Cavalcavia De Ferreti, non solo paura del crollo: prostituzione, degrado e strani traffici

Il ponte che connette i Ferrovieri al resto della città è oggetto dei timori dei residenti: i quali denunciano anche il degrado della zona. Raccolta firme per un esposto contro il progetto Tav al Bocciodromo

Un momento del flash mob, esposto uno striscione (foto Marco MIlioni)

Il cavalcaferrovia di via De Ferreti, nella periferia del capoluogo berico, preoccupa i residenti. I quali, memori del disastro del ponte Morandi a Genova, chiedono lumi al Comune, tanto da essere pronti a mettere nero su bianco ogni dubbio per inviare il tutto in procura sotto forma di esposto.

É quanto emerso durante un sopralluogo in zona da parte di alcuni abitanti del luogo, da parte dell’ex consigliere comunale Daniele Ferrarin (già col M5S, ora con il movimento Italia in comune, riferibile al sindaco di Parma Federico Pizzarotti) e da parte di alcuni attivisti dello spazio sociale «Il bocciodromo» che peraltro non dista molto dal sito oggetto del flash mob di sabato.

E se Ferrarin da una parte chiede di sapere se il ponte sia davvero sicuro, su alcuni piloni «sono riscontrabili alcuni evidenti segni di usura» dall’altra gli attivisti del Bocciodromo hanno preso la palla al balzo per contestare il fatto che se il progetto della Tav dovesse proseguire il cavalcavia «potrebbe sparire» a beneficio di una nuova soluzione viabilistica che a giudizio degli stessi attivisti metterebbe in seria difficoltà il quartiere privandolo dei «necessari collegamenti col resto della città di Vicenza».

Il Bocciodromo è da sempre contrario all’alta velocità tanto che ieri i ragazzi del collettivo hanno esposto uno striscione (in foto) facendo sapere per di più che chi è interessato può passare in via Rossi 198 a partire da lunedì 22 ottobre per firmare l’esposto. Passati alcuni giorni l’incartamento poi sarà indirizzato alla magistratura.

«L'intera zona è vittima del degrado»

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L'altra mattina però sono scesi in strada anche alcuni residenti, tra cui Alberto Sacchi. Questi ultimi denunciano «condizioni inaccettabili del manto stradale, il quale dopo i lavori di rinforzo di alcuni piloni del ponte di fatto non esiste più tanto da essere un pericolo per le persone, per le auto anche in ragione del fatto che quando piove» la sede stradale sotto il ponte intercettandone le acque meteoriche «si trasforma in un lago pieno di insidie».

Allo stesso tempo i residenti lamentano anche della presenza di un appartamento, di proprietà di una vicentina, che sarebbe divenuto luogo di prostituzione. E sempre nella stessa palazzina di via De Ferreti lamentano la presenza anche di un possibile traffico di bici rubate ad opera di immigrati. Comune e forze dell’ordine sarebbero più volte stati informati: o con segnalazioni ad hoc o addirittura con esposti circostanziati ma al momento queste iniziative non avrebbero sortito alcun effetto. Non meglio vanno le cose nel parcheggio pubblico che si trova un centinaio di metri dopo: erbacce altissime presenti ovunque, rifiuti, deiezioni animali.

«Vorrei capire che cosa l’amministrazione comunale e vorrei capire se i lavori di sfalcio siano stati affidati ad una coop. È poco decoroso che quel parking si sia trasformato in una boscaglia» spiega un residente del luogo che preferisce non essere nominato e che riferisce di avere più volte allertato la polizia municipale.

Tanto che non mancano i residenti i quali temono che tale decennale degrado sia stato in qualche modo architettato in previsione di un nuovo assetto urbano da far coincidere col passaggio della Tav. Si tratta di un fenomeno ben conosciuto agli urbanisti anglosassoni che in forma gergale prende il nome di gentrification. Si tratta di quel processo che prevede il degrado progressivo e in qualche maniera pianificato di un distretto in modo da far scenderne i valori immobiliari per poi riqualificarlo e rimetterlo sul mercato dopo una serie di operazioni fondiarie spesso speculative.

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