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Domenica, 16 Giugno 2024
Economia

Allevatori, "a rischio 10 milioni di contributi UE": parte la protesta

Gli allevatori veneti rischiano di perdere dieci milioni di contributi comunitari a causa di alcuni problemi legati alla burocrazia e a delle circolari che non chiariscono le regole di utilizzo dei "pascoli magri". A Vicenza si sono riunite le associazioni di categoria per lanciare l'allarme

Natale amaro per centinaia di allevatori veneti, che rischiano di perdere i contributi comunitari per colpa della malaburocrazia. Oltre dieci milioni di euro potrebbero non arrivare quest'anno nelle tasche di 200 aziende agricole regionali, tra cui alcune decine in provincia di Vicenza, a causa di alcune circolari pasticciate sui “pascoli magri”, pascoli permanenti a bassa resa interessati dagli aiuti previsti per chi li mantiene in buono stato con metodi naturali (con il pascolamento del bestiame) o artificiali (lo sfalcio dei terreni).

Il timore dell’ennesima tegola, che rischia di abbattersi su aziende già stremate dalla grave crisi del settore, ha indotto gli allevatori di tutte le province venete colpiti dal problema a riunirsi in un comitato trasversale, che accomuna agricoltori di Confagricoltura, Coldiretti e Cia. E ieri il gruppo, guidato dalla portavoce trevigiana Michela Bressan, ha incontrato nella sede di Confagricoltura Veneto il presidente nazionale di Confagricoltura Mario Guidi e il membro di Giunta di Confagricoltura Giangiacomo Bonaldi, illustrando le preoccupazioni degli allevatori e chiedendo sostegno per arrivare a una soluzione. Era presente alla riunione anche il vicentino Enrico Pizzolo, presidente della sezione regionale Bovini da carne di Confagricoltura Veneto, che spiega cos’è successo: “Fino alla campagna d’aiuti 2013, in conformità a quanto prescritto da Agea (l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura) – riepiloga -, ai singoli allevatori era data la possibilità sia di condurre all’alpeggio il proprio bestiame, sia di avvalersi dell’attività di altri pastori, concedendo loro l’uso del terreno. Successivamente Agea ha più volte modificato la propria versione sul pascolamento tramite terzi. Con una circolare del 2014 ne ha ribadito l’ammissibilità, ma nel 2015, smentendo totalmente la circolare precedente, ha dichiarato inammissibile il pascolamento “capi terzi”, con efficacia retroattiva. Sono stati penalizzati così centinaia di agricoltori che hanno dato fede a quanto riportato nella precedente circolare, che si sono visti non ammesse al pagamento le domande presentate nell’anno 2014.

Non solo: c’è il rischio che per queste aziende salti anche il percepimento degli aiuti per i prossimi sei anni”. Il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ha assicurato il suo sostegno: “Non lasceremo soli gli allevatori e cercheremo la soluzione del problema. A tal fine incontrerò, per approfondimenti, i vertici dell’Agea e del Ministero e aggiornerò il comitato degli allevatori, tramite la portavoce Michela Bressan, sugli eventuali sviluppi della vicenda, auspicando che possa essere chiusa positivamente in tempi ragionevoli”. In Italia il problema interessa 800 aziende, ma la maggioranza è concentrata in Veneto. “Centinaia di aziende agricole in Veneto rischiano di subire un enorme danno economico – avverte Pizzolo, -, che potrebbe portarle alla chiusura. Alcune decine sono in territorio vicentino. Gli aiuti della Pac, la Politica agricola comune, sono in questo momento l’unico sostegno ad una crisi che ha messo in ginocchio gli allevamenti veneti. Non possiamo permetterci di perdere aiuti importantissimi per colpa di pasticci della burocrazia”.

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