Pfas, «Miteni ha deciso sul tipo di bonifica»: cosa hanno fatto Regione, sindacati e magistratura?

Una associazione ambientalista, il Covepa, denuncia l’assenza di motivazioni serie nella scelta dei criteri preliminari per la bonifica: Regione Veneto e Provincia berica nel mirino, e non solo

Massimo Follesa (foto Marco Milioni)

 Il documento che ha portato gli enti pubblici a imporre alla Miteni un controllo sotto il proprio sedime più blando del previsto non porta alcuna motivazione. Di più, la scelta cui lo scorso anno è giunta la conferenza dei servizi va addirittura contro la volontà dell’assessore regionale all’ambiente, il leghista Gianpaolo Bottacin.

È questo quanto sostiene l’architetto Massimo Follesa, portavoce del Covepa, il Coordinamento veneto pedemontana alternativa. Per vero non è la prima volta che il Covepa si occupa del caso Pfas. Ma se in settembre il Covepa aveva acceso i suoi riflettori verso gli inquinanti presenti nel sottosuolo di Trissino già prima dell’arrivo della Miteni, stavolta è proprio la fabbrica al centro dell’affaire dei derivati del fluoro a finire nel mirino di Follesa. Il quale ieri, martedì 30, ha organizzato un briefing con alcuni attivisti del fronte ecologista del comprensorio proprio davanti ai cancelli della industria chimica della valle dell’Agno.

PALAZZO BALBI E PALAZZO NIEVO NEL MIRINO

Più precisamente Follesa più che verso la ditta ha puntato l’indice contro Regione Veneto, Genio civile, Arpav, Provincia di Vicenza e Comune di Trissino, ovvero gli enti che «in ragione di un verbale del 17 luglio 2017 hanno deciso di adottare una caratterizzazione a maglia larga piuttosto che che quella a maglia stretta che il presidente della regione, il leghista Luca Zaia, «aveva più volte sbandierato».

Detto in altri termini la caratterizzazione altro non è che una serie di perforazioni o scavi tesi a dare prova di quanto inquinante vi sia sotto una determinata porzione di suolo. Di massima, più la griglia degli scavi è fitta, più è facile scoprire eventuali presenze contaminati. Più è larga e più questa fase di vaglio diventa meno accurata. Questa caratterizzazione, che è poi è la premessa fondamentale per definire la susseguente bonifica si è resa obbligatoria quando proprio l’Arpav, l’agenzia ambientale della Regione Veneto, tra il 2013 ed il 2014 ha accusato Miteni di essere alla base di gran parte di una contaminazione da derivati del fluoro che ha colpito il Veneto centrale: accusa dalla quale è scaturita una inchiesta della magistratura vicentina.

Per vero la Miteni, che ha sempre respinto le accuse al mittente, ha più volte sostenuto che una caratterizzazione a maglia stretta non avrebbe fatto altro che danneggiare l’azienda obbligando il blocco degli impianti. Ma il carteggio reso pubblico per la prima volta dal Covepa  «evidenzia il fatto che la scelta di una caratterizzazione in formato light non è dotata di alcuna motivazione né tecnica né scientifica né giuridica. Anzi da quelle carte nemmeno si capisce perché si adotti quel criterio. Si dice che si procede così e basta. Non ci sono nemmeno le firme? Ma stiamo scherzando?».

Da questo punto di vista Follesa identifica quindi un vulnus nella decisione assunta dalla conferenza dei servizi del 17 luglio (un organo amministrativo formato dai referenti appunto di Regione, Genio, Arpav, provincia e Comune di Trissino) giacché «ogni atto della pubblica amministrazione deve essere motivato, pena la nullità o la inefficacia» per questo chiede agli enti coinvolti «di far conoscere le loro ragioni ammesso che queste esistano». Il portavoce definisce «di una gravità inaudita» quanto emerso da quel verbale, ottenuto grazie ad un accesso agli atti al comune di Trissino, «soprattutto se si considera che pochi giorni dopo il sindaco di Trissino, il leghista Davide Faccio, «sconfessando il suo assessore all’ecologia Gianpietro Ramina, sostenuto da una compagine di indipendentisti alleati al Carroccio e sconfessando il suo dirigente dell’ufficio tecnico Giorgio Gugole chiede» alla stessa conferenza di servizi, ovvero al suo organo consultivo cioè il tavolo tecnico dedicato al caso Pfas «di rivedere proprio quanto stabilito il 17 luglio».

«ECCO LE PROVE»

L’architetto (che in passato ha ricoperto la carica di consigliere comunale a Trissino e che l’affaire Pfas lo conosce bene) per sostanziare quanto asserito  ha esibito la lettera del 21 luglio 2017 con cui effettivamente Faccio, chiede che la conferenza dei servizi torni sui suoi passi. Il motivo «di questa piroetta», precisa il portavoce, «al momento non si sa; come non si sa quale tipo di caratterizzazione sia attualmente in essere anche se da quanto mi risulta oggi come oggi più che una maglia si sta seguendo uno schema a spot che dà molte meno garanzie di precisione».

C’è però un ulteriore elemento che preoccupa il portavoce: «Da alcuni riscontri che abbiamo ottenuto esiste addirittura una lettera dell’assessore veneto all’ecologia Bottacin nella quale si chiede espressamente alla conferenza dei servizi di agire con una caratterizzazione a maglia stretta perché così espressamente indicato un una delibera di giunta regionale. Orbene, il motivo per cui la conferenza se ne freghi - attacca ancora l’architetto - di quello che sul piano politico è quasi un ordine dell’esecutivo regionale, solo il cielo lo sa. Ma la cosa mi fa sospettare che queste richieste di procedere con la maglia stretta altro non siano che dei ridicoli escamotage pensati per sottrarsi da eventuali responsabilità anche penali».

Documenti eventualmente concepiti ex post per dire «ma io la caratterizzazione rigorosa l’avevo chiesta». Una sorta di garanzia, spiega ancora Follesa, «nel caso in cui gli eventi precipitino» come del resto è accaduto quando di recente si è appreso che la Miteni ha deciso di portare i libri in tribunale. Una novità di non poco conto tale che, nel caso in cui alla fabbrica sia imposta una bonifica assai dispendiosa, nella saccoccia della fabbrica non ci siano le risorse per portare a casa una decontaminazione degna di questo nome: con tutto ciò che ne comporterebbe da un punto di vista delle ricadute sia sull’ambiente, sia sulle casse pubbliche che sarebbero in qualche modo chiamate in causa per i ristori ecologici.

IL SOLLECITO DEI CARABINIERI

Ma la lettera firmata da Bottacin esiste davvero? O si tratta solo di una voce raccolta dal Covepa? Da questo punto di vista agli atti della Regione effettivamente risulta una missiva di questo tipo. Vicenzatoday.it può produrla in anteprima ): il documeto porta la data del 21 luglio 2017, il protocollo è il 300711 ed è indirizzato a più soggetti. Che sono Paolo Campaci, direttore del settore ambiente della Regione Veneto; il democratico Achille Variati, presidente della Provincia di Vicenza; Nicola Dell’Acqua, direttore generale di Arpav e per l’appunto Faccio, il primo cittadino di Trissino. In quelle poche righe dattiloscritte vergate dall’assessore non solo si sollecita l’organo tecnico a procedere con la caratterizzazione a maglia stretta, lasciando da parte quella larga ovvero quella da «50 metri x 50». Ma si sottolinea che il sollecito per la griglia stretta arriva addirittura «dai carabinieri del Noe», ovvero il gruppo specializzato in reati ambientali dell’Arma che per conto della procura berica sta indagando sull’affaire Miteni.

I DUBBI SULLE SCELTE DELLA PROCURA

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