Tangenti a Legnano, indagato l'ad di Safond

Il top manager della società di Montecchio Precalcino, Enrico Barbarese, sotto inchiesta a Vicenza per una vicenda di inquinamento, sarebbe indagato nell’ambito dell’affaire nomine che sta squassando il Milanese. Il diretto interessato però contesta fieramente le accuse

Enrico Barbarese, amministratore delegato della Safond Martini di Montecchio Precalcino, recentemente finito nella maxi inchiesta sulla nota società dell'Alto vicentino, in queste ore è finito al centro di un altro scandalo. Si tratta della maxi inchiesta che in Lombardia sta squarciando il velo rispetto ad alcuni presunti episodi di mala gestio che avrebbero interessato il Comune di Legnano nel Milanese.

INDAGINE IN LOMBARDIA

Nell'ambito del quel filone d'inchiesta Barbarese risulta tra i principali indagati, come riportano tra gli altri Il Giornale e Varesenews che alla figura del manager della Safond dedica un lungo approfondimento. L'agenzia Adnkronos nell'ambito della stessa vicenda ha anche riferito il testo di alcune intercettazioni che riguarderebbero la condotta attribuita dalla procura di Busto Arsizio agli indagati. In buona sostanza si tratterebbe di una combine finalizzata alla nomina di Barbarese quale dirigente municipale incaricato di sovrintendere alle società partecipate dal comune.

Più segnatamente l'agenzia Adnkronos in riferimento alla posizione del manager della Safond parla di una intercettazione finita agli atti dell'inchiesta. In uno dei casi di turbativa contestati dai pm ai vertici del Comune di Legnano, racconta l'agenzia di stampa, quello per la nomina di un dirigente comunale, la valutazione del candidato rappresentò «un mero simulacro in quanto mesi prima era stato già individuato» Enrico Barbarese, «in totale violazione» delle leggi con una «manipolazione della procedura selettiva».

L'ORDINANZA DEL GIP E IL CASO TOSCANO

Così almeno si legge nell'ordinanza del gip, il giudice delle indagini preliminari, di Busto Arsizio che ha disposto gli arresti, per come lo riporta Adnkronos. Tra l'altro, Barbarese, «tra gli indagati», è descritto come «soggetto privo di esperienza in materia di enti locali e gravato da precedenti di polizia», nominato «nonostante presentasse una situazione di incompatibilità che lo stesso nominato aveva sollevato con gli indagati», in quanto presidente e ad di una società, la Safond Martini. In una intercettazione, Barbarese spiegherebbe a Fratus e Cozzi che «... il vostro regolamento mi impedisce di tenere l'altro incarico... è un caso di incompatibilità assoluta di stampo veterocomunista, questo l'hanno messo quelli del Pd...» Ma sollevato il problema offre anche la soluzione: «Ma mica abbiamo problemi di andare in galera, non è questo il problema. È non dare spazio a robe strumentali, capito?... Una letterina e vi sistemo tutto secondo me».

Questa in sintesi è la ricostruzione di Adnkronos. Barbarese peraltro stando a un servizio del 2018 del quotidiano Il Tirreno sarebbe finito al centro di un altro scandalo. Stavolta a Piombino nel Livornese. Al centro dell'inchiesta della magistratura ci sarebbe la violazione di una serie di prescrizioni ambientali.

«IL MIO ASSISTITO È SERENO»

Ma quale è il punto di vista del diretto interessato? Per conto di Barbarese parla il suo legale, ossia Marco dal Ben del foro di Vicenza.

«Premesso che non sono a conoscenza di alcun dettaglio rispetto alla inchiesta Toscana perché è un caso che non conosco, posso sicuramente fare alcune precisazioni rispetto alla vicenda Safond e alla vicenda di cui in queste ore stanno parlando i media lombardi. Quanto al caso Safond, inchiesta che vede protagonista anche il mio assistito poiché la magistratura gli contesta in qualche modo di avere gestito una determinata area come discarica abusiva c'è un procedimento in corso. Attendiamo con fiducia gli esiti della caratterizzazione del sito o meglio del suolo. Quanto alla inchiesta di Legnano possiamo dire che la procura di Busto Arsizio gli contesta» in concorso col sindaco di Legnano Gianbattista Fratus e col vice Maurizio Cozzi «la turbativa degli incanti in relazione ad una nomina di Barbarese quale dirigente comunale addetto al coordinamento delle partecipate».

Dal Ben aggiunge un'altra precisazione. «Il mio assistito si dice sereno e convinto della bontà del suo operato perché quella nomina è avvenuta sulla base del suo curriculum e sulla base della sua esperienza professionale specifica. Il mio assistito tra l'altro mi rappresenta che oltre alla presentazione del suo curriculum non aveva alcun rapporto di pregressa conoscenza né tanto meno di vicinanza per così dire politica con questi signori. Poi vedo che effettivamente la giunta è stata travolta dagli eventi e che tra le contestazioni rivolte c'è pure quella della nomina di Barbarese che ribadisco si dichiara più che sereno».

PROBABILE OPPOSIZIONE AL SEQUESTRO

L'avvocato poi rimarca che in queste ore sta vagliando con attenzione le carte dell'accusa e che con ogni probabilità proporrà ricorso al Tribunale del riesame rispetto al sequestro della documentazione disposto nei confronti del suo assistito. «Questo dovrebbe consentirci, oltre a riavere le carte sequestrate, di capire più nel dettaglio il contenuto delle accuse perché nel decreto di perquisizione notificato a Barbarese è indicato solamente il titolo del reato».

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