioranza. La questione di fondo è che durante la campagna elettorale le associazioni che supportano i cosiddetti azionisti sbancati avevano messo in campo un pressing forsennato nei confronti di tutti i grandi partiti dello schieramento di centrodestra e dello schieramento di centrosinistra ottenendo promesse di ogni tipo affinché quel mezzo miliardo finisse nel più breve tempo possibile nelle disponibilità degli aventi diritto. Tra novembre e i primi di dicembre però si erano già materializzati i primi timori. Stando ai quali il ministro dell'Economia leghista Giancarlo Giorgetti e il più potente funzionario dello stesso dicastero (il direttore generale del Tesoro Alessandro Rivera) avevano già deciso che quel mezzo miliardo, almeno per la finanziaria al vaglio delle Camere a fine 2022, sarebbe rimasto congelato se non impiegato altrove. E così erano ricominciate le doglianze dei risparmiatori che però, almeno per il momento, si sono dovuti arrendere dinanzi alle scelte di una maggioranza che il M5S ha immediatamente dipinto come colpevole di un voltafaccia clamoroso.

LA SBERLA
«Le parole... del sottosegretario Bitonci in merito al Fir - spiega il deputato bassanese Cappelletti in una nota diramata ieri - sono l'ennesimo segnale di tradimento inviato dalla Lega ai risparmiatori vittime del crac dalle banche. Il fondo, finanziato dal governo dell'ex premier del M5S Giuseppe Conte con 1,5 miliardi, ha visto finora assegnato un solo miliardo. Stando alle parole di Bitonci, il restante mezzo miliardo con ogni probabilità verrà dirottato verso altri lidi, visto che c'è la seria intenzione di interrompere il percorso di indennizzo di questi anni. Si tratta - scrive ancora Cappelletti - di una volontà irricevibile, anche in virtù delle rassicurazioni che gli altri leader del centrodestra hanno fornito recentemente e per iscritto, durante la campagna elettorale». Il riferimento di Cappelletti è a Giorgia Meloni di Fdi e ad Antonio Tajani di Fi, che oggi ricoprono la carica di premier e vicepremier. Ed è per questo che il j'accuse di Cappelletti è stato letto come una chiamata in corresponsabilità proprio nei confronti dei vertici della attuale alleanza di centrodestra che in parlamento regge le sorti del governo.

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