Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

"Plastic connection", traffico di rifiuti: blitz anche nel Vicentino

Le accuse sono di traffico illecito di rifiuti, emissione di fatture per operazioni inesistenti e creazione di società "cartiere" per rimborsi Iva

Blitz dall'alba nelle province di Vicenza, Belluno, Treviso, Padova, Napoli, Avellino e Pisa. Sequestrate attività produttive, immobili e conti correnti per alcuni milioni di euro. Indagate a piede libero anche 10 persone responsabili di condotte analoghe, ma meno gravi. 

I carabinieri di Belluno, in collaborazione con la Forestale, stanno arrestando una decina di persone appartenenti ad un'associazione per delinquere dedita al traffico illecito di rifiuti, emissione di fatture per operazioni inesistenti e creazione di società "cartiere" per rimborsi Iva.

I provvedimenti restrittivi dell'operazione denominata 'Plastic connection' sono stati emessi dalla Procura Distrettuale Antimafia di Venezia ed hanno interessato cittadini italiani, tra cui alcuni imprenditori veneti. 

L’indagine diretta dalla Procura Distrettuale e delegata ai Carabinieri di Belluno, partendo da un'attività investigativa relativa ad un’importante ditta di rifiuti, ha consentito di acquisire concreti elementi che faccendieri senza scrupoli avevano messo in contatto imprenditori del nord, titolari di attività specializzate o affini allo smaltimento rifiuti, con altri del meridione, inseriti nella filiera della lavorazione della plastica, consentendo a questi ultimi di smaltire i loro rifiuti, tra cui anche quelli speciali, attraverso l’introduzione nel ciclo produttivo delle aziende del nord o accantonandoli in improvvisati luoghi di stoccaggio, attigui alle aziende stesse.

L’attività investigativa, condotta anche attraverso indagini tecniche e innumerevoli servizi di osservazione, pedinamento e controllo, ha raccolto elementi che sono stati posti alla base del decreto di sequestro di 3 stabilimenti operanti nello specifico settore, nonche beni mobili ed immobili, conti correnti tali da andare a coprire la somma di 1.500.000 euro, stabilita dal GIP nel decreto preventivo di sequestro per equivalente finalizzato alla confisca.

Ulteriori accertamenti hanno consentito anche di acquisire concreti elementi relativi alla produzioni di irregolari documenti fiscali per creare fittizi rapporti commerciali e relative fatturazioni al fine di occultare l’indebito profitto della principale attività.

Indagati a piede libero anche 10 responsabili di condotte analoghe ma meno gravi. I carabinieri hanno acquisito riscontri investigativi tali da far ipotizzare il dirottamento su conti esteri di circa due milioni di euro, sia lo smaltimento illecito di 22000 tonnellate di rifiuti  equiparabili ad una colonna di TIR lunga 7 km oppure riempire una superficie come piazza San Marco con uno strato di 5 metri di rifiuti.

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