Thiene, liberata schiava del sesso cinese: "Un cliente ogni mezz'ora"

Scoperto dalla polizia locale Nord Est Vicentino un bordello cinese in via Dante a Thiene. Le ragazze, cinesi e irregolari, che si alternavano nell'appartamento, ora sequestrato, erano gestite da una vera e propria organizzazione. Un business da oltre 1.200 euro al giorno

I preservativi trovati all'interno dell'appartamento (foto polizia locale)

Grazie alla segnalazione ad un agente di quartiere, la polizia locale Nord Est Vicentino ha scoperto un bordello cinese in un appartamento in via Dante 56, a Thiene. Quando è scattato il blitz, all'interno c'era una ragazza cinese, irregolare, che ha poi raccontato la sua drammatica condizione di sfruttamento. Le indagini proseguono e l'appartamento è stato sequestrato.

Il via vai di uomini era stato segnalato alle forze dell'ordine dai residenti e sono così partiti i necessari accertamenti che permettevano di individuare vari annunci in Internet circa la disponibilità di donne orientali del tenore: "Thiene, sexy nuovissima ragazza orientale....", con il relativo recapito telefonico da chiamare. Nel pomeriggio di giovedì veniva pertanto organizzato un servizio specifico e due agenti in abiti borghesi si posizionavano nei pressi dell'ingresso dell'appartamento in questione.

Alle 16 veniva constatato l'ingresso di un uomo, che ne usciva 25 minuti dopo. Il medesimo, 44enne residente in Lombardia, riferiva trovarsi di passaggio a Thiene per motivi di lavoro e di avere consumato un rapporto sessuale completo per la somma di cento euro una donna cinese. Alle successive ore 18 entrava un altro uomo, che si tratteneva per 10 minuti. Il medesimo, 38enne residente nella provincia di Padova, riferiva di avere appena consumato un rapporto sessuale "limitato" per la somma di 50 euro.

Scattava quindi la perquisizione: all'interno dell'abitazione veniva trovata una donna di nazionalità cinese, in abiti succinti, che non parlava una sola parola di italiano. Sul posto tutte le tracce dei rapporti appena compiuti e la casa risultava essere opportunamente attrezzata per la prostituzione. Profilattici non solo nel cassetto del comodino, ma anche occultati sotto i cuscini delle sedie e, perfino in una bottiglia del latte posizionata nel frigorifero. Olio per massaggi, contenitori per profilattici usati, armadio attrezzato con molti vestitini sexy ed altri accessori. In un libro cinese veniva rinvenuta la somma di 90 euro e, occultate in mezzo a vari volantini pubblicitari, molte banconote per una ulteriore somma di 1.290 euro.

Sprovvista di documenti ed irregolare in Italia, la donna veniva accompagnata in comando per il foto-segnalamento. In seguito, grazie all'intervento di interprete, descriveva una precisa organizzazione che faceva alternare le ragazze nell'appartamento in questione, attrezzato di tutto punto per la prostituzione. Precisava l'esistenza di un vero e proprio CALL CENTER. Infatti i clienti chiamavano l'utenza reclamizzata in internet ed una voce orientale, in italiano, dava loro le indicazioni per raggiungere il luogo del meretricio. Quando il cliente era davanti all'appartamento, la donna del CALL CENTER chiamava la prostituta dicendole di aprire la porta che c'era un cliente. La prostituta descriveva poi di avere solo due ore libere al giorno e che ogni rapporto doveva durare al massimo mezz'ora. La medesima era continuamente controllata telefonicamente. Delle somme ricevute per ogni rapporto poteva trattenere per se solo € 20,00, gli altri doveva custodirli in attesa della venuta di un rappresentante dell'organizzazione.

Sono in corso accertamenti per stabilire le varie responsabilità, anche della proprietà o dell'agenzia alla quale era stata affidata la locazione dell'immobile, poichè - al momento - non risultano registrazioni del relativo contratto. L'appartamento è stato sequestrato preventivamente ai sensi dell'art. 121 c.p.p., per impedire che la libera disponibilità dello stesso possa aggravare le conseguenze del reato di favoreggiamento o sfruttamento della prostituzione.

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