Giovedì, 13 Maggio 2021
Economia

Cassa integrazione, superati i 55 mln di ore: i più colpiti sono i metalmeccanici

Cgil Vicenza rivendica "investimenti e il rafforzamento del sistema produttivo e dei servizi"

Superano quota 55 milioni (precisamente 55.340.517) le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps nei primi otto mesi dell’anno con un aumento del 2.655% sul pari periodo 2019: 46,4 milioni di cassa ordinaria, 200 mila ore di cassa straordinaria, 8,6 milioni di cassa in deroga.

Primi i metalmeccanici e i settori tessile abbigliamento chimico, poi il commercio: segno di una provincia fortemente vocata al manifatturiero e all’export, ancora in crisi. A questo numero vanno aggiunte una quota parte vicentina delle 98.795.787 ore regionali dei Fondi di solidarietà dedicati alla piccola impresa e all’artigianato.

"Ancora si soffre, evidentemente per l’emergenza sanitaria da Covid 19 - spiega la Cgil Vicenza - nonostante il mese di agosto tradizionalmente coperto dalle ferie. In agosto, infatti, a Vicenza, abbiamo avuto 4.962.719 ore autorizzate. E’ vero che fino a maggio l’utilizzo effettivo dei vari ammortizzatori a livello nazionale era attorno al 42%, ma quelle ore sono state chieste, segno che c’è ancora poca fiducia nel futuro più prossimo".

Che sarà molto complicato il ritorno al periodo pre-covid lo denuncia anche Veneto Lavoro. A Vicenza, nel 1° semestre 2020, il saldo tra assunzioni e cessazioni (si parla di contratti) è stato negativo e pari a – 1.570 unità (ma – 4.745 unità nel solo 2° trimestre). L’andamento occupazionale comunque era lento anche prima del Covid. In tutto il Veneto.

Va sottolineato che è ancora vigente il blocco dei licenziamenti e il saldo negativo è dovuto, in particolare, alle mancate assunzioni.

"Come sindacato - spiega la responsabile del dipartimento Mercato del Lavoro della Cgil di Vicenza Marina Bergamin - non possiamo che rivendicare investimenti e il rafforzamento del nostro sistema produttivo e dei servizi. Perchè è di lavoro che abbiamo bisogno, di buon lavoro. E poi la revisione radicale del sistema degli ammortizzatori sociali, oggi inadeguato, che deve rispondere ai bisogni di tutti i lavoratori a prescindere dal loro posto di lavoro e dal loro contratto. E con tempestività, cosa che non è avvenuta in questa fase, purtroppo".

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