Carla Corso: "Fare sesso a pagamento è emancipazione"

A parlare è un'ex prostituta, che ha dato vita al Comitato per i diritti civili delle prostitute. "Sono convinta che le professioniste pagherebbero le tasse per avere garantiti i diritti". Questa sera in Bocciodromo

Simpatica, disponibile, anche se la disturbiamo mentre sta facendo commissioni. Carla Corso è un "mito" nel suo ambito.

Era il 1982 quando con la collega Pia Covre fonda il Comitato per i diritti civili delle prostitute. Negli anni sono arrivate una rivista, "Lucciole" e tre libri sul tema. Giovedì 21 luglio, dalle 20.45 di sera, sarà al Bocciodromo di via Rossi nell'ambito della rassegna "F for fetish" per un dibattito su "Alcune riflessioni sulla prostituzione oggi e per il futuro”.

"Ho iniziato a 25 anni - spiega con la sua voce fresca - e ho esercitato per 20 anni. Ora basta, da prima del 2000, niente è per sempre", ride. Importantissime le iniziative che Carla ha intrapreso non solo per le prostitute ma per la tratta degli esseri umani in generale ma l'intervista gliela vorremmo fare più leggera e lei accetta.

"Ho iniziato perchè avevo bisogno di soldi e non avevo tanta cultura - racconta - penso che con più denaro e più opportunità ogni donna possa emanciparsi. Ci sono lavori migliori ma anche peggiori. Io come alternativa avevo la fabbrica, ho preferito fare la prostituta". "Invidio le donne che lo fanno come secondo lavoro, per arrotondare lo stipendio, su Internet - continua - Io ho dovuto affrontare il disprezzo delle persone, l'ipocrisia degli sguardi della gente: il web permette di evitarsi tutto questo".

Carla, però, non ha avuto esitazione nell'esporsi per farsi portavoce della categoria: "Uno dei miei migliori amici mi ha detto che da quel momento non ero più una puttana solo per gli uomini, lo ero anche per le donne, ero diventata infrequentabile".

Il momento buio è passato e Carla si diverte a fare i conti con una società ancora pesantemente gravata dal moralismo cattolico: "Spesso i giornalisti mi chiedono se ho una casa, se cucino... sì, ho una vita normale, come tutte le donne".

Quale prospettiva vede, Carla, per il "mestiere"? "Una regolarizzazione è necessaria, penso che le colleghe sarebbero ben felici di pagare le tasse se fossero garantiti i diritti di cittadinanza. Certo, non è proponibile fare fattura ma una soluzione basata sul reddito, magari in spazi controllati, potrebbe essere una soluzione".

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