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Lunedì, 15 Agosto 2022
Cronaca Schio

Dal Perù in tutta Italia, la coca "sciolta" nella fibra delle valigie: 19 arresti di cui uno a Vicenza

Dall'inchiesta "Hermano", partita da Reggio Calabria, emergono gli stratagemmi usati dalle persone arrestate per spostare la droga

Questa mattina, nelle provincie di Vicenza, Reggio Calabria, Milano, Parma e Verona, i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria hanno arrestato 19 soggetti, con l’accusa di aver fatto parte di un’articolata organizzazione, capace di gestire un fiorente traffico di stupefacente che, acquistato in Sud America e transitato in Spagna, veniva poi rivenduto su tutto il territorio nazionale. Un’ordinanza è stata eseguita in provincia di Vicenza, nell’ambito della compagnia di Schio, con l'arresto di un calabrase di 60 anni residente a Creazzo (S.S. le iniziali), indiziato per la condotta partecipativa al sodalizio, fungendo l'uomo da corriere dell'organizzazione criminale. 

L’operazione, convenzionalmente denominata “Hermano” - “Fratello” in lingua spagnola, come gli arrestati erano soliti chiamarsi fra loro, giunge ad esito di una complessa attività d’indagine condotta dai militari della Compagnia di Taurianova – sotto il costante coordinamento della locale Procura della Repubblica.

In particolare, le investigazioni sono state avviate a seguito dell’arresto, nel dicembre 2017, di un soggetto originario di Polistena, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti: durante un controllo di polizia, vennero rinvenuti, occultati a bordo dell’autovettura condotta dall’uomo 4 chili di infiorescenze di cannabis essiccate. Fondamentale si è rilevata, a partire da questo evento, la ricostruzione della filiera dello stupefacente avviata dai militari dell’Arma che, a partire da quel sequestro, ha permesso di ricostruire l’esistenza di una consorteria criminale ben organizzata, capace di gestire traffici illecito di marijuana, hashish e cocaina.

Gli esiti emersi dalle indagini condotte, hanno permesso infine di raccogliere gravi indizi nei confronti degli indagati e, sulla base anche dell’ipotesi d’accusa accolta dal gip, di ricostruirne il “modus operandi”. I soggetti, grazie a fonti di approvvigionamento sul territorio nazionale e all’estero, provvedevano a importare in Italia ingenti partite di droga. Lo stupefacente veniva poi trasportato, anche a mezzo di veicoli con “scomparti segreti”, nelle principali città italiane, fra cui Milano e Roma, dove veniva poi suddiviso in dosi e smerciato.

Numerosi sono stati i recuperi di sostanza stupefacente avvenuti nel corso dell’attività, tra cui è annoverato il rinvenimento di una vasta piantagione di canapa indiana, in una impervia zona di montagna del comune di Oppido Mamertina. Secondo gli inquirenti, gli arrestati avrebbero goduto di rapporti privilegiati con produttori peruviani di cocaina, grazie ai quali erano in grado di acquistare partite di droga a prezzi concorrenziali. Allo scopo di sviare i controlli delle forze dell’ordine o i controlli di sicurezza in aeroporto, lo stupefacente veniva poi trasportato in forma liquida, chimicamente intrisa nelle fibre di valigie o altri contenitori, come riscontrato in occasione di un rinvenimento eseguito a Biella, dove i carabinieri hanno sequestrato 250 grammi di cocaina trasportata in un trolley adottando questa modalità, unitamente a due bidoni con all’interno del solvente che, con ogni probabilità, sarebbe poi servito al processo inverso di estrazione della sostanza.

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