Economia

Commercialisti sul piede di guerra: "Più rispetto per il nostro lavoro"

Il presidente dell'Ordine dei Dottori Commercialisti di Vicenza, Marco Poggi, lamenta problemi con l'introduzione delle tasse comunali: "Il contribuente deve sapere in anticipo gli importi, invece adesso spesso lo sanno il giorno stesso. C'è poco tempo per fornire adeguatamente le nostre prestazioni"

Commercialisti sul piede di guerra. Il presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Vicenza, Marco Poggi, non ci sta e spiega i problemi venutisi a creare con le nuove bollette: “Non è possibile che un professionista sia costretto a lavorare in questo modo: chiediamo rispetto per noi e per i nostri clienti che spesso non si rendono nemmeno conto delle difficoltà e dei problemi che siamo chiamati ad affrontare a causa dell’incapacità di altri! Il contribuente che è chiamato a pagare le imposte ha il diritto di conoscere l’importo in anticipo sia per pianificare l’esborso finanziario sia per evitare la coda allo sportello negli ultimi giorni: con la Tasi adesso, se va bene, lo saprà solo il giorno prima, se non addirittura lo stesso giorno della scadenza». Queste, infatti, le tempistiche stringenti con cui i Commercialisti sono costretti a fornire ai loro clienti gli importi delle imposte dovute, senza alcun tempo utile e a ridosso delle scadenze.”

Le notevoli difficoltà operative nell’applicazione delle nuove norme, che ha numerosi precedenti soprattutto negli ultimi anni, si stanno ripetendo anche in occasione delle scadenze relative alla IUC (introdotta dall’art. 1 comma 639 e seguenti della L. 147/2013 cd. legge di stabilità 2014), con proprietari di immobili e consulenti che rischiano di non poter rispettare la prossima scadenza di pagamento fissata per il 16 giugno.

Come è noto la IUC - Imposta Unica Comunale si compone in realtà di tre imposte: dell’IMU (Imposta Municipale Propria), della TASI (Tributo per i Servizi Indivisibili) e della TARI (Tassa Rifiuti), per la cui quantificazione gli Enti Locali devono adottare specifiche delibere con cui fissare le aliquote di tassazione e le detrazioni spettanti per diverse tipologie di immobili e contribuenti. Aliquote che avrebbero dovuto essere inviate dai singoli comuni al MEF entro il 23 maggio scorso, per essere pubblicate sul sito del ministero entro il 31 maggio 2014. La decisione del legislatore, di far slittare al prossimo 16 ottobre la scadenza per il pagamento dell’acconto TASI, esclusivamente per gli immobili situati nei comuni che non hanno approvato né comunicato al MEF entro il 23 maggio scorso le aliquote e le detrazioni per detta tassa, lasciando tuttavia fissata al prossimo 16 giugno la scadenza per tutti gli altri immobili situati nei Comuni che hanno deliberato le aliquote nei termini previsti dalla Legge, crea una ingiustificata disparità di trattamento tra i contribuenti. Alcuni proprietari di immobili nei prossimi giorni dovranno sostenere un esborso finanziario per l’acconto TASI, altri, a parità di patrimonio immobiliare, potranno affrontare l’esborso ben quattro mesi dopo. Inoltre, se un contribuente tenuto al versamento dell’acconto TASI entro il 16 giugno non disponesse delle risorse finanziarie necessarie per eseguire il pagamento nel termine prescritto, e quindi effettuasse lo stesso in ritardo (entro il 16 ottobre), tale contribuente sarebbe sanzionato per il tardivo versamento, mentre un contribuente nella medesima difficoltà finanziaria ma proprietario di un immobile situato in un Comune “ritardatario” nell’approvazione delle aliquote, potrebbe regolarmente eseguire il pagamento entro il 16 ottobre senza aggravio di alcuna sanzione.

Lo scenario che si ripropone anche in questa occasione ai Commercialisti, per mettere in condizioni i propri clienti di adempiere con puntualità al pagamento della TASI e della IMU, è quello di lavorare e far lavorare ad oltranza i propri dipendenti in condizioni di “emergenza”, oltre il normale orario e anche nei giorni festivi e di riposo. Una condizione necessaria, visto che i conteggi sono sostanzialmente da costruire “su misura” per ogni singolo contribuente e possono essere perciò eseguiti solo manualmente anche perchè le software house non sono in grado di fornire tempestivamente programmi informatici capaci di recepire tutte le delibere che ogni singolo comune ha adottato per la quantificazione della IUC.

Si tenga presente infatti che, per la determinazione dell’imposta, è necessario: verificare preliminarmente se il comune di ubicazione degli immobili è tra quelli che ha deliberato l’aliquota; reperire sul sito del singolo comune il regolamento per l’applicazione della IUC; interpretare il regolamento del comune, che oltre a stabilire l’aliquota, prevede meccanismi di detrazione ed agevolazioni diverse da comune a comune; se il contribuente possiede immobili ubicati in diversi comuni, il procedimento va ripetuto per ogni comune. Il tempo massimo a disposizione del contribuente, e di conseguenza il suo consulente, per fare tutto ciò: 16 giorni (dal 1° al 16 giugno 2014).

Una sorta di “caccia al tesoro” al termine della quale si può finalmente procedere al calcolo dell’imposta dovuta, con buona pace dell’art. 3 commi 1 e 2 (efficacia temporale delle norme tributarie), dell’art. 5 commi 1 e 2 (informazione del contribuente), dell’art. 6 comma 3 (conoscenza degli atti e semplificazione), e dell’art. 10 comma 1 (tutela dell’affidamento e della buona fede) dello Statuto del contribuente (Legge n. 212 del 27.07.2000).

“E questo estenuante percorso – aggiunge il Presidente Poggi - va ripetuto per ogni posizione di ogni singolo cliente senza contare gli elevati rischi di errore per i qu ali dobbiamo ovviamente assicurarci nell’interesse del cliente che va giustamente tutelato. A valle di tutto ciò, poi, ci troveremo a preparare una parcella che dovrebbe, per remunerare il lavoro e l’impegno profusi, indicare compensi di importo più elevato dell’imposta stessa! Credete che sarà cosa semplice farlo comprendere al cliente e riuscire poi ad incassare il compenso? La domanda è ovviamente teorica”.

“Le delibere dei Comuni poi sono particolarmente complesse – continua Poggi - vanno lette ed interpretate correttamente una per una. A questo si aggiunge una grande confusione sulle detrazioni che dovrebbero calmierare l’imposta per i possessori di prima casa.”

Le tipologie di “detrazioni a scaglioni” sono principalmente quelle per rendita, per imponibile, per figli, per reddito Isee, ecc.: sino ad ora sono state individuate circa 50 tipologie di detrazioni diverse sulle 2200 delibere comunali. Ad esempio i tre macro gruppi di detrazioni: per figli, per la fascia di rendita, per altre situazioni, non sono totalmente gestibili negli studi professionali. Infatti, particolarmente complesse risultano essere le detrazioni per i figli, che sono influenzate dalle molteplici opzioni che sono contemplate (ad esempio: presenza di invalidi, figli minori di 14 anni, figli minorenni, figli fiscalmente a carico, numero componenti nucleo familiare, ecc.). Le informazioni attualmente presenti nelle gestioni fiscali dei familiari a carico presenti sui software gestionali non sono realmente utilizzabili in quanto insufficienti poiché i dati sono riferiti al periodo di reddito 2013 e richiederebbero l’inserimento da parte dell’Utente di una serie di informazioni non solo per essere aggiornati all’anno 2014, ma anche per le particolari tipicità delle singole delibere. Anche per le detrazioni per fascia di rendita, i Comuni hanno deliberato tipologie molteplici e diverse tra loro, assumendo come parametro la rendita catastale oppure la rendita rivalutata. In alcuni casi la gestione delle detrazioni per reddito richiede, viste alcune delibere, anche l’elaborazione dell’Isee del nucleo famigliare. Nell’ipotesi di immobili in locazione, è necessario che la situazione sia aggiornata al 2014. Questo è un adempimento difficilmente gestibile dagli inquilini che spesso non conoscono la rendita dell’immobile (che non era riportata nei contratti di locazione precedenti, ora è obbligatoria). Se diamo uno sguardo ai Comuni la situazione di confusione non migliora: Bologna ha inviato ai cittadini i bollettini precompilati con importi non corretti, Vicenza ha concesso una proroga di 30 giorni posticipando la scadenza al 16 luglio e deliberando una scadenza diversa da quella istituzionale (che dovrebbe essere inderogabile).

Ci si potrebbe domandare quale sia la valutazione degli investitori esteri, abituati alla certezza delle norme e delle modalità, abituati a ricevere nel loro Paese la dichiarazione dei redditi precompilata al proprio indirizzo. Cosa penseranno di fronte al caos italiano, se per caso avessero acquistato immobili in diverse regioni del Bel Paese?

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