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Venerdì, 27 Maggio 2022
Cronaca

Processo Pfas, la parola ai funzionari delle Ulss

Durante l'ultima udienza al tribunale di Vicenza la corte ha ascoltato due figure di spicco delle aziende sanitarie chiamate a monitorare lo stato di salute dei veneti dopo la deflagrazione del caso Miteni: un nuovo appuntamento in aula è fissato il 24 marzo

Ieri 17 marzo si è tenuta una nuova udienza del cosiddetto processo Pfas. Il processo nell'ambito del quale la procura berica ha trascinato davanti alla corte d'assise quindici tra ex dirigenti e uomini d'affari legati sia al management sia all'azionariato della società trissinese Miteni accusata di avere inquinato tra Padovano, Vicentino e Veronese una porzione rilevante del Veneto centrale. Alla base dell'inquinamento ci sarebbero i reflui di lavorazione dei temibili derivati del fluoro, i Pfas appunto, prodotti proprio nella fabbrica dell'Ovest vicentino oggi fallita. Ieri in aula, come ricorda peraltro una nota congiunta redatta dai gestori del ciclo integrato dell'acqua che sono parte civile nel processo, sono stati sentiti come testi «Rinaldo Zolin, responsabile del Centro unico screening dell'Ulss 8 Berica e la dottoressa Linda Chioffi», direttrice del dipartimento di prevenzione dell'Ulss di Verona. I due hanno dato conto delle azioni messe in campo dalle Ulss e dalla amministrazione regionale per cercare di monitorare lo stato di salute delle persone interessate dalla contaminazione da Pfas. La questione peraltro è ancora molto dibattuta. La giunta regionale veneta capitanata dal leghista Luca Zaia sostiene da sempre come lo sforzo sia stato notevole. Il mondo ambientalista invece ribatte che lo screening sanitario non abbia fatto che pochi timidi passi.

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