Crack BPVi: frattura tra gli ex soci sul decreto "salva risparmio"

La nota associazione dei consumatori del Veneto ha attaccato il presidente di «Noi che credevamo nella BpVi» che replica per le rime

Luigi Ugone (foto Marco Milioni)

Attorno ai ristori che potrebbero giungere ai risparmiatori colpiti dal crac delle ex popolari venete è scoppiata una polemica al vetriolo in seno ai gruppi che rappresentano gli stessi denneggiati. Da una parte c'è il Codacons veneto, che con altri, considera un buon punto di partenza il provvedimento varato dal precedente governo di centrosinistra. Dall'altra c'è l'associazione «Noi che credevano nella Banca popolare di Vicenza» che invece ritiene quel decreto poco efficace e che oggi pomeriggio ha inviato una letteraccia proprio al Codacons.

IL CASUS BELLI

Il casus belli va ricondotto alla giornata di lunedì quando il Codacons e altre associazioni si sono ritrovate a palazzo Trissino per un momento di approfondimento sul cosiddetto decreto salva risparmio fortemente voluto dall’ex sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta poi ereditato dall’attuale governo composto da M5S e Lega.

Più nel dettaglio Giovanni Coviello, direttore di Vicenzapiu.com, che nel frattempo era entrato in possesso del decreto attuativo del provvedimento varato durante la precedente legislatura (pubblicato sulla sua testata), si era preso la briga di illustrare le parti salienti di un documento che sta facendo discutere anche l’attuale esecutivo, almeno per le indiscrezioni che arrivano da Roma. Si tratta infatti di una disposizione che in diversi ambienti del Cinque stelle e in molti ambienti del Carroccio vorrebbe essere riscritto proprio affinché siano fornite ai risparmiatori più armi giuridiche per chiedere il maltolto.

Il Codacons però, col presidente veneto Franco Conte, non la pensa così. Ritiene infatti il pacchetto Baretta più che idoneo allo scopo, tanto da aver minacciato un esposto contro «Noi che credevamo nella Banca popolare», associazione capitanata da Luigi Ugone, «per propaganda ingannevole» così almeno riporta il Corriere del Veneto a pagina 12 nella edizione vicentina in edicola martedì.

LA REPLICA

La replica di Ugone (però non si è fatta attendere.

«La prego di perdonarmi, ma non credo di sapere chi Lei sia poiché l'unico Conte di cui sono a conoscenza, nella vicenda banche venete, è il premier Giuseppe Conte»

spiega lo stesso Ugone in una laconica missiva al vetriolo indirizzata oggi al Codacons nella quale si aggiunge altro fiele:

«La prego comunque di depositare quanto prima l’esposto che Lei minaccia nei miei confronti... così da passare finalmente dalle parole ai fatti e inoltre per darmi modo, una volta per tutte, di confrontarmi sulla questione fondo di ristoro Baretta che piace tanto a Lei, al Pd, al passato governo e all'Europa, ma non a noi risparmiatori». 

Parole che pensano come pietre anche alla luce del fatto che sempre ieri l’associazione presieduta da Ugone, che non ha preso parte al momento di approfondimento coordinato da Coviello, ha protestato duramente contro la proposta dell’ex governo di centrosinistra proprio davanti ai cancelli di palazzo Trissino. Una pretesta «musurata ma dura nei contenuti» alla fine della quale Ugone ha parlato per pochi attimi col primo cittadino berico Francesco Rucco chiedendo un incontro col neosindaco di centrodestra eletto poche settimane fa.

«Poiché mi risulta che Franco Conte faccia l’avvocato e poiché immagino sia un professionista preparato, vorrei capire a quale illecito o condotta censurabile si possa addossare a chi come noi muove una critica tecnico-giuridica ad un atto politico quale è il decreto d’un governo. Questo vorrei proprio capirlo».

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