Chiusi per Coronavirus: il grido d'allarme dei ristoratori vicentini

Ristoranti chiusi ancora per molto. Tavoli vuoti, dipendenti in ferie. Rinviare i pagamenti non basta per rimanere in vita

foto: La Repubblica

Il coronavirus ha capovolto il mondo di ristoranti e bar vicentini è la prima volta che camerieri, cuochi, barman, pizzaioli e personale vario stanno a casa negli stessi giorni. Ma non è una festa, gli interrogativi sul futuro sono molti, quanti riusciranno a rimanere aperti, le spese fisse sono molto alte, le entrarte azzerate, il delivery aiuta solo le pizzerie, per i ristoranti le entrate che apporta la consegna a domicilio sono residuali.

Non è difficile capire perchè: «Ho tremila euro al mese di bollette tra acqua, gas e luce, poi c’è l’affitto. In questi giorni devo pagare fornitori e contributi dei dipendenti. Totale: 25 mila euro di uscite. Per ora resisto con il takeaway. Ma se le cose vanno avanti così per un altro mese non so come faremo a tenere aperto» dichiara un ristoratore vicentino.

I Ristoranti del Buon Ricordo hanno 56 anni di storia. Sono 103 professionisti che tengono alta l’immagine della cucina della tradizione italiana chiusi per Decreto da settimane. Bottegai da una vita, con storie centenarie alle spalle, preoccupati per l'attività, per la famiglia, per i collaboratori.

Il loro grido d'aiuto

"Dal quel terribile 22 febbraio 2020 sono oramai trascorsi 38 giorni. Per tantissimi di noi ristoratori da quel momento gli incassi si sono azzerati. La paura ha iniziato a serpeggiare tra i clienti e gli eventi in programma sono stati tutti annullati.

Subito abbiamo dovuto mettere il personale in ferie. Prima ci è stato ordinato di chiudere alla sera, poi di chiudere definitivamente quando oramai quasi tutti eravamo ovviamente già chiusi. Da allora sono passati giorni e settimane lunghissime. Tutto il Buon Ricordo, al pari dei colleghi della ristorazione italiana, ha aspettato aiuti rapidi e incisivi. Ancora nulla, eccetto una minima dilazione di pagamento delle tasse e contributi. La cassa integrazione per i nostri dipendenti sta arrivando in queste ore. Nessun aiuto diretto da parte dello Stato a livello economico. I nostri colleghi all’estero ci fanno sapere di misure “importanti” prese da governi come la Germania, la Francia, l’Ungheria.

Per la ristorazione italiana, così come per la piccola e media impresa, quasi il nulla. Se davvero i nostri locali dovranno rimanere chiusi per un altro mese in queste condizioni sarà un disastro assoluto. Tanti di noi non riapriranno.Questo è nostro è un grido d’allarme che accomuna tutta la Ristorazione Italiana."

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