Pomeriggio in grotta: il "Buso della rana"

Si tratta di una delle poche grotte inserite nell'elenco dei Siti d’Interesse Comunitario della rete Natura 2000. Il "buso" è conosciuto e abitato fin dalla preistoria, ma la sua esplorazione e il suo studio restano ancora un dei misteri più grandi del vicentino

L'apparato carsico delle grotte del Buso della Rana e Buso della Pisatela, a Monte di Malo, è uno dei più conosciuti a livello nazionale e si busodellaranathumb-2sviluppa per una quarantina di chilometri di gallerie finora esplorate. Il Buso della Rana è noto per essere esplorabile, almeno nella prima parte vicino all'ingresso, anche da persone non esperte di speleologia, purché con adeguate attrezzature e accompagnate da guida esperta. Un primo tratto relativamente 'turistico', molto adatto e frequentato dai corsi speleo. Il resto è riservato a speleologi particolarmente esperti e, dato il regime idrico particolare con frequenti e veloci allagamenti dei condotti attivi, richiede esperienza e conoscenza essendo particolarmente insidioso. Da normali turisti possiamo visitare il grandioso portone d'ingresso, molto suggestivo. L'ingresso della grotta è abbracciato da un bel parco didattico (privato) sul sedime di una vecchia cava dismessa.

La sua storia

P10105471-372x279-2La grotta è conosciuta fin dall’antichità e sicuramente frequentata dalle popolazioni preistoriche, come testimoniato dal ritrovamento di reperti archeologici nella vicina Cava Maddalena di Sopra e nei pressi dell’ingresso (dove ore si trova il parco dell’Incantamonte). Tali reperti risalgono al tardo Neolitico (5000 anni fa) ed all’Età del Bronzo (3000 anni fa) e sono conservati al Museo del Priaboniano a Priabona. Il nome della grotta non ha nulla a che fare con il simpatico anfibio, ma deriva dalla parola cimbra “roan” che significa “parete rocciosa”; quindi “buso della parete rocciosa”, “buso dea roan” che si è trasformato in “buso della rana”. I Cimbri sono una popolazione di origine germanica che tra i secoli X e XII scesero a colonizzare buona parte dei territori montuosi veneti e che s’insediarono pure da queste parti. Su questa grotta, come nelle consorelle della zona, è fiorita la leggenda delle Anguane, che, sotto l’aspetto di vaghe donzelle uscivano di notte dai meandri sotterranei del monte, attraendo con arti maliarde i giovani dei paesi vicini che incuriositi si avvicinavano all’ingresso.

(testi e inforazioni da magicoveneto.it e busodellarana.it)

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