Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Processo Pfas: «Estromettere le parti civili»

La richiesta è stata formulata dalle difese durante l'udienza tenuta a Borgo Berga. La decisione ora spetta alla corte e potrebbe arrivare già durante la prossima assise del 30 settembre: polemiche tra pubblico e giornalisti per l'impianto di audio-diffusione che fa cilecca ancora una volta

Ieri 16 settembre in mattinata si è riunta nuovamente «a Vicenza la Corte d'assise che giudicherà i quindici manager delle società Miteni spa di Trissino, ora fallita, Mitsubishi corporation e Icig» imputati  dell'inquinamento ambientale provocato dal presunto sversamento incontrollato di sostanze perfluoroalchiliche note come Pfas, nelle province di Padova, Vicenza e Verona «dal 2000 in poi». È questo quanto fanno sapere i gestori del ciclo idrico Acquevenete, Acque Veronesi, Acque del Chiampo e Viacqua in una nota diramata appunto ieri . I quattro gestori sono parti civili nel processo in corso al ribunale berico.

Gli imputati, si legge nella nota, «sono accusati a vario titolo di avvelenamento acque, disastro ambientale innominato, gestione di rifiuti non autorizzata, inquinamento ambientale e reati fallimentari». L'udienza è durata oltre sette ore. Ai giudici Antonella Crea (presidente) e Chiara Cuzzi, e agli otto giudici popolari, gli avvocati difensori degli imputati «hanno chiesto l'estromissione di buona parte delle oltre trecento parti civili costituite, tra queste anche alcune posizioni delle mamme no Pfas. «La costituzione in parte civile di Acque del Chiampo, Viacqua, Acquevenete e Acque Veronesi non è stata messa in discussione - spiega l'avvocato Marco Tonellotto, che insieme ai colleghi Angelo Merlin e Vittore d'Acquarone tutela gli interessi delle società idriche - questo sottolinea la piena legittimità delle posizioni dei quattro acquedotti che faranno valere i propri rilievi durante il processo». Le quattro società che si occupano di portare acqua a oltre 300mila residenti delle tre province ci Padova, Vicenza e Verona colpite dalla contaminazione di Pfas, hanno investito, si legge ancora nella nota, oltre 90milioni di euro nei nuovi lavori per l'approvvigionamento di acqua pulita.

«Come già avvenuto la scorsa udienza - riporta la nota - il difensore del fallimento Miteni ha chiesto l'estromissione come responsabile civile ritenendo la totale carenza di giurisdizione del tribunale penale per questo tipo di tematica, a favore invece del tribunale fallimentare. Mitsubishi e Icig hanno chiesto la propria estromissione come responsabili civili perché nel corso delle indagini sarebbero state raccolte delle prove, per loro pregiudizievoli, senza la loro partecipazione. La Procura ha replicato con la richiesta del rigetto di tutte le eccezioni. Su questo tema i giudici si esprimeranno la prossima udienza il 30 settembre». In queste ore si attende la presa di posizione delle parti di cui è stata chiesta l'estromissione. Fuori dall'aula molti attivisti del fronte ambientalista hanno parlato di «manfrina prevedibile» da parte delle difese. L'udienza peraltro è stata funestata ancora una volta da una serie di problemi tecnici. L'audio di qualità scadente nell'aula principale era inaudibile anche nell'aula D, quella destinata al pubblico eccedente visto che gli ingressi sono contingentati a causa delle norme per il contenimento del coronavirus. L'impianto di diffusione sonora, allestito ancora una volta con mezzi di fortuna, è stato più volte criticato dai giornalisti presenti compresa una troupe francese.

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