Economia

Green pass alla mensa della Diesel, l'ira del sindacato

L'obbligo della certificazione anti-coronavirus per i lavoratori all'interno delle aree ristoro del colosso tessile scatena la reazione della Cgil-Filctem e della Cisl-Femca che mettono sulla graticola il colosso tessile vicentino legato alla holding Otb

La Diesel Otb, uno dei machi più rinomati del Paese nel ramo abbigliamento (oggi acquartierata a Breganze), sull'obbligo del green pass per i lavoratori che accedono in mensa sta facendo una fuga in avanti che discrimina le maestranze e «non combatte il coronavirus». Lo sostiene Giuliano Ezzelini Storti, il segretario provinciale berico di Filctem-Cgil, la sigla sindacale che tutela i tessili. La novità è emersa oggi primo settembre durante un briefing tenuto da alcuni dirigenti del settore proprio nella sede di via Vaccari: un briefing cui hanno partecipato  lo stesso Storti e Laura Scalzo, la segretaria territoriale per il Bassanese sempre di Filctem-Cgil.

Come già rimarcato in passato sempre da Ezzelini Storti, le disposizioni del governo sull'obbligo della certificazione vaccinale o equivalente nelle mense non convincono affatto il sindacato, ma «peggio ancora sono le interpretazioni ulteriormente restrittive e prese con decisione unilaterale che sono state adottate da alcune realtà aziendali, Acque del Chiampo qualche settimana fa, e ora anche dal gruppo Otb-Diesel». Si tratta di un pensiero molto netto che il segretario ha anche ribadito in un videomessaggio registrato in giornata.

Sullo stesso binario si è mossa pure la Scalzo. La quale a più riprese ha spiegato che la Diesel si è spinta ben oltre le indicazioni del governo poiché l'impresa oltre a proibire il pasto alla mensa ha pure proibito l'utilizzo della pietanziera o lunch-box nei confronti di coloro che chiedono la somministrazione del pasto con quella modalità non facendo quindi ricorso all amensa nel senso abituale. La Scalzo poi ha spiegato che gli unici obblighi sono quelli collegati ai vari decreti ministeriali o decreti della presidenza del consiglio meglio noti come «Dpcm». L'obbligo per il certificato vaccinale o equipollente per chi fruisce della mensa, puntualizza ancora la Filctem, è solo una raccomandazione aggiuntiva fatta propria da palazzo Chigi, ma non costituisce un obbligo. Si tratta di parole precise che se lette in filigrana costituiscono un'accusa nei confronti delle imprese, che sono messe sulla graticola perché l'obbligo del green pass null'altro sarebbe che uno stratagemma per nascondere la volontà di non dotare gli stabilimenti e le sedi di quegli accorgimenti, spesso costosi, che pur adatti a combattere il contagio non limitino le libertà dei dei lavoratori.

Sempre in giornata sono intervenuti i tessili della Cisl-Femca con la segretaria territoriale Roberta Camera. Quest'ultima non ha lesinato critiche nei confronti della Diesel affidando il suo pensiero ad una nota di poche righe. «Come Femca-Cisl - si legge - non solo sosteniamo l'obbligo vaccinale... sia strumento necessario ai fini di rendere più sicuri il Paese, la società e anche i luoghi di lavoro. Nonostante questo è opportuno garantire le condizioni contrattuali e di servizio a tutti i lavoratori trovando soluzioni condivise che permettano di poter almeno ritirare il pasto in un apposito lunch-box. A tal proposito la Femca-Cisl di Vicenza - scrive ancora Camera invierà una richiesta di incontro urgente alla direzione aziendale di Ota-Diesel sollecitando la partecipazione di tutte le organizzazioni sindacali, per sottolineare l'importanza di rispondere alle problematiche emerse, identificando insieme le modalità e i protocolli utili a garantire la massima sicurezza per tutti i dipendenti».

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