Coronavirus, febbre misurata ai cancelli di alcune fabbriche del Vicentino

L'indiscrezione confermata dalla Cgil circolava da ieri in ambienti sindacali: riguarderebbe diverse imprese del settore metalmeccanico della provincia berica. Intanto i sui media si discute sulla origine dolosa «del contagio cinese»

una veduta della sede della Cgil di Vicenza

Sono diverse le imprese metalmeccaniche del Vicentino nelle quali la dirigenza avrebbe approntato da oggi 25 febbraio 2020 sino a data da definirsi la richiesta o l'obbligo di misurazione della febbre per i dipendenti e in entrata e in uscita dai cancelli. In alcuni casi ai dipendenti potrebbe essere chiesto anche di compilare un formulario che contiene quesiti relativi allo stato di salute, agli spostamenti e agli incontri con soggetti potenzialmente esposti. La voce circola da ore insistentemente in ambienti sindacali della Cgil ed è stata confermata stamani nel quatrier generale ai Ferrovieri.

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In questo momento «la Fiom sta interloquendo con alcune realtà aziendali affinché eventuali ed ovviamente opportune azioni di tutela della salute del personale, siano portate avanti d'intesa con i lavoratori e soprattutto nel rispetto della legge» fa sapere il segretario di Fiom-Cgil per il Vicentino Morgan Prebianca. In via Vaccari non si sbottonano più di tanto vista la delicatezza della situazione, ma la Fiom fa sapere che le imprese, si tratta di realtà molto strutturate, le quali hanno deciso di mettere a punto delle procedure di tutela santitaria, sono state contattate in modo che le metodiche di prevenzione e controllo, «che senza dubbio sono le benvenute», non debordino in comportamenti antisindacali o in comportamenti lesivi dei diritti dei lavoratori. Tra le questioni in sospeso infatti ci sarebbero proprio l'obbligatorietà di misurare la temperatura non solo per i dipendenti in entrata ma pure per i fornitori, cosa che cozzerebbe con alcune leggi in materia di diritti della persona.

GLI ALTRI SETTORI
Dalle indiscrezioni che filtrano Cgil, Cisl e Uil, starebbero anche mandando un monito a Confindustria affinché fornisca ai suoi associati indicazioni chiare in modo che tutela della salute e rispetto delle regole possano andare di pari passo. Al momento non ci sono indiscrezioni di misure di prevenzione simili messe in atto in altri settori come il commercio, la chimica o l'edilizia.

LO SCENARIO ECONOMICO E GEOPOLITICO
Ma quale sarà il peso della emergenza Coronavirus sull'economia? Al momento nel Veneto come nel resto del Paese circolano molte stime. Tuttavia c'è chi da tempo si interroga sulle cause ultime della cosiddetta epidemia. Il videomagazine on-line vicentino «Il Vaso di Pandora» ideato e condotto da Carlo Savegnago una decina di giorni fa ha dato spazio ad alcune tesi di cui non ci sono molte tracce sui media nazionali. Nella puntata del 12 febbraio infatti  il dottor Simone Lombardini, un analista in materia di economia intenazionale, ha approfondito il tema delle ripercussioni geopolitiche della vicenda Coronavirus. Ricostruendo la genesi degli eventi lo stesso Lombardini, senza giungere ad alcuna conclusione definitiva per vero, ha però messo a nudo alcuni «avvenimenti documentati» che potrebbero fare pensare anche ad «un contagio di origine cinese» ascrivibile non solo a cause naturali, bensì umane.

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L'analista, citando alcune fonti tra cui le dichiarazioni dell'accademico americano Francis Boyle, parla di operazione che potrebbe essere stata orchestrata da alcuni servizi segreti occidentali per indebolire la Cina, dove il virus avrebbe preso piede, sul piano economico. In Italia per vero la visione di Boyle (noto per le sue posizioni estremamente critiche verso la politica israeliana) è stata contestata da Il Foglio, senza però che il quotidiano entrasse nel merito delle asserzioni del docente statunitense, asserzioni peraltro già rilanciate e sviluppate proprio da Lombardini e dalla web tv di Savegnago.

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