Maxi truffa da un milione di euro sull'acquisto di auto di lusso

C'è anche un bassanese tra le vittime della banda che, grazie ad un complesso ed articolato sistema, è riuscita ad acquistare con assegni in bianco numerose vettureper poi rivenderle all'estero

Un'auto come quella ceduta da un bassanese

I Carabinieri del Comando Provinciale di Genova hanno smantellato un sodalizio criminale organizzato per ruoli e compiti, stanziale tra l’Italia e la Germania, dedito alla commissione di truffe di autovetture di pregio di rilevante valore patrimoniale.

La truffa

Il gruppo criminale individuava tramite le piattaforme online di vendita di autovetture i veicoli – sempre di grossa cilindrata e di marchi di lusso – che poi sarebbero stati oggetto di truffa. Le modalità erano sempre le medesime: le vittime, che ponevano in vendita delle autovetture attraverso inserzioni nei portali web, venivano contattate da esponenti del sodalizio criminale, che, dopo aver concluso verbalmente l’acquisto, comunicavano che avrebbero utilizzato quale modalità di pagamento l’assegno circolare postale. Detti assegni venivano contraffatti dall’associazione criminale mediante la collaborazione di altro soggetto “falsario”, dotato di apparecchiature e competenze informatiche, nonché di format di assegni postali in bianco, dove inserire i dati del beneficiario e la somma pattuita per l’acquisto.

Inoltre, veniva creato ad hoc sul web, per ogni singola truffa, un ufficio postale fittizio, in luogo prescelto fra quelli in cui non era realmente presente una filiale di Poste Italiane, al quale veniva associata una numerazione fissa, creata tramite un gestore di telefonia VOIP, inserita poi in altri portali come pagine bianche, pagine gialle, virgilio, etc.. Alle chiamate su tale numerazione rispondeva un complice che fingendosi impiegato di Poste Italiane, assicurava l’autenticità del titolo di credito utilizzato per il pagamento delle autovetture.

Il modus operandi

Per tale motivo l’indagine prende il nome di BYPASS, ossia proprio per la capacità del gruppo criminale di aggirare i normali canali di verifica degli assegni attraverso la creazione fittizia di uffici postali. Successivamente, avuta conferma della (falsa) genuinità dell’assegno circolare, veniva formalizzato il passaggio di proprietà della vettura, che veniva intestata a soggetti di volta in volta differenti e facenti parte del sodalizio, mediante l’utilizzo di documenti falsi, e, quindi, riferiti a persone inesistenti; anche detti documenti venivano realizzati dal “falsario” succitato.

Il veicolo veniva venduto a prezzo nettamente al di sotto di quello di mercato, per il tramite principalmente di soggetti siciliani residenti all’estero, ed esportato fuori dal territorio nazionale – Germania, Francia, Olanda – dove veniva legalmente reimmatricolato e ceduto ad acquirenti ignari della provenienza illecita.

Giova precisare come la scelta delle autovetture fosse compiuta in relazione alle esigenze dei futuri acquirenti all’estero e, nello specifico, ricadeva sempre su veicoli a benzina, viste le sempre più stringenti normative anti inquinamento varate nell’ultimo periodo. Inoltre, è da sottolineare la capacità operativa del gruppo criminale, in grado di effettuare, nella stessa giornata, più truffe simultaneamente.

L'indagine

L’indagine è partita nel mese di giugno 2018 a seguito di un arresto, per possesso di documenti falsi, operato dalla Stazione Carabinieri di Serra Riccò, che forniva un prezioso contributo iniziale. In quel frangente i Carabinieri intervenivano all’atto della compravendita e pertanto, oltre ad arrestare il presunto acquirente, sventavano anche la truffa in essere.

Tutte le informazioni sono state poi trasmesse al Nucleo Investigativo di Genova che ha intrapreso una più complessa attività che ha successivamente consentito di ricostruire l’intero organigramma del gruppo criminale ed acclarare la responsabilità del sodalizio in almeno 12 truffe. Su richiesta della Procura di Genova, che ha coordinato l’indagine, il GIP del Tribunale ha emesso il provvedimento restrittivo a carico di 10 persone (n.7. custodia in carcere e n.3 arresti domiciliari). La misura è stata eseguita nelle prime ore della giornata odierna.

I truffati

Gli episodi ricostruiti sono i seguenti:

- in data 28 maggio 2018, truffa a Milano di una Porsche Panamera;
- in data 28 maggio 2018, truffa a Scanso Rosciate (BG) di una Porsche Macan;
- in data 28 maggio 2018, truffa a Rozzano (MI) di un camper;
- in data 05 giugno 2018, truffa a Bassano del Grappa (VI) di una Range Rover Sport HSE;
- in data 08 giugno 2018, truffa a Castellarano (RE) di una WW Passat;
- in data 15 giugno 2018, truffa tentata a Serra Riccò (GE) di un BMW X6;
- in data 15 giugno 2018, truffa a Bologna di una Mercedes Classe A AMG;
- in data 09 luglio 2018, truffa Pavia di un BMW X4;
- in data 09 luglio 2018, truffa a Pavia di una Maserati Ghibli;
- in data 10 luglio 2018, truffa a Verona di un Range Rover Sport;
- in data 30 luglio 2018, truffa tentata in Bologna di una Porsche Macan; - in data 31 luglio 2018, truffa tentata a Saronno (VA) di una Porsche Panamera turbo.

Un giro da un milione di euro

Nel corso dell’attività sono state sventate alcune truffe e recuperate quattro autovetture per un valore complessivo di 300mila euro. Il giro di affari dell’organizzazione si attesta su un milione di euro.

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