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Martedì, 18 Giugno 2024
Cronaca Sandrigo

Acqua potabile «a rischio»: finisce KO il bacino da 70 milioni invocato da Zaia

Il Tribunale superiore delle acque boccia sonoramente il progetto che era stato contestato dai Comuni del comprensorio dell'Est vicentino e sul quale si erano concentrati pure gli strali della rete ecologista. Esulta Europa verde che con Cristina Guarda parla di «vittoria dell'ambiente e del diritto»

Il progetto caldeggiato dalla giunta veneta per la realizzazione del bacino anti-piena previsto sul torrente Astico tra Breganze e Sandrigo è illegittimo perché, tra le altre, non ha valutato il rischio che venga contaminata la falda che alimenta l'acqudotto del comprensorio: l'invaso infatti era previsto nei pressi di una discarica. Lo ha stabilito a Roma il Tribunale superiore delle acque con una sentenza depositata oggi 24 maggio. Il provvedimento in larga parte accoglie quindi il ricorso presentato dalle due municipalità interessate nonché dal Comune di Montecchio Precalicino.

Soprattutto la magistratura ha confermato molte delle perplessità espresse dai comitati nonché dal consigliere regionale Cristina Guarda di Europa verde che in passato, in linea con le contestazioni della rete ambientalista, aveva bollato come «assurda, impattante e oltremodo costosa» l'opera fortissimamente voluta non solo dal governatore leghista Luca Zaia, non solo dall'assessore regionale all'ecologia Giampaolo Bottacin ma pure dal presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti, leghista pure lui come gli altri due compagni di partito.

AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA SCADUTA
La prima importante censura del collegio composto da sei magistrati ed un esperto tecnico (Antonio Pietro Lamorgese è il presidente, Cecilia Altavista è la relatrice) riguarda un momento preciso dell'iter autorizzativo. Secondo i giudici infatti va bollata come illegittima la mancata convocazione del tavolo tecnico decisorio fra gli enti coinvolti: tavolo noto come Conferenza di servizi. Quest'tultima infatta era necessaria affinché fosse acquisita una nuova autorizzazione paesaggistica giacché la precedente, come ammesso pure dall'amministrazione regionale risultava scaduta.

L'ALERT SU DISCARICA E RETE IDRICA
L'altra censura di peso riguarda il rischio in capo all'approvvigionamento di acqua potabile. Il bacino infatti è previsto nei pressi di una vecchia discarica dislocata nel territorio di Sandrigo. Sia i Comuni interessati, sia la rete ecologista, da tanto tempo temono che una volta pieno l'invaso possa far filtrare acqua che proprio intercettando la vecchia discarica possa alla fine contaminare le falde: compresa quella che alimenta una parte dell'acquedotto del distretto. Secondo i giudici, nonostante gli alert palesati dalle autorità, il progetto complessivo non ha valutato questo rischio. Il che era stato ribadito anche in un accorato appello reso pubblico dalla rete ecologista berica non più tardi di un mese fa (https://www.vicenzatoday.it/attualita/territorio-vicentino-fascia-pedemontana-bacino-della-discordia-19-aprile-2024.html).

Il fatto che il Tribunale superiore delle acque pubbliche abbia «giustamente condannato la Regione Veneto» a pagare tutte le spese legali pari a quattromila euro, spiega ai taccuini di Vicenzatoday.it Guarda, «la dice lunga su quanto sia stata avventata la scelta di palazzo Balbi che i comitati le amministrazioni locali e la sottoscritta hanno sempre contestato con fermezza». Sempre Guarda parla di «vittoria delle ragioni dell'ambiente e del diritto». Allo stesso tempo la consigliera rispolvera un altro cavallo di battaglia caro ad una parte della rete ecologista vicentina.

RITARDI E POLEMICHE: DAL SISTEMA DI RICARICA MAI REALIZZATO AL CASO MEDA
«Da anni e anni la Regione Veneto prevede sulla carta un bacino importantissimo come quello di Meda nel Comune di Velo d'Astico senza che però i lavori abbiano inizio. Al contempo, mentre la giunta Zaia si intestardisce con la cassa di espansione di Sandrigo, si guarda bene dal realizzare il sistema di ricarica diffuso della falda che garantisce performance migliori del bacino, contiene meglio i rischi, compresi quelli idrogeologici e soprattutto costa infinitamente meno». L'opera caleggiata dall'esecutivo regionale infatti inizialmente sarebbe dovuta costare sui 35 milioni di euro: poi lievitati «alla cifra monstre di settanta milioni» attaccano da mesi i comitati. Cifre da capogiro che avevano fatto parlare di appetiti poco entusiasmanti, anche da parte dei privati che avrebbero ceduto (in maniera ordinaria o mediante esproprio) i terreni interessati all'ente pubblico. Il tema specie a Sandrigo (nel riquadro la sede municipale) è da anni molto sentito.

ELEZIONI IN VISTA: QUESTIONE POLITICA
Ad ogni modo sul tavolo regionale rimane la scottatura politica patita dalla Lega nord, specie dalla corrente vicina al governatore Luca Zaia, a ridosso delle prossime elezioni europee. Il Tribunale superiore delle acque infatti è un organo giudicante amministrativo di secondo grado, assimilabile al Consiglio di Stato. Le sue sentenze quindi sono immediatamente esecutive: tutto ciò comporta pertanto lo stop ai lavori che erano de facto già iniziati con l'avvio delle procedure di esproprio nonostante tutte le perplessità dei comitati. Di più, le sentenze del Tribunale superiore delle acque  possono essere impugnate solo in Cassazione. Non è ancora chiaro se la giunta Zaia procederà o meno in questa direzione.

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