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Venerdì, 28 Gennaio 2022
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Truffe d'auto, sgominata associazione a delinquere: in carcere il boss

I potenziali acquirenti, dopo aver visionato i veicoli su internet ed aver effettuato dei giri di prova recandosi in concessionaria, consegnavano agli indagati una caparra salvo poi scoprire che al momento del ritiro i gestori si erano dileguati e che nessun veicolo era più presente nel piazzale espositivo

Due arresti ed un obbligo di firma per tre soggetti ritenuti gli autori di molteplici truffe legate alla compravendita di auto attraverso una concessionari di Montecchio Maggiore. Il cerchio si chiude dopo anni di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Vicenza.

Tutto è partito nel dicembre 2018. I potenziali acquirenti, dopo aver visionato i veicoli su internet ed aver effettuato dei giri di prova recandosi in concessionaria, consegnavano agli indagati - per contanti, assegni o attraverso bonifici bancari – somme do oltre 1.200.000,00 euro a titolo di caparra o saldo, salvo poi scoprire, nel giorno concordato per il ritiro delle autovetture, che i gestori della concessionaria si erano dileguati e che nessun veicolo era più presente nel piazzale espositivo.

Grazie all'attivià di indagine della procura è stata riconosciuta un'associazione a delinquere finalizzata alla truffa il cui promotore era Paolo Stevan, 48enne di Pove del Grappa, ritenuto il capo. I successivi approfondimenti investigativi hanno portato, da un lato, ad accertare condotte di riciclaggio e trasferimento fraudolento di valori, poiché le somme di denaro accreditate a titolo di caparra, o a saldo, sui rapporti bancari della concessionaria erano state distratte a favore di conti esteri - talora utilizzati per l'acquisto di altre autovetture, mai pervenute tuttavia nella disponibilità della società - o comunque intestati a terze persone.

Dall'altro, dopo il dichiarato fallimento dell'impresa, la Procura ha ricostruito fatti plurimi di bancarotta fraudolenta patrimoniale per distrazione, documentale e per operazioni dolose. Ulteriori sviluppi d'indagine hanno poi riguardato altre società, sempre riconducibili al "capo" (ed al co-indagato J.P.), benché formalmente amministrate da consapevoli “prestanome”, tra cui L.C.

Le imprese in questione, erano dedite all'emissione sistematica di fatture per operazioni inesistenti finalizzate a consentire l'evasione dell'IVA ai soggetti economici effettivi acquirenti delle autovetture. Il meccanismo fraudolento adoperato era quello del c.d. falso consumatore finale", attraverso il quale veniva fittiziamente fatta figurare, quale acquirente dei veicoli di provenienza comunitaria, una persona fisica che provvedeva a richiedere l'immatricolazione del mezzo alla motorizzazione, consentendo all'operatore economico reale acquirente, attraverso tale schermatura, di aggirare gli obblighi di versamento dell'imposta.

Sono state contestate l'emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti e di omesso versamento dell'IVA, in relazione alle quali è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati per un importo di circa un milione e 100mila euro.

Nella giornata di mercoledì i militari del Nucleo Investigativo del comando provinciale carabinieri di Vicenza e del gruppo della Guardia di Finanza di Bassano del Grappa hanno dato esecuzione agli arresti. Il capo, Paolo Stevan, non rintracciato nel domicilio nel corso della mattinata, si è costituito in serata ai carabinieri di Castelfranco Veneto (Treviso). Agli arresti domiciliari J.P., 49enne di Vedelago (Treviso), obbligo di firma invece per L.C., 75enne di Marano Vicentino. É stato inoltre attuato un sequestro preventivo per 2.337.986,14 euro.

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