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La sede del Comune di Besenello (foto Marco Milioni)

La sede del Comune di Besenello (foto Marco Milioni)

Autostrade? «Stop alla privatizzazione delle concessioni»

Dopo la batosta patita da Atlantia e Regione Veneto per la prosecuzione a Nord della A31 e dopo il clamore della inchiesta della Corte dei conti sul rinnovo della convenzione della Brescia-Padova, i comitati invocano il ritorno del controllo pubblico sulle infrastrutture: mentre sullo sfondo rimane il nodo Spv

Nel 2019 il Consiglio di Stato clamorosamente ribaltò dopo una azione legale voluta fortemente dalla giunta di Besenello (in foto la sede municipale) la sentenza di primo grado in forza della quale il Tar Lazio aveva dato il via libera al progetto della Valdastico nord nota anche come A31 nord o proseguimento a settentrione della Pirubi appunto sino a Besenello: piccolo centro della Vallagarina che da anni teme l'impatto ambientale della nuova infrastruttura. Nello stesso anno i media diedero ampia diffusione alla notizia dell'avvio di una inchiesta per danno erariale della Corte dei conti, la quale contestativa all'Anas l'indebita proroga a favore di Banca, Gruppo Astaldi e famiglia Tabacchi, della concessione per la Brescia-Padova, proprio perché tale proroga si basava sull'avvio della procedura per la realizzazione della A31 nord: per la quale però non c'erano i presupposti giuridici per l'ok al progetto perché per il proseguimento verso Nord della A31 mancava l'assenso fondamentale della provincia autonoma di Trento. Fu proprio Vicenzatoday.it il 27 gennaio 2019  e poi il 5 settembre 2019  a preconizzare con largo anticipo che il combinato disposto dei due procedimenti giudiziari avrebbe messo a rischio la concessione stessa, la cui titolarità è passata negli anni da Intesa al gruppo Abertis sino ad Atlantia, la quale a sua volta fa riferimento, anche, alla famiglia Benetton.

Ora la situazione, già estremamente critica, è divenuta persino più stringente per il concessionario che assieme, tra gli altri, alla Regione Veneto e al Ministero delle infrastrutture, puntava sul prosieguo a Nord dell'autostrada che oggi si interrompe a Piovene Rocchette nella provincia berica. Il che è da intendersi sia alla luce della recente sentenza della Corte di cassazione che boccia in modo definitivo ogni pretesa per l'attuale progetto della A31 nord, sia perché come ricordano i media, anche nazionali (Il Fatto ha dedicato uno speciale all'argomento), pure la Corte dei conti si è rimessa in moto quantificando nel dettaglio il danno erariale che gli allora membri del cda di Anas, rinnovando inopinatamente la concessione, avrebbero cagionato allo Stato.

Si tratta di 170 milioni di euro secondo le richieste della procura della Corte dei conti (richieste che ora passano al vaglio dei giudici). Richieste che adesso saranno oggetto di uno scontro tra avvocati difensori e magistrati il quale giunge una dozzina di anni dal rinnovo della stessa concessione. Saranno quindi i giudici poi a dire la parola definitiva sull'operato del presidente di Anas (il potentissimo Pietro Ciucci) e degli allora commenti del consiglio di amministrazione.

Le due novità erano state salutate dai comitati veneti e soprattutto trentini: i quali già nel giugno del 2020 avevano messo nero su bianco, sotto la supervisione del professore Emanuele Curzel, ordinario di storia medievale all'Università di Trento e volto tra i più noti contro la A31 nord, una lunga riflessione sui vent'anni che hanno caratterizzato la battaglia fatta di attivismo e carte bollate nei monti al confine tra Trentino e Vicentino.

Ad ogni modo gli attivisti di tutto il Nordest ora rialzano la voce. E come fa Mattia Donadel ai microfoni di Vicenzatoday.it non solo rilanciano le campagne su singoli temi di rilevanza locale o regionale. Ma chiedono che negli anni a venire il pubblico faccia sentire «davvero il peso degli interessi collettivi su quelli particolari degli stakeholder». Donaldel infatti, molto conosciuto per essere uno degli uomini di spicco della rete degli ambientalisti della Riviera del Brenta, va oltre. E spiega che è giunto il momento «di mettere in discussione lo stesso meccanismo per cui le autostrade possano essere date in concessione ai privati quando invece dovrebbero rimanere direttamente in mano pubblica». C'è poi un ultimo aspetto che riguarda direttamente palazzo Balbi. Quest'ultimo aveva dato via libera alla Superstrada pedemontana veneta, la Spv, facendo leva proprio sui flussi di traffico che sarebbero stati generati dalla Valdastico nord. flussi che oltre ad essere stati smentiti più volti dai calcoli dei comitati non ci saranno anche perché il progetto della Pirubi nord non solo è abortitop, ma per la Cassazione non sarebbe mai dovuto nascere. Come la Regione Veneto abbia alla luce di tutto cià avallato un sì alla Spv è ancora tutto da chiarire.

ASCOLTA LA VIDEO-INTERVISTA A MATTIA DONADEL

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