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Il cantiere Spv in zona Vallugana a Malo (repertorio Today.it, foto Marco Milioni)

Il cantiere Spv in zona Vallugana a Malo (repertorio Today.it, foto Marco Milioni)

Spv ed esplosioni notturne in galleria, la Sis abbandona la causa

Il concessionario incaricato dalla Regione per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta «costretto a dichiarare forfait» rinuncia al contenzioso per i brillamenti lungo il tunnel tra il comprensorio scledense e la valle dell'Agno: esulta il comitato

Dopo una battaglia legale durata mesi la Sis, ossia il concessionario incaricato per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta (nota come Spv), abbandona il contenzioso amministrativo che la vedeva opposta al comitato dei residenti dei cantieri della zona di Malo Vallugana e allo stesso Comune di Malo. Oggetto del contendere era il divieto sancito dalla amministrazione maladense su istanza dei cittadini al brillamento delle cariche notturne per la realizzazione del tunnel tra la valle dell'Agno e il comprensorio scledense alto Vicentino. Sis avrebbe abbandonato perché il dissequestro della gallerie per le note vicende giudiziarie legate alla morte di un operaio avrebbe reso superflue le esplosioni notturne, ma i residenti cantano vittoria: «la controparte ha abbandonato la disputa perché aveva paura di una sonora sconfitta ove si fosse arrivati in giudizio». La sentenza è stata depositata durante la mattinata di oggi 25 gennaio.

Più nel dettaglio la querelle giudiziaria era iniziata, si legge nella sentenza del Tar veneto, due anni fa quando la italo-spagnola Sis aveva impugnato avanti il Tribunale amministrativo veneto il diniego opposto dal Comune di Malo relativamente alla «attività di brillamento in fascia notturna della galleria di Malo nell'ambito della realizzazione della Superstrada pedemontana veneta...».

E ancor più nel dettaglio la Sis si opponeva anche al diniego ad operare «in deroga ai valori» limite in materia di rigore fissati «dalla legge 447 del 1995/95, dal decreto del presidente del consiglio dei ministri  del 14 novembre 1997 e dalla legge regionale numero 21 del 1999 nella parte in cui si limitavano «i lavori con macchinari rumorosi e le attività di brillamento mine alla sola fascia oraria diurna» ossia «dalle 8 del mattino alle 19». Deroghe che il concessionario chiedeva a gran voce per accelerare l'andamento dei lavori che da anni non brillano per celerità.

Più nello specifico la Sis a più riprese aveva fatto notare come il diniego opposto dal Comune su richiesta incessante della cittadinanza potesse mettere a rischio il crono-programma di una Spv che già sta scontando un ritardo «di anni» come ricordano da sempre i detrattori dell'opera. A più riprese l'amministrazione regionale aveva preso le difese della Sis pur affermando di provare umana comprensione per le ragioni dei residenti raccolti attorno al comitato Vallugana: il quale da anni denuncia le storture «di un cantiere che sta rendendo la vita impossibile alle famiglie».

Ad ogni modo il Comune col supporto dell'avvocato berico Dario Meneguzzo, aveva deciso di resistere ritenendo valide le ragioni del diniego. Lo stesso avevano fatto i residenti, si tratta di Andrea Viero e Giampietro Crestani, quali rappresentanti del comitato, a sua volta patrocinato da Giorgio Destro, legale del foro patavino.

A pagina tre della sentenza il presidente del collegio giudicante (si tratta del dottore Alberto Pasi) sottolinea che «il ricorso e i motivi aggiunti vanno dichiarati improcedibili per sopravvenuta carenza d'interesse, avendo la parte ricorrente dichiarato di non avere più interesse alla coltivazione delle impugnative in questa sede proposte a seguito del dissequestro della galleria e alla conseguente riorganizzazione dei lavori». E se il giudice si esprime in punta di diritto Destro invece intinge la penna nel curaro e in una breve nota diramata nel pomeriggio precisa: «Siamo di fronte ad una ritirata strategica della Sis-Pedemontana. È evidente - conclude il legale - che la Sis per non correre il rischio di veder respingere il ricorso, ha preferito ritirarsi dalla causa».

Ancor più salaci sono i residenti: «Il Comune in questi mesi anche per le pressioni continue e incessanti esercitate da noi cittadini ha dovuto rispondere pan per focaccia: ad ogni modo va dato all'amministrazione di aver tenuto sempre la barra a dritta. Per noi si tratta di un altro riconoscimento ancorché indiretto della bontà delle nostre lamentele. Ad ogni buon conto il concessionario Sis temendo la malaparata è stato costretto a dichiarare forfait, scappando con la coda tra le gambe».

Nelle prossime settimane la querelle si sposta sul piano civile giacché proprio alcuni residenti hanno chiesto alla Sis una serie di cospicui risarcimenti «per i disagi patiti negli anni: sia per il rumore, sia per lo stress nonché per le polveri nocive inalate da chi vive nei paraggi». In serata ha preso la parola anche il presidente del comitato ossia Andrea Viero. Il quale con molto amaro in bocca ha distillato un giudizio di ordine generale: «Un Paese nel quale per avere ragione su questioni afferenti i diritti più elementari è necessario dare il via ad una azione legale di tale portata, lasciando da parte le altre liti, è un Paese in cui la democrazia è debole perché intimorita dalla forza dei poteri e degli interessi costituiti. Epperò va dato atto che quando una comunità, ancorché piccola, è coesa e arcignamente innamorata della propria terra, i risultati positivi per la collettività spesso arrivano e anche in modo clamoroso».

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