Falsi permessi disabili per andare al mare: a processo due dipendenti pubblici

I due impiegati della Camera di Commercio di Vicenza, rinviati a giudizio per reato di truffa ai danni dell’INPS per migliaia di euro, per anni sfruttavano illecitamente la legge sull'assistenza

Epilogo di una complessa e articolata indagine condotta dai carabinieri del nucleo ispettorato del lavoro di Vicenza, che si è conclusa con il rinvio a giudizio di due dipendenti infedeli della Camera di Commercio che per anni hanno abusato della legge sui disabili. Secondo l'accusa i due usufruifano illecitamente dei tre permessi mensili previsti dalla normativa richiesti per assistere propri familiari invalidi. In realtà i giorni venivano utilizzati per andare in vacanza al mare o per diverse attività ludiche di natura privata. 

Oltre a villeggiatura al mare o commissioni private i pubblici dipendenti infedeli, L. G. e M.C.  frequentavano centri commerciali, esercizi pubblici, mercati rionali, bar per aperitivi. Ai militari è capitato di “pizzicarli” anche in sale slot della provincia, mentre solo in rare occasioni venivano dedicate visite di “cortesia” ai famigliari, della durata variabile di 5 - 15 minuti su 9 ore di permesso richiesto ed utilizzato illecitamente.

L'INDAGINE

L'indagine è scaturita in seguito alla segnalazione da parte della stessa Camera di Commercio che nel corso di proprie verifiche interne aveva riscontrato delle anomalie nelle modalità di utilizzo dei permessi da parte di diversi dipendenti. I due uomini, denunciati per truffa ai danni dello Stato e dell’Ente previdenziale INPS, attraverso false dichiarazioni attestanti la necessità di usufruire di permessi al fine di assistere propri familiari disabili, avrebbero usufruito di numerosi giorni di assenza  dal lavoro, regolarmente retribuiti, come giorni di ferie aggiuntive a quelle ordinarie. 

I militari del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Vicenza li hanno individuati al termine di un articolata indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza e andata avanti circa sei mesi. Le indagini, attraverso servizi di osservazione e pedinamento dei sospettati, oggi indagati, hanno permesso di smascherare il loro comportamento infedele e fraudolento.

Come si legge nel dispositivo di rinvio a giudizio, i due indagati utilizzavano il tempo sottratto all’attività lavorativa per dedicarsi unicamente ad attività di natura privata e personale, senza mai prestare assistenza al familiare bisognoso per cui venivano richiesti i permessi, affidato, invece alle cure esclusive di una badante (nel primo caso ) e/o di altri familiari conviventi (nel secondo caso). 

L'attività investigativa ha permesso di quantificare le somme indebitamente percepite dai due dipendenti per i giorni di permesso ottenuti illecitamente in 72 giorni di permesso retribuito per l’uno e 55 giorni di permesso retribuito per l’altro corrispondenti ad 10.447,74 euro (corrispondenti a 704,5 ore lavorative) per il primo ed 8131,20 euro (corrispondenti a 572 ore lavorative) per il secondo. 

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