Economia Montecchio Maggiore

Tav e Pfas, trascurati «i problemi dell'inquinamento»

La denuncia è di «Acqua bene comune» che ha rilanciato le sue preoccupazioni che incombono tra la provincia berica e quella scaligera in un lungo dispaccio in cui si da conto delle possibili conseguenze della presenza dei cantieri. Tanto che l'associazione ha incontrato i vertici veronesi di una delle più importanti spa pubbliche del ciclo idrico integrato

Il forum Acqua bene comune ha chiesto di incontrare i vertici di uno dei più importanti gestori veneti del ciclo idrico integrato (ossia Acque veronesi) poiché l'associazione in una coi «suoi rappresentanti» è estremamente preoccupata per come verrà gestito il ciclo dell'acqua durante la realizzazione dei canteri dell'Alta velocità Alta capacità (linea che dovrebbe potenziare la già esistente Milano-Venezia, in foto nel tratto vicentino a Montecchio Maggiore) quando questi ultimi sia nel Veronese, sia nel Vicentino, interesseranno le cosiddette zone rosse interessate dall'inquinamento da derivati del fluoro, i temibili Pfas: inquinamento attribuito alla Miteni e che sta interessando il Veneto centrale appunto a scavalco delle province di Verona, Vicenza e Padova. A dare conto della novità è la stessa associazione con un dispaccio diramato ieri 23 agosto in tarda serata dal responsabile vicentino Filippo Canova.

Acqia bene comune pone il problema in maniera perentoria: «Abbiamo saputo - si legge -  che, per questi lavori, ad Acque del Chiampo» società pubblica che gestisce il ciclo idrico nel distretto arzignanese, sono stati richiesti quattro «allacci all'acquedotto civile per relativi quattro varchi al cantiere mentre Acque Veronesi ci ha confermato di aver ricevuto la richiesta, da parte del Genio Civile di un nulla osta all'autorizzazione di due pozzi industriali che preleveranno dalla falda freatica... da circa 30 metri di profondita?...».

Poi un altro ammonimento: «Le nostre preoccupazioni sono le seguenti: il cantiere Tav utilizzerà moltissima acqua. La utilizzera? in minima parte per uso personale dei dipendenti; la usera? per la produzione del calcestruzzo, la usera? per lavaggio del terreno e dei suoi mezzi di trasporto al fine di abbassare la quantita? di polveri che potrebbero liberare nell'aria durante i lavori». L'associazione quindi si chiede «che acqua verra? utllizzata? Acqua pulita o acqua contaminata da Pfas? Se si utilizzera? acqua contaminata, questa, scaricata dopo il suo utilizzo, andra? a peggiorare lo stato della falde meno inquinate? Andra? a contaminare i terreni o corsi d'acqua superficiali, compromettendo le colture irrigue o gli allevamenti animali? Se sara? sversata in corsi d'acqua o conferita in un impianto di depurazione che a sua volta rilascera? i propri reflui in un corpo idrico, potra? raggiungere per quella via zone al momento esenti da contaminanti Ptbs?».

L'associazione, che ha chiesto un incontro ai vertici di Acque veronesi, che si è tenuto peraltro già il 16 luglio, precisa poi un altro aspetto: «Siamo particolarmente preoccupati del fatto che i vari progetti, tutti corredati da documentazioni che rispettano le leggi, all'atto pratico,  sembra tengano conto in modo superficiale di aspetti che riteniamo importanti. Le responsabilita? autorizzative, prescrittive e di controllo sono frammentate e suddivise fra vari enti. Non c'e? evidenza per noi di una regia comune, di protocolli precisi per una condivisione sistematica e tempestiva dei dati di controllo». Una regia «capace di consentire una efficace valutazione preventiva degli impatti e la immediata interruzione eventuale di comportamenti lesivi» nei confronti dell'ambiente. Insomma, l'idea che Acqua bene comune si e? fatta di questa situazione e? che rispetto alle implicazioni del progetto Tac-Tac gli aspetti legati «all'inquinamento siano lasciati ai margini se non addirittura trascurati». 

Un allarme del genere per vero non è una novità. In passato Vasco Carradore, già consigliere comunale a San Bonifacio nel Veronese, aveva a più riprese espresso la sua preoccupazione: preoccupazione di cui Vicenzatoday.it aveva dato conto già nell'ottobre del 2018 per poi parlarne in seguito con un servizio del 2019 e poi con un approfondimento del 2020. Il probelma riguarda la spalla Est dei comuni della provincia di Verona e quelli orientali del Vicentino a partire da Montebello e Montecchio Maggiore.

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