Allarme sulla Pedemontana: amianto lungo il cantiere

L’ha scoperto il consulente di una famiglia che è in causa col concessionario. Intanto la Regione Veneto fa sapere del caso dell’abuso edilizio addebitato al centro direzionale Spv di Bassano dovrà occuparsi il comune della città del ponte: e non il ministero

Foto di Marco Milioni

Ci sono altre nuvole nere all’orizzonte della Spv. La prima riguarda il caso del presunto abuso edilizio del centro direzionale della Pedemontana veneta. Del quale dovrà occuparsi il Comune di Bassano e non il ministero dell’ambiente come sosteneva la stessa amministrazione della città del ponte. La seconda rogna riguarda un ritrovamento di amianto in una cantiere di Altivole nel Trevigiano. Potrebbe trattarsi delle condutture del vecchio sistema di irrigazione gestito dal Consorzio bonifica Piave di Montebelluna. C’è preoccupazione per quel materiale che non dovrebbe essere lì e soprattutto fa sapere il consulente tecnico che lo ha ritrovato.

LA DIATRIBA SUL CENTRO DIREZIONALE

Da settimane ormai è in corso una vera diatriba sulla correttezza delle autorizzazioni che hanno portato la Sis, il concessionario per la realizzazione della Superstrada pedemontana veneta, meglio nota come Spv, ad iniziare i lavori per la realizzazione di un maxi centro direzionale a servizio della superstrada in costruzione. Da anni su quelle autorizzazione è in corso una polemica al calor bianco giacché molti comitati sostengono che l’opera sia abusiva. Alcune settimane fa la questione è stata rilanciata durante una puntata di Report. Durante la popolare trasmissione in onda su Rai Tre il sindaco di Bassano Riccardo Poletto aveva ammesso che l’opera fosse «parzialmente abusiva», poi però incalzata dai comitati, anche con una istanza scritta (più nel dettaglio una istanza redatta da una delle associazioni No Spv, ovvero il Covepa), l’amministrazione aveva effettuato una ritirata strategica. E ai diretti interessati «addirittura con una nota scritta - fa sapere il portavoce del Covepa Massimo Follesa - il comune aveva spiegato che poiché l’opera è di interesse nazionale solo il ministero avrebbe potuto eccepire».

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NUOVE IN VISTA

Si tratta di una posizione che le associazioni, non solo il Covepa, hanno sempre bollato come «ridicola» poiché la vigilanza su eventuali abusi edilizi «è sempre potestà del Comune». Alcune ore fa però sul tavolo del sindaco Poletto è arrivata una nota della Regione Veneto «nella quale una volta per tutte - attacca Follesa - sta scritto che spetta alla amministrazione bassanese l’onere intimare l’alt ai cantieri». A fronte invece «della inerzia del comune - aggiunge Follesa - siamo stati costretti a preparare un esposto che a breve inoltreremo alla magistratura».

LA SCOPERTA DI ALTIVOLE

Di tenore diverso invece «anche se decisamente inquietante» è la scoperta fatta oggi a Altivole nel cantiere della Spv che confina col fondo agricolo della famiglia Piccolotto. «Proprio qui stamani ho rinvenuto alcune cataste» di quelli che sembrano essere tubi in cemento-amianto (in foto) appartenenti al sistema irriguo consortile del luogo. «Abbiamo contattato l’Arpav di Treviso ma fino ad esso non abbiamo avuto riscontri degni di questo nome». Questo è il tenore dell’allarme lanciato da Marina Lecis, consulente tecnico della famiglia Piccolotto. La specialista stamani stava perlustrando l’area che è interessata da un contenzioso giudiziario davanti al Tribunale civile di Treviso. Proprio i Piccolotto con i loro consulenti e col loro legale (l’avvocato Giorgio Destro del foro di Padova) sostengono infatti che il vicino cantiere della Spv abbia pesantemente danneggiato l’impianto privato di irrigazione del lotto. Che in parte era stato espropriato. Ed in parte è coltivato a frutta.

Più nel dettaglio stamani, durante un sopralluogo nel cantiere Spv, per il quale la Lecis aveva ottenuto l’assenso del giudice al fine di verificare che la controparte non alterasse lo stato dei luoghi che sono sottoposti a sequestro in attesa dell’epilogo della vicenda, c’è stata una scoperta. «Una scoperta da far accapponare la pelle quando ho notato questi tubi avvolti in una pellicola sulla quale - precisa ancora la dottoressa - c’è scritto amianto».

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TIMORI E TUMORI

I timori espressi da Lecis sono sostanzialmente di due ordini. Uno, che materiale simile, contenete un inquinante altamente tossico come l’amianto si possa trovare ai margini della proprietà, mettendo a rischio non solo la salute «dei miei assistiti ma pure la salubrità delle loro colture». Due, che in quel comprensorio o in altri comprensori gestiti dal Consorzio bonifica Piave di Montebelluna «si trovino altri impianti di irrigazione, pubblici o privati che siano» realizzati in amianto-cemento e tutt’ora in esercizio.

«Oggi la normativa vieta tassativamente l’utilizzo di quel materiale cancerogeno e sarebbe una cosa di una gravità inaudita se scoprissimo che nelle campagne non solo del Trevigiano ma di tutto il Veneto, quei tubi sono ancora in uso e non sono stati sostituiti negli anni». Per questo, aggiunge la dottoressa Lecis, «segnaleremo il tutto nelle sedi competenti. Si tratta di una questione delicatissima rispetto alla quale ci aspettiamo una risposta immediata da parte degli enti cui spetta la vigilanza in casi del genere. Ma soprattutto - conclude Lecis - chiediamo di sapere se ci siano anche porzioni di acquedotto ad uso potabile ancora in esercizio e realizzati con amianto. Sarebbe ancora più grave. Vorremmo poi sapere se questo materiale, sia quello rinvenuto oggi, sia quello eventualmente rinvenuto in altri cantieri della Spv, sia stato smaltito a rigor di norma e soprattutto dove sia finito se altre situazioni come quella di Altivole già si sono verificate. E poi vorremmo capire se in fase di stesura del progetto Spv, il Consorzio abbia informato chi di dovere della presenza dell’amianto. Con questo materiale non si scherza. E poi perché non è stato rimosso immediatamente?».

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