Processo A31 sud, il testimone: «Amianto sotto il sedime»

L’accusa è di Agostino Ganci, ex capocantiere del lotto 4. Intanto l’avvocato del Ministero dell’ambiente chiede al giudice e al pm di rivedere le imputazioni

In foto alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e i loro legali (Foto Marco Milioni)

Questa mattina al tribunale di Vicenza si è tenuta una nuova udienza del lungo processo che riguarda le sostanze inquinanti seppellite sotto alcuni tratti della Valdastico sud. Un’udienza in cui ha avuto un peso determinante l’udienza di Agostino Ganci, il piccolo impresario edile di origini siciliane ma senese d’adozione, già capocantiere del lotto 4 dell’autostrada, che si era opposto, così almeno ha riferito quest’ultimo a più riprese, a collocare sotto il fondo stradale sostanze che a suo giudizio non avevano titolo per essere usate in quel contesto. Il teste è stato ascoltato a lungo e con molta attenzione dal pubblico ministero Lucia D’Alessandro (l’accusa era rappresentata dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia competente per questa tipologia di reati ambientali pur a fronte del fatto che il processo si celebra nella città del Palladio), dal giudice Antonella Toniolo, ma anche dagli avvocati delle parti civili (Regione, Ministero dell’ambiente e associazioni ambientaliste), nonché dagli avvocati degli imputati, per lo più rappresentanti di società accusate a vario titolo di aver fatto finire sotto il sedime stradale ciò che lì non doveva finire.

Tra queste sostanze, oltre agli scarti di fonderia che sono alla base del processo, come ha raccontato Ganci durante un’accurata ricostruzione vi sarebbe stato anche dell’amianto che una volta triturato dalle macchine operatrici al lavoro sul sedime si sarebbe polverizzato finendo di diventare un rischio non solo per l’ambienete ma pure per gli operai presenti. E se da una parte i legali delle associazioni ecologiste Paolo Pentella e Edoardo Bortolotto spiegano che in buona sostanza Ganci non ha fatto che confermare il quadro accusatorio, qualche riserva sull’andamento dell’udienza l’ha espressa l’avvocato di parte del ministero dell’ambiente ovvero Flavio Bonora «Pensavo meglio. Spero comunque che sulla base delle risultanze della istruttoria odierna pubblico ministero e giudice riguardino i capi d’imputazione» in questo momento in essere ha commentato laconicamente a margine dell’udienza facendo così trapelare una certa qual insoddisfazione.

Ancora più insoddisfatto di come sta andando il processo è invece Andrea Spaliviero, uno dei membri del comitato Tutela area berica il quale si lamenta che dal procedimento siano usciti alcuni protagonisti di primo piano come le acciaierie Beltrame i cui scarti erano stati in alcuni casi ritrovati proprio sotto il tracciato dell’autostrada il quale poi spara a zero: «Durante il processo molti testi sono stati reticenti». E sempre a margine dell’udienza sono state dure le critiche nei confronti della società autostradale Brescia Padova, di Arpav, della società costruttrice e pure della magistratura che non sarebbero state sufficientemente diligenti, sostiene ancora il comitato, in tema di controlli e di accertamenti. (in foto alcuni esponenti delle associazioni ambientaliste e i loro legali).

ASCOLTA IL COMMENTO DELL’AVVOCATO PAOLO PENTELLA

ASCOLTA IL COMMENTO DELL’AVVOCATO EDOARDO BORTOLOTTO

ASCOLTA IL COMMENTO DELL’AVVOCATO FLAVIO BONORA

ASCOLTA IL COMMENTO DI ANDREA SPALIVIERO

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