Risparmi in fumo «per il crac di BpVi?»: la perdita sarà risarcita da Intesa

È quello che stabilisce il tribunale civile di Palermo dopo una causa intentata da alcuni ex azionisti siciliani che avevano acquistato i titoli su input di Banca nuova, la controllata isolana dell'istituto berico

Un corteo di protesta contro i responsabili del collasso delle ex banche popolari venete

Tra il 2010 e il 2014 avevano investito quasi 165 mila euro in azioni della Banca popolare di Vicenza, rassicurati dal promotore finanziario di Banca Nuova che si trattava di un'operazione senza rischi e che comunque sarebbe stato possibile recuperare facilmente il capitale. Invece, dopo il crac dell'istituto di credito berico quei cittadini si erano ritrovati con dei titoli che erano in realtà carta straccia tanto da perdere tutti i loro soldi. Da qui la decisione di fare causa all'istituto di credito, con l'assistenza dell'avvocato Paolo Di Stefano. Il giudice della quinta sezione del tribunale civile, Andrea Illuminati, adesso ha condannato Intesa Sanpaolo, che nel frattempo ha incorporato Banca Nuova e la controllante Banca popolare di Vicenza, a pagare complessivamente quasi 165mila euro a una coppia, a un'azienda e ad altre due persone ritenendo vi siano «gli estremi di un grave inadempimento» da parte dell'istituto di credito. La vicenda la racconta con dovizia di dettaglio Palermotoday.it in un articolo di ieri 25 settembre a firma di Sandra Figliuolo.

IL VERDETTO
Nell'ambito di quel procedimento davanti alla magistratura isolana i risparmiatori avevano da sempre sostenuto di non essere stati correttamente informati sul tipo di prodotto finanziario acquistato e di ignorarne i rischi. In questo senso secondo il giudice Illuminati anche se la banca «ha dedotto la correttezza del proprio operato, tuttavia non ha offerto prova alcuna circa la consegna del prospetto relativo all'offerta dello specifico prodotto finanziario in concreto acquistato dagli attori» e «neppure vi è prova che prima della sottoscrizione dell'aumento di capitale ai clienti sia stata consegnata la scheda del prodotto finanziario acquistato. Tanto meno risulta provato che gli operatori della banca abbiano illustrato agli attori il contenuto del prodotto». Si tratta quindi di omissioni, riporta ancora Palermotoday.it che obbligano a restituire agli attori, cioè a coloro che hanno intentato la causa, l'intero capitale investito, maggiorato degli interessi legali». Intesa Sanpaolo peraltro dovrà pagare anche le spese di lite, circa 16 mila euro».


IL PROMOTORE FINANZIARIO
I siciliani che hanno promosso la causa avevano acquistato numerose azioni della Banca popolare di Vicenza tra il 2010 e il 2014, investendo tra i seimila e i 127mila euro. Tuttavia non avrebbero ricevuto alcuna informazione, nonostante non avessero competenze nel settore finanziario e neppure sarebbero stati illustrati loro i rischi connessi alle operazioni. Anzi, il promotore di Banca Nuova li avrebbe rassicurati sulla bontà degli investimenti.

PAGA IL SUBENTRANTE: LA SENTENZA POTREBBE FARE SCUOLA
I loro risparmi in fumo per il crac della Banca popolare di Vicenza, palermitani saranno Nel 2015, riferisce ancora Palermotoday.it, tutti avevano però appreso dai media delle difficoltà di Banca popolare di Vicenza, ma chiesti chiarimenti a Banca Nuova, sarebbero stati nuovamente rassicurati. Salvo scoprire poi, e sempre dai media, che quelle azioni erano diventate carta straccia. I risparmiatori avevano chiesto la restituzione delle somme investite a Banca Nuova, ma inutilmente. Peraltro anche l'Autorità garante della concorrenza e del mercato ha successivamente sanzionato Banca popolare di Vicenza per le modalità con le quali erano state collocate le azioni tra 2013 e 2015.

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Quindi il tribunale ha accolto la richiesta dei cittadini e ha condannato Banca Intesa. La sentenza potrebbe fare scuola in relazione ad una serie di contenziosi ancora sub judice, ma per comprendere la portata di questa novità (la sentenza per vero non è definitiva poiché potrebbero esserci impugnazioni in secondo grado) occorrerà capire se le responsabilità in capo a Banca Nuova, che comunque era controllata da BpVi, possano essere inquadrate alla stessa stregua di quelle in capo alla casa madre, l'istituto che aveva base in via Framarin a Vicenza. Detto in altri termini, occorrerà capire se gli obblighi di Intesa nei confronti di chi aveva acquisito azioni di BpVi da Banca, nuova siano gli stessi di quelli dovuti nei confronti di chi acquistò le azioni direttamente da BpVi. Non è infatti la prima volta che da un tribunale esce una sentenza del genere. Solo il tempo però potrà dire se questo orientamento farà scuola o meno.

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