Pfas anche nei pozzi di Trissino: fanali sulla Rimar - ex Marzotto

Un carteggio riservato mostra alcuni dati preoccupanti. Ma in questo caso la Miteni non c’entra tanto che i comitati puntano l’indice sul vecchio stabilimento Marzotto nella parte alta del paese della valle dell’Agno

Foto di Marco Milioni

A Trissino c’è il rischio concreto che oltre alla conclamata contaminazione di Pfas addebitata a Miteni ce ne sia una seconda, più antica e circoscritta, che potrebbe essere ricondotta alla presenza della Rimar, una delle primissime officine chimiche fondate dai Marzotto proprio a Trissino. A metà anni ‘50. Questo è quanto si può desumere da un carteggio riservato in possesso del Comune di Trissino. Sono quattro i punti infatti in cui l’Arpav avrebbe rilevato un quantitativo totale di Pfas più che preoccupante. E tutti e quattro si troverebbero a valle del vecchio stabilimento Rimar noto anche come scuderie Marzotto.

IL DOCUMENTO

A mettere nero su bianco punti di prelievo e quantità degli contaminanti rinvenuti è un documento depositato agli atti del comune di Trissino in data 3 luglio 2018 che Vicenzatoday.it  è in grado di produrre in esclusiva. Il mittente è l’Arpav di Vicenza. In quelle carte, tra le tante sostanze monitorate ci sono anche i Pfas totali («somma Pfas» è il termine usato dall’agenzia ambientale). Quel documento tra l’altro era stato oggetto di una diatriba tra chi scrive e l’amministrazione trissinese. Quest’ultima infatti pur a fronte di una richiesta specifica, che è pure prevista dalla legge, aveva sempre tergiversato consegnando poi poche ore fa solo una piccola parte della documentazione. Nonostante tutto le carte nei corridoi del comune di Trissino sono ugualmente girate sotto il pelo dell’acqua. Vicenzatoday.it ha potuto compulsarle tutte e dieci le pagine della nota Arpav del 3 luglio il cui titolo parla da sé: «Campagna campionamenti per ricerca sostanze perfluoroalchiliche nell’ambito del Comune di Trissino». La firma è quella del responsabile del servizio del controllo ambientale dell’Arpav berica Alessandro Bizzotto. 

I PUNTI DI PRELIEVO E I LIVELLI DI GUARDIA

Il punto di prelievo con i valori più allarmanti (sempre per quanto concerne la voce «somma Pfas») è il pozzo presente nella ottocentesca villa Buffa in via Dalle Ore 44. Si tratta di una delle ville più note del Paese (in foto) meta spesso di appassionati di fotografia. Secondo Arpav i Pfas totali nel pozzo di pertinenza della villa al 16 marzo 2018 toccherebbero quota 674 nanogrammi per litro. Nella fontana pubblica «in Salita Sant’Antonio» i Pfas al 7 maggio 2018 toccavano quota 160 nanogrammi per litro. Per il campionamento avvenuto il 7 maggio 2018 in via Fontanelle 31 presso la proprietà Bisazza la somma Pfas raggiungeva gli 82 nanogrammi per litro. Mentre il prelievo effettuato il 4 maggio 2018 in via Sauro davanti alle piscine comunali il valore della «somma Pfas» ammontava a 606 nanogrammi litro. Si tratta di quantitativi da cartellino giallo, se non rosso. Che potrebbero allarmare non solo i proprietari delle aree (colpiti loro malgrado da una circostanza estranea alla loro volontà), ma pure il resto della cittadinanza.

IL COVEPA

Della questione si sta occupando incidentalmente anche il Covepa, il coordinamento dei comitati che si batte contro la Pedemontana. Il quale non è la prima volta che incrocia l’affaore Pfas. Alcuni anni fa infatti fu proprio lo stesso coordinamento che con una segnalazione mirata in Regione obbligò quest’ultima assieme al concessionario dell’opera, la Sis, a modificare il tracciato della Spv. Il motivo? Quest’ultimo nella sua stesura iniziale avrebbe potuto, proprio nel passaggio vicino alla Miteni, perforare la sacca di presunto inquinamento che si ritiene si trovi sotto la fabbrica trissinese. Detto molto alla grezza tale eventualità avrebbe potuto contribuire ancor più a propagare la contaminazione da derivati del fluoro tanto che i progettisti furno costretti a modificare il tracciato.

Ma che cosa c’entra il Covepa coi fatti di oggi? Il pozzo di via Sauro fa sapere Massimo Follesa, portavoce del Coordinamento, è uno dei pozzi spia realizzato dalla Pedemontana per misurare l’inquinamento delle falde prima e dopo la realizzazione della superstrada. Ed è proprio monitorando i pozzi attorno alla Spv che nel radar del Covepa è finito quello di via Sauro. «Andando poi a rovistare nel mare magnum dei dati della Regione, della Spv e di Arpav - aggiunge sempre Follesa, che conosce bene la realtà locale perché a Trissino è stato consigliere comunale dal 2010 al 2014 - sono emerse le criticità di questo comune». Follesa per stemperare un po’ la tensione, anche con un filo d’ironia, vista la posizione critica della sua associaizone controla Spv, spiega che «qui nessuno vuole fare dell’allarmismo. Ma se per una volta la Pedemontana ne combina una di giusta, perché non approfittare di quei dati per capire come stiano davvero le cose?».

LE RICHIESTE

Frattanto il Covepa con una nota diramata oggi accende i suoi fanali in direzione della amministrazione comunale trissinese. Chiedendole di attivarsi per imporre al privato, ovvero il ramo della famiglia Marzotto che fa capo al conte Giannino (deceduto il 14 luglio 2012) uno screening dei suoli. «Vogliamo capire - fa sapere Follesa - quale sia lo stato della situazione oggi giorno. Vogliamo capire se negli anni i trissinesi abbiano bevuto quell’acqua o comunque l’abbiano assunta perché utilizzata a scopo irriguo nei tantissimi orti e broli dell’immediato circondario. Per questo motivo i Trissinesi debbono assolutamente rientrare nello screening sanitario sul caso Pfas. Dobbiamo capire quante di quelle sostanze sono finite nel nostro sangue, quanto sono finite nei suoli e nelle acque fermo restando che questa contaminazione, se di contaminazione si tratta, va avanti da prima degli anni Sessanta».

Proprio in questa chiave Follesa precisa che il coordinamento del quale è espressione si attiverà alle brevi per chiedere al Comune di Trissino di attivare le procedure del caso: dal potenziamento della campagna di monitoraggio su suolo, aria, acqua, tessuti animali e umani nel circondario di Trissino fino alla imposizione al privato dell’avvio dell’iter «per una eventuale caratterizzazione del sito in previsione di una bonifica che solo al privato può spettare». E in questo caso la partita, come per l’affaire Miteni, diventa ad alta tensione. La famiglia Marzotto infatti è uno degli stakeholder più influenti del Vicentino e in primis della valle dell’Agno.

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