Da una a tre dosi per una bici: la democrazia dello spaccio

Chi ruba le biciclette lasciate incustodite in città? Come si sviluppa il mercato sotterraneo delle due ruote nell’ambito degli spacciatori? Breve inchiesta sul legame tra i furti delle due ruote e la droga

Bici rubate e poi recuperate dalle forze dell'ordine (foto archivio)

Ne rubano una media di due al giorno. Sono un mercato sempre florido e sono uno dei mezzi preferiti dai “pusher volanti”, gli spacciatori che girano in lungo e in largo la città per portare a domicilio le “buste” di stupefacente: sono le biciclette.

Da strada, mountain bike, da donna con cestello. Vecchie o nuove non conta, l’importante è dare ai “cavalli” dei pusher il mezzo per essere veloci, anonimi e poter percorrere le stradine dove le macchine della polizia o dei carabinieri, non possono passare. Una bicicletta non insospettisce e non attira l’attenzione, più di tanto, su chi la porta. E’ un mezzo accessibile a tutti.

La democrazia a due ruote. Una democrazia che viene usata per meglio mimetizzarsi nel traffico cittadino.

Ma chi ruba queste biciclette? Come si sviluppa il mercato sotterraneo delle due ruote nell’ambito degli spacciatori?

Innanzitutto i nigeriani, come organizzazione egemone a Vicenza nell’ambito della droga, ha un suo modus operandi ordinato e operativo. E’ difficile che siano loro a rubarle direttamente. Se succede è solo per qualche emergenza durante il loro tour di consegne. Per i furti si affidano a batterie di tossicodipendenti che girano notte e giorno per la città.

La vostra bicicletta, che magari è costata qualche centinaio di euro, nel mercato sotterraneo della vendita ai pusher è valutata da una a tre buste di eroina. Un mercato che dura tutta la settimana e che finisce la domenica, come abbiamo visto giorno sacro per l’organizzazione nigeriana. Dove è vero che non vendono droga in quel giorno ma è altrettanto vero che è il giorno designato per lo scambio delle biciclette con i pusher delle altre città, soprattutto Padova e Verona. Un modo semplice ma efficace per non far circolare mai i propri “cavalli” in città con delle biciclette riconoscibili dal proprietario o dalla polizia.

Non essendo quasi mai biciclette di primissima mano i controlli sono oltremodo difficili e sono rarissime le denunce che scattano per chi viene fermato. Molte volte in possesso di ricevute d’acquisto fittizie, mai effettivamente verificabili. Un ramo piccolo e secondario di un business, come quello della droga a Vicenza, che si misura con svariati zeri.

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