Sabato, 23 Ottobre 2021
Economia

Posti di lavoro a rischio nei centri per l'impiego, Donazzan: "Si danneggiano le persone più deboli"

Dopo la riforma del governo Renzi i 40 centri per l'impiego del Veneto continuano ad avere un futuro incerto. L'assessore Donazzan: "Un caos sulla pelle delle persone più fragili, disoccupati e i disabili"

Sui 40 centri per l’impiego oggi attivi in Veneto e sui 431 dipendenti che ne garantiscono i servizi continua a gravare il buio più profondo. La convenzione siglata un anno fa tra Governo e Regioni per i Centri per l’impiego finalizzata ad una migliore gestione dei servizi e delle politiche per l’occupazione è rimasta lettera morta. Purtroppo il primo nemico del ministro Poletti e della riforma avviata un anno fa è proprio il Governo Renzi che non ha fatto chiarezza sulle competenze e continua a tagliare le risorse”.

L’assessore al lavoro della Regione Veneto, Elena Donazzan, si fa carico delle preoccupazioni che gravano sul futuro dei centri della Bassa padovana. “Sui centri per l’impiego e le politiche di ricollocamento occupazionale in un anno non è accaduto nulla di ciò che avevamo immaginato”, ribadisce l’assessore Donazzan, ripercorrendo gli esiti della Convenzione sottoscritta il 30 giugno 2015 tra Governo e Regioni, a seguito della riforma del Job Act e del decreto legislativo 150 del 2015 sul riordino delle politiche attive e dei servizi per il lavoro.

“Pur apprezzando il lavoro del ministro Poletti, ci troviamo in una situazione di stallo, nell’impossibilità di dare risposte vere alle Province, al personale dei Centri per l’impiego, e soprattutto agli oltre 200 mila utenti, disoccupati, disabili, persone in cerca di prima occupazione. I Cpi, nell’attuale impianto normativo, sono uno snodo obbligato per i percorsi di inserimento o ricollocamento occupazionale e per l’erogazione di ammortizzatori e assegni di ricollocazione. Ma il Governo ne ha scaricato il costo sui territori, senza chiarire i compiti di Regioni e Province, anzi prefigurando, con la riforma costituzionale, un prossimo esproprio di competenze in materia di servizi per il lavoro”.

“Il Veneto – fa notare l’assessore Donazzan– con grande senso di responsabilità e lealtà, ha sinora fronte all'ingente spesa per i Centri per l’impiego (16 milioni di euro per il solo personale) e al costo degli organici delle Province per le funzioni non fondamentali, a fronte di tagli dal 50 all'80% sui bilanci delle Province venete e di riduzioni significative del bilancio regionale. Ma la riforma costituzionale, se verrà approvata, esproprierà le Regioni dalle competenze sulle politiche del lavoro, e lascerà nel caos normativo e finanziario la gestione dei Cpi”.

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