Economia

Vaccinazine e Ipab? «No all'assembramento per la prossima sessione»

I timori che la calca possa favorire il contagio da coronavirus li ha espressi in una diffida il sindacato Cub che nella convocazione per i dipendenti lamenta anche il mancato rispetto della privacy: al cui garante è stato inviato un reclamo. L'ente di contrà San Pietro però replica senza indugio: «tutto avviene nel rispetto delle regole»

La sessione vaccinale contro il coronavirus degli operatori dell'Ipab Vicenza prevista per il 6 maggio divide la Cub e i vertici dell'opera pia di Contro San Pietro. La sigla sindacale ritiene che la convocazione dei lavoratori sia avvenuta in sfregio alle norme sulla privacy e per questo ieri 29 aprile ha inviato un reclamo formale al Garante. La casa di cura per anziani ribatte a muso duro e spiega «come tutto sia avvenendo nel rispetto delle regole».

Il sindacato infatti non più tardi di ieri ha indirizzato al garante della privacy una segnalazione (gergalmente nota come reclamo) nella quale si fa presente come «la lettera di Ipab a protocollo 1491 del 20 aprile con elenco e pubblicizzazione dei nomi dei dipendenti che non sarebbero stati vaccinati vìoli palesemente le prescrizioni previste dal Garante della privacy» il quale stabilisce che «il datore di lavoro non puo? chiedere ai propri dipendenti di fornire informazioni sul proprio stato vaccinale e il medico competente non puo? comunicare al datore di lavoro i nominativi dei dipendenti vaccinati». Di più, in una nota diffusa avant'ieri il segretario veneto della Cub Maria Teresa Turetta se la prende anche con gli spazi ristretti in cui avverrebbero le fasi preliminari della vaccinazione: «Più di cento persone convocate tutte nello stesso orario e stesso giorno - si legge - provocano un assembramento che vìola le disposizioni di legge». Quegli operatori si legge in chiusura «quasi tutti già immunizzati da precedenti contagi nei mesi scorsi vengono trattati come bestie da una dirigenza priva di scrupoli».

I vertici di Ipab però non ci stanno. Alessandro Vianello, direttore del personale di Ipab, principale oggetto degli strali di Cub non ha dubbi: «Anzitutto le fasi preliminari della sessione di vaccinazione avverranno in buona parte all'aperto, i posti saranno segnati, il tutto sarà correttamente gestito. La procedura è stata preparata con cura e rispetterà tutti i crismi del caso». Per quanto riguarda poi i rilievi relativi alla privacy Vianello aggiunge un'altra considerazione: «Il nostro ente ha agito e agisce nel rispetto della norma. Le convocazioni sono avvenute informando puntualmente il Dpo, ossia il professionista incaricato del trattamento e della custodia dei dati personali. Il quale non solo ci ha dato il suo parere favorevole ma ce lo ha anche messo per iscritto». Di più, il dottor Vianello aggiunge che i nomi che compaiono nella convocazione sono nominativi non legati a fattispecie identificabili nell'ambito del percorso che porta il dipendente al vaccino. Peraltro, conclude il dirigente, «non si capisce perché proprio adesso saltino fuori queste lamentele quando in altri casi simili di doglianze non ce ne sono state».

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