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Economia

Irregolari nell'agricoltura? Il Vicentino è maglia nera

A sancire la prima posizione in una terra veneta (che a sua volta è seconda fra le regioni italiane), in cui l'economia non osservata pesa 17 miliardi di euro, è una classifica sul caporalato nei campi redatta dalla Flai-Cgil: il cui segretario alle telecamere di Vicenzatoday.it parla di fenomeno dalle «dimensioni preoccupanti»

Vicenza è la maglia nera del Veneto per quanto riguarda il numero di episodi o situazioni consolidate di «lavoro sfruttato». Il dato emerge dal primo quaderno che il Placido Rizzotto, un osservatorio nazionale della Flai (la sigla che nella Cgil tutela i lavoratori del settore primario), ha pubblicato il giorno 23 marzo. Più in generale la situazione del caporalato, dello sfruttamento dei lavoratori e della penetrazione della colonizzazione delle agromafie rispetto ad un settore vitale per l'economia viene definita «decisamente grave». Ai microfoni di Vicenzatoday.it il vicentino Giosuè Mattei, segretario veneto di Flai-Cgil, parla di fenomeno «di dimensioni preoccupanti» e non nasconde le difficoltà nel contrasto del fenomeno. Su base nazionale la maglia nera è della Sicilia con 53 casi rilevati di criticità. Segue il Veneto con 44 tallonato dalla Puglia con 41 che a sua volta vede poco indietro il Lazio con 39. Per quanto riguarda invece le modalità con cui lo stesso è stato misurato in tutto il Paese, il rapporto fa fede ai procedimenti penali in corso dei quali i ricercatori hanno avuto contezza ma anche le interviste realizzate da remoto dai sindacalisti della Flai.

SEDICI COMUNI DA MATITA ROSSA
Ma quali sono i passaggi salienti dello studio dell'osservatorio che porta il nome del sindacalista di Corleone rapito e ucciso da Cosa nostra sul finire degli anni '40? Se si parla di Vicentino oltre al capoluogo della provincia berica l'osservatorio identifica addirittura quindici comuni nei quali circoscrive quelli che vengono definiti episodi di lavoro sfruttato. Si tratta di Asiago, Bassano, Valbrenta, Camisano, Montegalda, Montegaldella, Grisignano, Albettone, Agugliaro, Poiana, Tezze sul Brenta, Monticello, Lonigo, Gambellara, Montecchio Maggiore, Breganze. A questi comuni lo studio aggiunge due aree critiche trans-comunali denominate «Riviera berica» ed «Area berica» che non sono delimitate amministrativamente ma che aggiungono un elemento di criticità al fenomeno.

ITALIANI E STRANIERI A RISCHIO: IL TREND UCRAINO
Più in generale il fenomeno dello sfruttamento della manodopera irregolare nel Belpaese colpisce italiani e stranieri, questi ultimi per certi versi sono i più facilmente aggregabili dai caporali nonché dalla organizzazioni criminali eventualmente retrostanti. In questo senso i dati elaborati nel primo quaderno spiegano come le prime quattro nazionalità di provenienza per quanto riguarda i lavoratori extra Ue impiegati nel settore agricolo siano quella indiana (28.420 addetti), quella albanese (26.915), quella marocchina (26.056) e quella senegalese (9.066). Nella parte bassa della graduatoria, anche se non in fondo alla stessa, ci sono gli ucraini con 4086 unità. Si tratta di un numero che in ragione della invasione russa di queste settimane preoccupa non poco il sindacato. Il quale teme che i milioni di profughi, si tratta in primis di donne, possano finire mani e piedi «nei gironi dello sfruttamento».

SFRUTTATI A QUOTA 5.500
E se il quadro generale non è roseo il Veneto non ride. Infatti i lavoratori «gravemente sfruttati», in molti casi in condizioni prossime alla schiavitù, denunciano da tempo molte organizzazioni sindacali, sono ben 5.500; pocoo nulla si sa invece degli invisibili che sfuggono alle statistiche. Ad ogni buon conto si tratta di dati che confermano quanto scritto proprio da Mattei in un bollettino sintetico diramato dalla Cgil-Flai del Veneto pochi giorni fa «Questa piaga - si legge - oltre a violare le più elementari norme contrattuali e salariali annientando la dignità delle persone, reca un danno economico alla società.

UN MOLOCH DA 211 MILIARDI
La stima Istat sull'economia nazionale sommersa o non osservata ammonta a 211 miliardi di euro complessivi. Il dato dell'economia Veneta non osservata si attesta attorno ai 17 miliardi di euro». Più nel dettaglio il lavoro irregolare nel Veneto sfiora i 5,5 miliardi di euro su un totale di 79 miliardi riferibili al panorama italiano. «Oltre alle ingiustizie indicibili patite da queste povere persone - spiega Mattei ai taccuini di Vicenzatoday.it dobbiamo anche fare i conti con fenomeni che danneggiano non poco i conti pubblici». Il meccanismo, sottolinea il segretario che è un classe '82, funziona «spesso in questo modo»: dall'oggi al domani nascono o cooperative o più spesso società di capitali che pagano i lavoratori meno del previsto o talvolta quasi nulla. Contemporaneamente tali aziende, portando avanti una concorrenza «micidialmente sleale» nei confronti delle ditte che si comportano correttamente, non versano all'Erario tributi come Iva o gli oneri contributivi per poi fallire e riaprire magari con l'aiuto di qualche prestanome. «Questo sistema, che va colpito con la repressione e con la prevenzione, non si reggerebbe - rimarca Mattei - se non ci fosse una rete di professionisti border line che fornisce appoggio tecnico-legale per operazioni di questo tipo».

LE AGROMAFIE E LE WHITE LIST
Ad ogni modo all'orizzonte c'è qualche spiraglio? Il segretario parla di uno strumento molto innovativo previsto dalla legge 199 del 2016 conosciuto dagli specialisti come «Lavoro agricolo di qualità». Il quale non è niente di più che un registro (tra i tanti lo ricorda il forum Avviso pubblico) del quale possono fare parte solo le imprese del settore agricolo che non hanno ricevuto condanne per violazioni della normativa in materia di lavoro, legislazione sociale e fiscale. Mattei sostiene che purtroppo la redazione di questo registro (che più o meno sotto il pelo dell'acque è osteggiato ovviamente dalle agromafie ma anche da parecchie imprese che preferiscono avere mano libera coi lavoratori) «sia de facto ancora in stasi». Una piena operatività di questo registro delle white list aziendali, che è obbligatorio per legge, dovrebbe concretizzarsi attraverso un coordinamento fattivo tra tribunali, prefetture, uffici territoriali dell'Inps, uffici regionali e articolazioni delle province. Tuttavia, denuncia il sindacato, il funzionamento a pieno regime dell'archivio del «Lavoro di qualità rimane al momento una chimera». Il problema, anche se non in tutto il suo peso, comincia ad essere ben connotato presso l'opinione pubblica. Un recentissimo libro dello storico Luciano Canfora («La democrazia dei signori» edito da Laterza) affronta anche questo tema e lo mette in relazione con le politiche adottate dagli ultimi governi. Sul web un filmaker molto attivo come Daniele Guida sul suo canale YouTube Novalectio ha dedicato al problema un approfondimento molto visto, specie dai giovani, che ha sfondato le 300mila visualizzazioni: senza contare la serie spagnola «Mar de plastico» che trasmessa in Italia da Netflix è dedicata anche al dramma dello sfruttamento dei braccianti agricoli. «Con questi chiari di luna - conclude Mattei - non possiamo escludere che nel nostro Nordest non si scoprano altre gravi quanto estese anomalie».

ASCOLTA L'INTERVISTA A GIOSUÉ MATTEI

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