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Mercoledì, 26 Gennaio 2022
Cronaca

Quando il "mostro" Gianfranco Stevanin fu arrestato a Vicenza Ovest

Gianfranco Stevanin è un serial killer italiano, originario di Montagnana ritenuto colpevole dell'omicidio di sei donne nel 1994. Il suo caso ebbe grande risalto su molti media nazionali e iniziò al casello autostradale di Vicenza Ovest

Arresto
Il 16 novembre 1994, a Vicenza, Stevanin caricò nella sua Volvo 240 Station wagon una prostituta di nome Gabriele Musger, le offrì dei soldi per avere rapporti sessuali e per poterle scattare delle foto. Dopo alcune ore di giochi sessuali estremi la prostituta tentò la fuga attraverso la finestra di un bagno e in seguito rifiutò di farsi scattare altre foto e per questo venne minacciata da Stevanin con un coltello. Per avere salva la vita, offrì a Gianfranco tutti i suoi risparmi (circa 25 milioni di lire) se l'avesse lasciata andare, e il maniaco accettò; il denaro però si trovava a casa della Musger e quindi i due salirono in auto per andare a prenderlo. Al casello di Vicenza Ovest Stevanin fermò la macchina per pagare il pedaggio, in quel momento la prostituta riuscì a scendere dalla macchina per andare verso una volante della polizia e denunciare il suo cliente per violenza sessuale. La polizia arrestò Stevanin per violenza sessuale, estorsione, e possesso di una pistola giocattolo priva del regolare tappo rosso. In seguito a questo episodio, fu condannato a 2 anni e sei mesi di carcere.

Indagini
scavi setvanin-2Durante le perquisizioni nella casa gli inquirenti trovano materiale pornografico (tra cui oltre 7000 fotografie scattate personalmente da Stevanin alle sue partner), libri di anatomia, scatole contenenti peli pubici e uno schedario contenente le informazioni su tutte le sue partner. Sebbene la polizia consideri Stevanin solo un maniaco accusato di violenza e tentativo di estorsione, gli inquirenti cominciano a sospettare crimini più gravi dopo il ritrovamento di oggetti appartenenti ad una donna di nome Biljana Pavlovic, di cui non si hanno notizie dall'agosto 1994 e di Claudia Pulejo. Le due ragazze sono citate anche negli schedari di Stevanin. L'uomo si giustifica dicendo di aver avuto con loro delle normali brevi relazioni e che i vestiti sono solo un pegno d'amore che le ragazze gli hanno lasciato.

Il 3 luglio 1995 un agricoltore di Terrazzo trovò in un terreno vicino alla casa di Stevanin un sacco contenente i resti di un cadavere. Stevanin venne sospettato di omicidio e il magistrato inviò delle ruspe per cercare altri corpi.

Il 12 novembre 1995 venne ritrovato il corpo di un'altra donna, anche stavolta il corpo era stato avvolto in un sacco, ma in questa occasione il ritrovamento avviene in un terreno di proprietà di Stevanin e il test del DNA dimostrerà inequivocabilmente che il corpo appartiene a Biljana Pavlovic.

Il 1º dicembre 1995 venne ritrovato il terzo corpo, quello di Claudia Pulejo.

Stevanin viene interrogato dagli inquirenti ma il suo atteggiamento è controverso, a tratti sembra ricordare qualcosa per poi smentirla subito dopo e afferma di avere dei vuoti di memoria. A Stevanin vengono attribuiti anche gli omicidi di una prostituta austriaca di nome Roswita Adlassnig, presente nelle foto di Stevanin e nel suo schedario e di cui non si hanno notizie da mesi, e di un'altra donna mai identificata, fotografata impegnata in un atto sessuale apparentemente priva di vita.

Il 24 settembre 1996 (dopo la parziale confessione di Stevanin) viene ritrovato nell'Adige un altro cadavere non identificato, anche questo viene attribuito a Stevanin. Poi dopo esame del DNA il cadavere verrà riconosciuta in Blazenca Smolijo.

Confessione
Il 19 luglio 1996 Stevanin decise di confessare e affermò di aver smembrato i cadaveri di quattro donne, ma che l'omicidio delle ragazze non era premeditato, queste infatti sarebbero morte durante rapporti sessuali estremi o, nel caso della Pulejo, per overdose di eroina. Riguardo al cadavere non identificato afferma che si trattava di una studentessa di cui non ricorda né nome né volto, dice di averla incontrata solo tre o quattro volte. Stevanin racconta le sue confessioni affermando che agiva come se non sapesse cosa stava facendo, come se si trattasse di sogni.

stevanin processo-2Processo
Dopo diverse sedute per una perizia psichiatrica Stevanin viene dichiarato processabile e capace di intendere e di volere, gli esperti affermano che Stevanin è mentalmente capace, intelligente (QI 114) e un abile calcolatore.I periti della difesa cercano di contestare la perizia psichiatrica, affermando che tutti i disturbi di Gianfranco Stevanin sono da ricondurre all'incidente di moto che quasi gli costò la vita.

Stevanin si presenta alle sedute con la testa rasata, per mostrare bene l'evidente cicatrice che secondo la difesa è alla base di tutto. La prima sentenza della Corte d'Assise di Verona, il 28 gennaio 1998, condanna Gianfranco Stevanin all'ergastolo, di cui tre anni in totale isolamento diurno.

Nel gennaio 1999, Stevanin vende la casa e tutti i terreni di proprietà per risarcire parzialmente le famiglie delle vittime.

Il 7 luglio 1999 la Corte d’assise d'appello di Venezia assolve l'imputato dall'accusa di omicidio perché incapace di intendere e di volere e lo condanna a 10 anni e mezzo per occultamento e vilipendio di cadavere.

La prima sezione della Corte di Cassazione di Roma annulla poi per «illogica motivazione» la sentenza, rinviando ad una nuova sezione di appello il riesame del caso.

Nel dicembre del 2000, mentre si trova rinchiuso nel manicomio giudiziario, viene gravemente ferito al collo da un colpo di lametta infertogli da un altro detenuto extracomunitario.

La sentenza definitiva arriva il 23 marzo 2001: la Corte d'appello di Venezia dichiara che Gianfranco Stevanin è in grado di intendere e di volere, motivo per cui viene automaticamente confermata la condanna all'ergastolo. Anche la Corte di Cassazione conferma l'ergastolo, respingendo le istanze della difesa.

Tuttora è rinchiuso nel carcere di Sulmona, in Abruzzo, dove ha salvato la vita del suo compagno di cella che ha tentato di suicidarsi per due volte.

Il 1º settembre 2010 afferma alla stampa di non ricordare niente del suo passato degli omicidi e afferma anche il suo desiderio di diventare frate francescano laico a causa anche della morte della madre, emulando così il caso avvenuto settant'anni prima, quando a diventare francescano fu Alessandro Serenelli, assassino di santa Maria Goretti.

LA FONTE

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