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Giovedì, 19 Maggio 2022
Economia Arzignano

«Cassa integrazione e straordinari nella stessa ditta: assurdo»

Serpeggia il malumore tra i dipendenti della Dani, uno dei gruppi più noti del distretto conciario Agno-Chiampo. E mentre la società rimane in silenzio l'incontro in programma tra lavoratori e vertici aziendali si preannuncia rovente

C'è aria di burrasca alla Dani di Arzignano, uno dei gruppi conciari più blasonati del comprensorio. Per una quota «importante» dei seicento dipendenti della società da novembre è scattata la cassa integrazione, ma per altri lo straordinario è schizzato alle stelle. Una disparità di trattamento che avrebbe fatto imbufalire molti lavoratori nonché qualche delegato di fabbrica, meglio noto come Rsu. La situazione è talmente tesa che domani 30 novembre è previsto un incontro allargato cui parteciperanno i top manager della ditta, gli Rsu e con ogni probabilità anche qualcuno tra le maestranze.

Fra queste ultime i nervi, e non è un gioco di parole visto il settore, sono a fior di pelle. «Ma è consentito procedere in questo modo con questo inspiegabile strabismo?». Questa è la domanda che più di una volta dai reparti è giunta fino ai sindacati. A confermare che la cassa integrazione sia stata prima chiesta dall'azienda e poi accordata dagli entri preposti dopo un passaggio sindacale c'è la Uil-Uiltec la sigla più rappresentativa in ditta. Massimo Zordan, membro della segreteria di Uil-Uiltec per le province di Verona e Vicenza spiega che l'azienda «ha motivato la sua scelta in maniera molto precisa».

L'ANTEFATTO
Dani, riferisce la Uil, è un fornitore di primo piano per le sellerie in pelle di importanti marchi automobilistici di fascia medio-alta e alta. La scarsità di componenti elettronici che sta mettendo alla frusta l'industria dell'auto ha comportato gioco forza, fa sapere il dirigente sindacale, una sorta di situazione di stallo. Ovvero «le case automobilistiche confermano gli ordini già pattuiti» ma ne chiedono la consegna differita. Il che comporta il fatto che pure i pagamenti si allontanano nel tempo. Di qui il ricorso «alla cassa integrazione». Questo stato di cose aggiunge Zordan che riporta in qualche modo le previsioni del vertice aziendale, «dovrebbe protrarsi sino al giugno dell'anno prossimo. Questo è il motivo per cui la dirigenza ha fatto ricorso» ad una pratica espressamente prevista anche «per il settore conciario» in riferimento al cosiddetto decreto Covid-19 sulla cassa integrazione. Ma che cosa dice la Uil rispetto al ricorso da parte della ditta allo straordinario?

«Quando avviamo tavoli del genere - spiega Zordan - è nostra premura sincerarci che l'azienda nel frattempo non ricorra allo straordinario» o a lavoratori esterni «anche se va rimarcato che la stessa azienda potrebbe ricorrere agli straordinari per chi è impiegato non nel settore automotive ma in quello della pelle per arredamento». La posizione della Uil da questo punto di vista è abbastanza sfumata. Ma che sia sul tappeto il problema di una azienda che da una parte fa ricorso allo straordinario e dall'altra chieda de facto un esborso all'Erario per supportare la cassa integrazione, lo conferma lo stesso Zordan. «Il nostro delegato Rsu penso proprio che lo abbia fatto» ossia «ha chiesto lo spostamento di personale». La ratio di fondo che dovrebbe condurre trattative del genere è quella per cui in caso di scarsità di lavoro l'impresa può sì chiedere un aiuto temporaneo allo Stato. Ma non nel caso in cui nella stessa impresa ci siano picchi di lavoro perché altrimenti l'aiuto rischia di essere per ovvie ragioni non dovuto e di falsare la concorrenza. Il che comporta, per i lavoratori in cassa integrazione pure un effetto poco gradito: una busta paga più povera.

Ad ogni modo, fuori dal gergo sindacale, il delegato di fabbrica della Uiltec secondo Zordan avrebbe chiesto di utilizzare il personale in cassa integrazione in quella unità produttiva in cui si fa ricorso allo straordinario: cosa, sostengono le maestranze, logisticamente abbordabilissima visto che gli impianti del gruppo distano a poche centinaia di metri l'uno dall'altro. Da questo punto di vista Zordan si interroga sul fatto se questo scambio di mansioni sia possibile: chi è abituato a svolgere un compito non potrebbe essere immediatamente pronto per svolgerne un altro è alla grossa il suo dubbio. In fabbrica i lavoratori però sono convinti che questo scambio di mansioni sia più che possibile. Il motivo? Perché «le lavorazioni alla fin fine sono abbastanza simili per cui il ricorso alla cassa integrazione per alcuni e lo straordinario per altri è una sperequazione tra lavoratori che non sta né in cielo né in terra. Tanto che il malcontento viene ribadito a ogni piè sospinto: «Ci propinano la cassa integrazione mentre ai colleghi propongono gli straordinari. È assurdo».

LA FILCTEM-CGIL
Più asettica è invece la presa di posizione del delegato di zona della Cgil-Filctem. Massimo Andolfo ai taccuini di Vicenzatoday.it spiega che «si sono avviati alcuni tavoli di confronto tra impresa, lavoratori e i loro rappresentanti di stabilimento. Subito dopo aver ascoltato le parti e dopo aver guardato le carte trarremo le nostre conclusioni». E l'assemblea di domani alla Dani potrebbe essere un punto di svolta per capire se il malumore nei reparti sia destinato a crescere oppure no. L'incontro dovrebbe riguardare solo vertici aziendali, lavoratori e delegati di fabbrica.

IL TOP MANAGER E L'UNIC
Ma da questo punto di vista come la pensa l'azienda? Chi scrive ha interpellato il direttore del personale della Dani, ossia il dottore Stefano Marchiori. Il quale, almeno per il momento ha declinato una richiesta di intervista. Sul punto è stata chiesta una intervista anche all'Unic. Quest'ultima è l'associazione datoriale associata a Confindustria, che raggruppa molte concerie. Coordinatore di Unic per il Veneto è Giacomo Zorzi. Il quale sul caso Dani si è espresso in modo laconico: «Non ho elementi specifici per commentare la scelta aziendale». Tuttavia tra i lavoratori «il disappunto è divenuto prima stizza e poi malumore». Per di più tra i ranghi della base della Cgil non mancherebbero i mal di pancia: «si fa un picchetto con tanto di comizio animato dai massimi dirigenti veneti del settore sotto la sede della Conceria Tre Emme perché questa fa ricorso ad un contratto che noi non riconosciamo e poi di fronte ad un comportamento di questo tipo da parte di un gigante come Dani, che per di più dovrebbe vantare ottime relazioni sindacali, non si scende in strada?». Questo è il refrain che da un paio di giorni circola in via Vaccari, sede provinciale della Cgil berica, dove si vocifera che rispetto al caso Dani sarebbe stata indirizzata pure una segnalazione all'Inps.

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