Fondo indennizzi, «ancora nessuna certezza per i risparmiatori»

Per con alcuni distinguo le associazioni dei cosiddetti azionisti azzerati dal collasso delle ex popolari venete cominciano dubitare sulla possibilità di accedere a quei ristori «che pure sono garantiti dalla legge»

Da destra a sinistra Luigi Di Maio e Luigi Ugone

«La situazione continua a essere tesa e lo sconforto di tanti nostri associati potrebbe sfociare in qualche cosa di più preoccupante. Non ci sono dati certi sui ristori che spettano per legge a chi ha patito i tracolli bancari». A parlare così è Luigi Ugone il presidente della associazione «Noi che credevamo nella Banca popolare di Vicenza e in Veneto Banca» uno dei gruppi nati per sostenere i risparmiatori colpiti dal collasso delle ex popolari venete e dell'Italia centrale. Ieri 2 settembre a Padova una cinquantina di attivisti della associazione, ma pure di altri gruppi, ha cercato di avvicinare Luigi Di Maio, il ministro degli esteri in quota M5S che ieri per l'appunto era in visita nel capoluogo euganeo.

PESO POLITICO
Ma perché la visita di Di Maio ha tanto peso per i risparmiatori? Durante il precedente governo giallo-verde Di Maio, che rivestiva la carica di ministro per lo sviluppo era stato l'artefice politico, assieme all'allora vicepremier leghista Matteo Salvini, di una importante modifica della legge finanziaria. Modifica che istituiva un fondo di 1,5 miliardi di euro atto a rifondere una parte dei cosiddetti azionisti raggirati dal tonfo di BpVi, Veneto Banche e altri istituti (con le due venete finite nella galassia di Intesa).

AMARO IN BOCCA
Ad oggi però i ristori non si sono visti e gli indennizzi previsti dal fondo ad hoc (si chiama Fir) sono rimasti, almeno al momento, al palo. In realtà ci sono alcune associazioni che manifestano maggior ottimismo (come riportava Vicenzapiu.com avant'ieri) ma l'incertezza domina e lo sconforto della base sociale veneta si fa sentire sempre più frequentemente. «Abbiamo informato compiutamente Di Maio di quanto sta accadendo - spiega ancora Ugone ai taccuini di Vicenzatoday.it - ma a questo punto ci sono degli aspetti assai poco chiari sui quali va fatta luce. Anzitutto la Consap - attacca il presidente - non ha ancora diffuso i dati ufficiali relativi alle richieste. Secondo non ci sono certezze su come Consap vorrà interpretare la legge per l'assegnazione di quei fondi».

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LA CONTROLLATA
Consap per inciso è una società statale incaricata dalla legge stessa di vagliare le richieste di indennizzo e di scartarle o assegnarle secondo parametri sulla cui interpretazione però in seno alla ammnistrazione dello Stato cominciano ad esserci alcune scuole di pensiero differenti. «Domani - aggiunge ancora Ugone - forse incontrerò anche Salvini perché dovrebbe venire a fare visita ad alcuni comuni del Vicentino. Se ci riuscirò a lui dirò le stesse cose che ho detto ieri a Di Maio, ma è bene che la politica, magari con l'ausilio della commissione bicamerale sulle banche, cominci ad accendere potente fanale all'interno dell'alto funzionariato dello Stato perché è in quegli interstizi, e mi assumo la responsabilità di quello che dico, che si potrebbero celare i disegni più o meno occulti di chi si sta mettendo di traverso rispetto allo sblocco di quei fondi che non sono un regalo fatto a speculatori faciloni come pensano i fiancheggiatori di qualche partito poco vicino alle sofferenze della gente, ma un indennizzo statuito dalla legge». Ugone non lo dice esplicitamente, ma la critica è indirizzata soprattutto ad alcuni supporter di Italia viva, il partito dell'ex premier Matteo Renzi che da tempo, soprattutto sui social network, bollano il Fir come una sorta di aiuto di Stato non dovuto.

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