Caso Pfas, «Giustizia lenta per far fallire la Miteni»

Nel giorno della prima udienza per la maxi contaminazione da derivati del fluoro addebitata alla fabbrica trissinese, la galassia ecologista attacca Regione Veneto e toghe accusate di eccessive lungaggini

Gli avvocati del processo Miteni entrano in aula (foto Marco Milioni)

Una quarantina di avvocati comprese le difese, duecentodieci le parti civili tra persone giuridiche e persone fisiche: è questa l'istantanea della prima udienza del processo Miteni, che si è tenuta oggi 11 novembre al tribunale di Vicenza. Ma ai blocchi di partenza le polemiche sono già a mille coi comitati che puntano l'indice non solo contro gli imputati ma anche contro la Regione Veneto e la magistratura vicentina, prese di mira per le loro lungaggini in materia di prevenzione e accertamenti.

Stamani alle 9,30 davanti a Roberto Venditti, giudice dell'udienza preliminare, o Gup come lo chiamano i giuristi, alla chetichella si sono presentati i pubblici ministeri Hans Roderich Blattner e Barbara De Munari. Con loro c'erano alcuni avvocati delle difese, che patrocinano i vertici di Miteni e alcuni manager legati alle differenti proprietà che negli anni si sono avvicendate tra gli azionisti della industria chimica di Trissino nell'Ovest vicentino: una società accusata di avere avvelenato le acque lungo l'asta dell'Agno-Guà-Fratta, falde incluse.

PRIMISSIMA FASE
Da un punto dello svolgimento vero e proprio l'udienza di oggi, che come tutte le udienze preliminari è a porte chiuse, non è stata altro che una mera elencazione dei soggetti che ritengono di potersi costituire parte civile. Dopo due ore il giudice ha chiuso la seduta aggiornandola alle ore 10 di lunedì 25 novembre, data in cui le difese potrebbero cominciare a chiedere l'esclusione di qualche parte civile. Gli avvocati sono concordi nel dire che la fase preliminare potrebbe occupare altre due o tre sedute: terminate le quali si saprà se il procedimento sfocerà o meno al dibattimento. Peraltro c'è tempo proprio fino alla prima udienza del dibattimento per presentare le richieste di costituzione di parte civile, che teoricamente potrebbero crescere. Oltre agli avvocati stamani a Borgo Berga c'erano anche due dipendenti della Miteni (Renato Volpiana e Denis Orsato) in qualità delle rappresentanze sindacali aziendali, o Rsu, rispettivamente per Cgil-Filctem e Uil-Uiltec. I due sindacati, come persone giuridiche, sono parti civili nel processo, come lo sono una quarantina di lavoratori come singole persone giuridiche raccolte sotto la sigla Pfas.Colmi, che è patrocinata dall'avvocato Edoardo Bortolotto.

ASSOCIAZIONI IN CAMPO
Una strada identica è stata seguita da molti altri, singoli, gruppi od associazioni come le Mamme no Pfas (supportate dall'avvocato Matteo Ceruti), alcuni gruppi di acquisto locale (patrocinati dall'avvocato Enrico Varali), Greenpeace con l'avvocato Alessandro Gariglio, Medicina democratica, Isde ancora con l'avvocato Bortolotto. E poi ci sono enti pubblici, comuni per non parlare della Regione nonché dell'Arpa veneta che ha annunciato la sua presenza tra le parti civili con l'avvocato Fabio Calderone del foro di Padova. E padovana è un'altra associazione, (la terra dei Pfas, patrocinata dall'avvocato Giorgio Destro) che oggi oltre alla richiesta di costituzione di pare civile ha depositato pure una serie ulteriore di documenti.    

IL J'ACCUSE DEGLI AMBIENTALISTI PADOVANI
Intanto proprio dalla rete ambientalista patavina parte il j'accuse più duro della giornata. Danilo Del Bello, portavoce del comitato «Zero Pfas» della provincia di Padova, ai microfoni di Vicenzatoday.it, proprio davanti al palazzo di giustizia della città palladiana non è andato per il sottile: «Questo processo è cominciato solo per l'ostinazione e le proteste dei gruppi ambientalisti del Veneto». Si tratta di una mobilitazione che ha fatto sì che si scoperchiasse «un vaso di Pandora rivela veleni di tutti i tipi sparsi impunemente da quarant'anni» in mezzo Veneto.

Poi è arrivato un affondo alla Regione Veneto che pure è parte civile nel processo. Una operazione che secondo Del Bello è di pura facciata tanto che la bonifica del sito di Trissino langue mentre a palazzo Balbi «tergiversano». Del Bello poi chiede uno screening regionale su una porzione molto più ampia della popolazione e allo stesso tempo chiede uno screening massivo sulla filiera alimentare perché quelli prodotti sino ad oggi non possono essere considerati soddisfacenti. Critiche che non risparmiano nemmeno gli accertamenti condotti negli anni da palazzo Balbi e dalle agenzie collegate, «accertamenti che sarebbero stati condotti con troppa prudenza».

Tuttavia la bordata più dura è per la giustizia vicentina alla quale «poniamo una domanda: come mai in tutti questi anni non si è fatto nulla» visto che l'attuale processo è cominciato con troppo «ritardo per permettere alla Miteni di dichiarare fallimento e di sgravarsi così dai costi della bonifica?». Si tratta di parole che pesano come pietre anche alla luce del processo che dopodomani sempre a Vicenza inizia a carico di cinque attivisti accusati di aver bloccato l'accesso alla Miteni. Per loro, attacca Del Bello, la giustizia segue invece un percorso fatto a tempo di sprint.

LA VOCE DEI VERONESI
La galassia ambientalista però parla anche dalla provincia scaligera. Piergiorgio Boscagin, presidente del circolo di Legambiente di Cologna veneta: «Adesso ci aspettiamo che sia fatta giustizia. Ci aspettiamo un processo rigoroso e che non vada alle calende greche, per questo la nostra associazione è parte civile sia come circolo colognese sia a livello regionale».

Anche Luca Cecchi, volto storico della rete ecologista veronese non va per il sottile: «Spero che questo processo sia di stimolo per la tutta politica nonché per le amministrazioni. È giunto il momento di tutelare davvero l'aria, l'acqua e le altre matrici. La tutela della salute e dell'ambiente, e non quella della Superstrada pedemontana e del prosecco, dovrebbero essere le priorità del presidente della Regione Veneto, il leghista Luca Zaia».

PARLANO I LAVORATORI
Oggi pomeriggio poi sono stati i lavoratori della Miteni a dire la loro in una breve nota firmata da Volpiana e Orsato a nome del comitato Colmi: «Speriamo che le difese non si nascondano dietro ad infondati cavilli legali per cercare di opporsi alla nostra decisione di costituirci parte cilvile. Ribadiamo la nostra piena fiducia nella magistratura: noi lavoratori siamo i più danneggiati e i più colpiti da questa contaminazione e vicenda e confidiamo al riguardo di ottenere giustizia».

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