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Da sinistra a destra, il sindaco di Verona Federico Sboarina e quello di Vicenza Francesco Rucco firmano per la fusione tra Amcps e Aim (repertorio Comune di Vicenza)

Da sinistra a destra, il sindaco di Verona Federico Sboarina e quello di Vicenza Francesco Rucco firmano per la fusione tra Amcps e Aim (repertorio Comune di Vicenza)

Fusione Aim-Agsm, il cauto ottimismo della triplice berica

Cgil, Cisl e Uil sottoscrivono un protocollo d'intesa col Comune di Vicenza per il controllo pubblico della multiservizio: Rucco incassa il placet del sindacato ma per il futuro rimangono tutte le incognite politiche, economiche e giuridiche

Mentre il processo di fusione tra la Aim e Agsm procede a passo di carica il sindaco di Vicenza Francesco Rucco e i sindacati di Cgil, Cisl e Uil firmano «un protocollo d'intesa per tutelare il patrimonio pubblico della città, i servizi ai cittadini e i lavoratori» in modo tale che anche questi ultimi «trovino la giusta tutela all'interno» del nuovo soggetto che sta nascendo dal matrimonio della multi servizio berica e quella scaligera. L'intesa, a quanto si legge in una nota della giunta comunale di Vicenza è stata sottoscritta ieri.

IL MESSAGGIO
Nella nota si parla infatti di un impegno esplicito «da parte del Comune di Vicenza, a garantire il mantenimento della maggioranza pubblica nelle eventuali prossime fusioni, aggregazioni o incorporazioni del Gruppo Aim Vicenza Spa e delle sue controllate, nonché il consolidamento di un legame stretto con il territorio». Una politica che sarà attuata «assicurando, tra l'altro, trasparenza e accessibilità agli atti e ai piani aziendali, curando il radicamento territoriale nell'attività di erogazione dei servizi, compreso il contenimento delle tariffe per agevolare le fasce più deboli, il contenimento dei costi e la semplificazione degli organi societari, la valorizzazione delle politiche occupazionali e di formazione del personale. Il Comune, inoltre, si impegna affinché Aim ed eventuali» nuove società che dovessero entrare nell'orbita della neonata compagine scaligero-vicentina «si pongano come soggetti attivi e di riferimento per altre società di gestione di servizi pubblici locali, in particolare del territorio».

PASSAGGIO DELICATO
Si tratta di uno dei passaggi più delicati della nota nella quale la giunta fa capire tra le righe che presterà attenzione nel caso di nuove acquisizioni dietro le quali possono celarsi situazioni opache, basti pensare al mondo del ciclo dei rifiuti: il quale in piena emergenza coronavirus potrebbe essere soggetto alle lusinghe di quegli operatori che propongono alle municipalizzate scorciatoie a buon mercato dietro le quali può nascondersi non solo lo zampino di imprenditori senza scrupoli ma pure quello delle malavita organizzata: è eloquente in questo senso il monito lanciato dal sindacalista della Uil Salvatore Livorno nel suo libro «Quanta bella monnezza, cronache dal mitico Nordest» scritto con Gianluca Zanella. Livorno tra l'altro sul ruolo del sindacato in circostanze del genere non più tardi del 12 ottobre ha rilasciato a Vicenzatoday.it una lunga intervista.

LA REAZIONE NON OSTILE DELLA TRIPLICE
Ma come la pensano i confederali di questo protocollo d'intesa? Cgil, Cisl e Uil ieri hanno diramato tre distinte note a firma dei tre rispettivi segretari provinciali (ossia Giampaolo Zanni, Raffaele Consiglio e Grazia Chisin) dalle quali note emerge un cauto ottimismo. I tre chiaramente non si sperticano in lodi nei confronti del primo cittadino, ma tutte e tre le reazioni non contengono censure di sorta né alcun segno di ostilità. Si tratta di una circostanza, questo è quanto trapela dai corridoi di palazzo Trissino, rispetto alla quale il sindaco Rucco ha intenzione di capitalizzare al più presto non solo per tenere a bada le critiche della opposizione di centrosinistra in merito all'operazione (un centrosinistra da anni vicino alla triplice), ma soprattutto per tenere a bada i mal di pancia in terni alla maggioranza di centrodestra che regge le sorti dell'esecutivo della città del Palladio. Dopo l'ok del consiglio comunale infatti le polemiche erano deflagrate sui media senza esclusione di colpi. Critiche che l'opposizione di centrosinistra del comune di Verona non aveva lesinato nemmeno al primo cittadino scaligero Federico Sboarina.

LO SCENARIO
Sullo sfondo però rimane una questione ben precisa. Il protocollo siglato ieri sancisce la volontà politica di far rimanere Aim e la futura compagine «creata con i cugini veronesi» nell'alveo del controllo pubblico. Sul piano sostanziale però le cose non stanno esattamente così perché il protocollo non pone vincoli sul piano giuridico visto che il dominus della situazione a questo punto sarà il futuro consiglio di amministrazione che pende di più verso Verona. È vero che una qualche voce in capitolo i soci la conservano, ma è altrettanto vero che in caso di necessità la dismissione della parte pubblica, come in passato è accaduto con Brescia Padova, potrebbe diventare una opzione concreta anche grazie ad una modifica del quadro normativo europeo e nazionale.

Le difficoltà dei bilanci dei comuni ai tempi del Coronavirus potrebbero essere il motore di dismissioni importanti: si tratta di partecipazioni che altri big pubblici come Hera e A2A potrebbero acquisire in futuro senza contare le infinite capacità economiche di fondi sovrani come quelli cinesi, arabi o di fondi d'investimento anglosassoni come Blackrock. Fornitura d'acqua, di gas, di energia elettrica, ciclo dei rifiuti, sono infatti servizi essenziali, che a differenza di altri beni acquistabili sul mercato generano flussi di cassa tutto sommato costanti perché meno comprimibile è la spesa che soggiace a questo tipo di prestazione.

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