Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca Bassano del Grappa

Non violò le restrizioni anti Covid: annullata la sanzione

Nel 2020 un sanvitese in viaggio tra il Trevigiano e l'Alto vicentino patì una sanzione di 900 euro per avere ignorato le disposizioni del «Decreto legge 19 del 2020». L'uomo però si stava spostando per motivi di salute. E così il giudice di pace annulla la multa, dà torto ai carabinieri di Marostica e alla prefettura berica: presa di mira per non avere «minimamente» valutato le ragioni del ricorrente, che peraltro erano valide e circostanziate

Stefano Marchioro, un 48enne originario di Pederobba nel Trevigiano ma da anni residente a San Vito di Leguzzano, il 5 aprile 2020 fu multato dai carabinieri di Marostica per aver violato le norme di contenimento del Covid-19 ovvero «il Decreto legge 19 del 2020» perché non avrebbe avuto reali motivi di necessità. L'uomo, che era in viaggio tra la Marca e l'alto Vicentino, all'epoca spiegò alla pattuglia che lo spostamento in corso da Farra di Soligo dove era temporaneamente domiciliato per esigenze di lavoro a San Vito era dovuto a ragioni sanitarie e a ragioni contingenti visto che aveva perso da poco il lavoro (della vicenda si occupò Vicenzatoiday.it proprio tre anni fa). All'epoca le spiegazioni fornite alle forze dell'ordine non convinsero i miliari che elevarono ugualmente all'uomo una multa di 900 euro. Marchioro, assistito dall'avvocato Matteo Moschini del foro trevigiano, fece ricorso al giudice di pace bassanese competente per territorio. Il quale ha dato ragione al ricorrente. La sentenza è stata consegnata ieri 21 marzo nelle mani di Marchioro proprio dal suo legale, che si dice «assai soddisfatto» per il verdetto vergato dal giudice onorario bassanese Elisabetta Bastianon.

La sentenza redatta dall'avvocato Bastianon (datata 20 marzo) spiega con dovizia di dettaglio come fossero serie e sostanziate le ragioni per cui Marchioro aveva deciso di mettersi in marcia da Pieve verso il suo luogo di residenza. In primis si era sentito poco bene e aveva deciso di sottoporsi ad un tampone per la ricerca del Sars-Cov-2, che avrebbe dovuto effettuare nella sua Ulss di residenza ossia la Ulss 7 Pedemontana. In secundis a causa della pandemia era rimasto senza lavoro e senza soldi, tanto da rendersi necessario il suo ritorno nel proprio luogo di residenza. Ancora, per sincerarsi della correttezza delle sue intenzioni Marchioro aveva pure contatto i vigili urbani di Farra, che gli avevano dato disco verde. Il giudice passando al vaglio la documentazione fornita dal sanvitese l'ha trovata idonea e ben corroborata dalle pezze d'appoggio, spiegando in sentenza che quando la Prefettura di Vicenza è stata chiamata a emettere l'ordinanza, con contravvenzione annessa oggetto del ricorso in questione, non si è «minimamente» peritata di valutare le giustificazioni fornite da chi era stato sanzionato.

Moschini, commentando l'episodio nel 2020, ebbe parole di fuoco quando sottolineò come le motivazioni addette dal suo assistito «erano valide e fondate» e avrebbero dovuto indurre «i carabinieri a soprassedere e a non elevare alcuna contravvenzione». In quella circostanza Moschini infatti non fu tenero con le forze dell'ordine. Tant'è che avant'ieri il giudice di pace della cittá del ponte ha dato ragione sia a quest'ultimo che e allo stesso Moschini che lo ha assistito in sede di contenzioso. Di più, la Prefettura è pure stata condannata a pagare le spese legali.

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