Pfas, attivisti occupano la Miteni

Un gruppo di persone, con maschere da animali e tute bianche, martedì mattina hanno impedito l'ingresso dei lavoratori nell'azienda di Trissino. La polizia è intervenuto intorno alle 10.30

Le Climate Defese Units, per la difesa della salute e dell'acqua inquinata dai PFAS in azione martedì mattina a Trissino.

Gli attivisti hanno bloccato con i loro corpi l'entrata della Miteni di Trissino, rirtenuta l'azienda responsabile dell'inquinamento delle acque dalle sostanze perfluoroalchiliche. Seduti per terra, davanti ai cancelli della fabbrica, gli “angry animals” hanno impedito l'ingresso delle persone e dei mezzi per rivendicare l'immediato sequestro dell'impianto. 

 La Miteni ha provocato nei decenni migliaia di morti e di ammalati inquinando una falda acquifera che fornisce le risorse idriche a 350 mila persone, avvelenando l'acqua dei rubinetti ma anche la produzione agricola e di conseguenza il cibo che quotidianamente ci mangiamo a tavola. Si tratta di un vero e proprio biocidio. 

riferiscono gli attivisti.

La Miteni: "Bloccata la bonifica"

La polizia è intervenuta per sgomberare i manifestanti, che hanno opposto resistenza passiva, circa alle 10.30. Queste le loro dichiarazioni:

L'iniziativa ha ricevuto una grande solidarietà dei comitati cittadini e l'appoggio del movimento nopfas che sta lottando contro l'inquinamento delle acque. La reazione della dirigenza della Miteni invece è ha portato all'arrivo di due camionette delle forze dell'ordine che hanno sgomberato il blocco spostando tutti gli attivisti seduti per terra pacificamente.

E' inaccettabile che la polizia venga mandata contro i cittadini invece di provvedere al sequestro e alla punizione dei colpevoli di questo disastro. Tra questi c'è anche la Regione Veneto e le istituzioni locali che per troppo tempo hanno taciuto sulla questione Pfas.

Dopo il blocco e il conseguente sgombero di oggi, la campagna “sequestriamo la Miteni” continuerà nelle prossime settimane, finché la fonte principale dell'inquinamento non verrà eliminata.

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Il comunicato di CDU

"Con l'azione di questa mattina si chiede di sequestrare immediatamente la Miteni ma non solo. E' necessario che la fabbrica paghi la completa bonifica dei terreni e l'approvvigionamento dell'acqua sicura. Non è accettabile che i cittadini stessi che per decenni hanno subito i danni della produzione dei Pfas ora debbano pure pagare la bonifica.  Non possiamo permettere che la multinazionale scappi senza pagare il conto" spiegano in un comunicato

"Inoltre come terzo punto chiediamo che tutti i lavoratori della Miteni vengano salvaguardati e ricollocati nel processo di bonifica dell'impianto. Tutti i costi vanno scaricati sui responsabili!Tra questi, oltre alla Miteni, certamente quelli della Regione Veneto che ha taciuto per anni su una questione così grave, nonostante fin dal 2013 fosse stata avvertita dallo stesso Ministero della Salute - prosegue la nota - Oggi costoro, sotto la pressione del forte movimento contro i Pfas e l'avvelenamento delle acque in Veneto e per puri scopi propagandistici ed elettorali, sbandierano come un grande risultato il fatto di aver messo dei filtri ed aver azzerato il livello delle sostanze perfluoroarchiliche. Non cadiamo nelle trappole e nelle mistificazioni. Alcuni anni fa erano già stati messi dei filtri rivelatisi inefficaci, secondo informazioni fornite dalla stessa Commissione ecomafie.  Non crediamo ai colpi di bacchetta magica, dopo un colpevole silenzio che ha causato la morte di 1250 persone in trent'anni per patologie legate ai Pfas e tante altre che hanno valori altissimi nel sangue e che sono a rischio di potenziali malattie per il futuro, compresi i bambini". 

E concludono: "Inoltre rimane il problema della catena alimentare e delle analisi del sangue di tutti i cittadini delle zone inquinate,in quanto la sostanza si accumula nel tempo e non viene metabolizzata dagli organismi umani. La nostra lotta è su due fronti; contro la multinazionale Miteni e contro la Regione Veneto".

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