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Domenica, 14 Agosto 2022
Cronaca Trissino

La ricerca Usa: i Pfas fanno male (anche) ai reni, soprattutto dei bambini

Il j’accuse è rilanciato dagli ecologisti della Valchiampo: «Ora per procura e Regione niente più alibi. Agiscano subito. Ciclo alimentare a rischio»

Sono parole che sebbene misurate col metro della scienza pesano come macigni tanto che Fazio (in foto) se la prende con le Ulss venete a partire dalla 8, la Ulss berica, che non avrebbero avvertito a sufficienza la popolazione del rischio alla quale «mezza Regione è esposta». Appresso Fazio sempre sul suo blog distilla un giudizio al curaro sui dirigenti della stessa Ulss 8 riportando testualmente un intervento della dirigenza pubblicato sul GdV a pagina 27 pochi giorni fa, ovvero il 20 settembre. In quella pagina delle lettere al giornale i funzionari spiegavano che «... Il Servizio epidemiologico dell'Ulss 8 ha già affermato che gli effetti delle sostanze perfluoroalchiliche o Pfas sulla salute umana sono poco conosciuti, ma si è visto che possono determinare delle alterazioni di tipo metabolico, se associate a scorretti stili di vita, portare allo sviluppo di malattie croniche».

Fazio, ritenendo che lo studio Usa abbia di fatto sbertucciato l’azienda sanitaria locale rincara la dose e spara ad alzo zero: «Ci domandiamo se questi dottori della nostra Ulss abbiano mai letto qualcosa della letteratura internazionale dove gli effetti delle sostanze perfluoroalchiliche... sulla salute umana sono, contrariamente a quanto essi affermano, ampiamente descritti».

CICLO ALIMENTARE «A RISCHIO»

Le conlusioni pubblicate su Cjasn hanno rinfocolato inevitabilmente le polemiche sulla possibile contamianzione anche del ciclo alimentare. «Deve passare il concetto che le uova anche biologiche, prodotte da allevamenti della bassa Padovana, Veronese o del basso Vicentino, tanto per fare un esempio, non andrebbero acquistate. Va fatto un monitoraggio millimetrico di ogni pozzo, di ogni allevamento, di ogni contrada, di ogni fontanile, di ogni singola area rurale, di ogni distretto industriale alimentare, compreso quello dolciario veronese, quello del prosciutto e compresi molti altri distretti a partire da quelli vitivinicoli, degli ortaggi e della frutta. Deve essere dato ocnto dei livelli di Pfas nel singolo animale, le mediane sono una idiozia. E poi il sindaco di Arzignano Giorgio Gentilin, che pure lui è un medico, deve smettere di dire che l’acqua che viene data ai bambini nelle scuole è buona solo perché rispetta gli attuali limiti di legge. I limiti sono una scelta politica, sono un compromesso. I Pfas hanno messo a rischio l’intero comparto agro-alimentare del Veneto. Questo è il punto. E gli inquilini di palazzo Balbi continuano a giocarci.».

CARATTEREIZZAZIONE LIGHT? «ATTEGGIAMENTO COLLUSIVO»

Fazio però ne ha anche per quegli enti, a partire dalla Regione, che inizialmente avevano deciso di radiografare gli inquinanti presenti sotto la Miteni (l’industria trissinese al centro del caso Pfas) con perforazioni a maglia strettissima «di dieci metri per dieci metri, mentre ora non si capisce ancora perché quel vincolo pare si sia allentato. Noi vogliamo capire se le cose stiano così; da chi è partita la richiesta di allentare quel monitoraggio e quanto questa che appare come una scelta, che io definisco dettata da un atteggiamento collusivo, influirà sulla salute nostra, dei nostri figli e dei nostri nipoti». Si tratta di una querelle, la quale riguarda un ambito gergalmente noto come caratterizzazione e bonifica, da tempo scalda gli animi.

LE MAMME: L’EMERGENZA? «COSTATA QUASI UN MILIARDO»

Frattanto si muove anche il coordinamento delle Mamme no Pfas che alcuni giorni fa ha indirizzato due documenti alle istituzioni europee. Al centro della riflessione del coordinamento dei genitori c’è la specifica richiesta di una direttiva continentale che abbassi a livelli prossimi allo zero la presenza di Pfas consentita nelle acque destinate al consumo umano. Riflessione che è corroborata da alcune considerazioni sui presunti costi sociali patiti dalla collettività a causa dell’affaire Pfas. Costi che vengono stimati in quasi 900 milioni di euro, ovvero quasi un miliardo.

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